Un popolo a cavallo
giovedì 27 luglio 2006.
Un documento, che lo storico Francesco Cesare Casula ha datato 1102, conferma quanto importante fosse per i giudici d’Arborea l’allevamento dei cavalli e come questo avesse raggiunto apprezzabili dimensioni, se è vero che
nella corte giudicale fra i più alti funzionari figuravano un maiore de caballos e un maiore de ebbas. Gli allevamenti erano probabilmente localizzati nelle curatorie di Usellus e delle Barbagie, zone di confine, militarmente ed economicamente strategiche.
Anche la Carta de Logu disciplinava con severe disposizioni ogni momento dell’allevamento e dell’utilizzazione del cavallo: i diritti di proprietà e di pascolo oppure i doveri del personale deputato all’allevamento.
In particolare era regolamentata la marchiatura, in difesa da un diffuso abigeato, che nemmeno le minacce di atroci pene corporali riuscirà a cancellare dalla tradizione rurale sarda. La stessa Carta inoltre vietava, con severe pene pecuniarie, l’esportazione di cavalli oltre ì confini del giudicato.
Evidente la preoccupazione di ordine militare all’origine della norma, in un periodo segnato dalla lunga guerra contro i catalano-aragonesi, dato che il cavallo era un mezzo irrinunciabile d’attacco e di difesa.
Gli stessi aragonesi, a conquista avvenuta, ben compresero che una potenza impegnata su diversi fronti di guerra mediterranei non poteva tralasciare di controllare la produzione equina. A tal fine Alfonso d’Aragona, con carta regale del 9 maggio 1442, impone una pesante tassa su ogni cavallo esportato.
AI periodo spagnolo risale l’istituzione della Tanca Regia, allevamento della casa reale nell’agro di Paulilatino, con lo scopo di sperimentare e diffondere sul territorio una razza qualificata. E’ datata 1 marzo 1401 la prima patente di amministratore della Tanca rilasciata a un tal Giuliano Scalas. Nei tre secoli di gestione spagnola, pur con alterne fortune; Tanca Regia rappresentò uno degli allevamenti più avanzati dell’intero continente europeo.