Aligans
venerdì 11 gennaio 2008 di exeo
Kublay: - Forse questo nostro dialogo si sta svolgendo tra due straccioni soppranominati Kublay Kan e Marco Polo, che stanno rovistando in uno scarico di spazzatura, ammucchiando rottami arruginiti, brandelli di stoffa, cartaccia, e ubriachi per pochi sorsi di cattivo vino vedono intorno a loro splendere tutti i tesori d’Oriente.
Polo: - Forse del mondo è rimasto un terreno vago ricoperto da immondezzai, e il giardino pensile della reggia del Gran Kan. Sono le nostre palpebre che li separano, ma non si sa quale è dentro e quale è fuori.
da Le città invisibili, di Italo Calvino.
Rassegna stampa dell’11/1/2008
FACCIAMO CHIAREZZA. Da iRS (vedi online)
iRS ribadisce che ieri i suoi dirigenti e attivisti, molti dei quali fermati e grottescamente denunciati per resistenza a pubblico ufficiale, hanno agito in modo determinato e nonviolento. Dal punto di vista della nostra coerente azione dunque ieri non ci sono stati “scontri”, come afferma molta stampa, ma deliberate “aggressioni” sotto forma di cariche da parte della Polizia italiana.
L’uso della forza contro attivisti che manifestavano in modo nonviolento senza provocare né minacciare alcuno è vergognoso, così come è vergognoso che la stampa non abbia mai citato l’azione nonviolenta di iRS lasciando intendere che tutti i soggetti politici e individuali presenti agissero allo stesso modo e di concerto. iRS ha agito secondo i suoi principi e a nome di tutti i sardi che si identificano in un indipendentismo moderno, non-nazionalista e nonviolento.
iRS afferma con assoluta nettezza che non ha assolutamente a che spartire col centrodestra italiano e i suoi rappresentanti in Sardegna la cui presenza e protesta è semplicemente e puramente ipocrita, se non ridicola e dannosa. Le persone che oggi protestano contro Soru governavano in Sardegna mentre Berlusconi governava in Italia e nulla fecero o dissero quando il governo italiano paventava di portare delle scorie nucleari in Sardegna.
Quel tentativo fu fermato da una massiccia protesta popolare nel silenzio di quei politici di centrodestra che oggi si ergono a paladini dell’unica cosa che possono difendere e incarnare: il trasformismo italiano, l’incoerenza come prassi, la strumentalizzazione di qualunque cosa al fine del loro personale desiderio di potere.
iRS fa notare ai sardi che le dichiarazioni di ieri del Presidente della Regione Autonoma della Sardegna Renato Soru (riportate fra gli altri da “il Manifesto”) proprio in quanto formalmente legittime e ineccepibili sono il segno che nella sostanza i Presidenti della Regione Autonoma governano in Sardegna in nome degli interessi dello Stato italiano.
I sardi devono prendere coscienza che il problema della Sardegna non è legato a singole personalità, non è questione della bontà o della buona fede di ci governa: il problema è strutturale, è il meccanismo dell’Autonomia ad essere perverso in quanto si basa sul principio che i politici sardi governano in Sardegna in nome dello Stato, dei suoi valori e dei suoi interessi, e non in nome della Sardegna, del popolo sardo, dei nostri diritti ed interessi.
Non a caso fra la Sardegna e lo Stato esiste una ben strana “solidarietà”: quella solidarietà per cui i sardi devono di volta in volta morire per l’Italia in trincea o in guerra, quella solidarietà per cui i sardi devono diventare pattumiera del Mediterraneo per coprire le incapacità della politica italiana, quella solidarietà per cui i sardi devono accogliere il 70% delle servitù militari italiane e delle sperimentazioni di armi diventando la culla di infiniti tumori, quella solidarietà per cui i sardi devono accettare che per sedici anni lo Stato italiano non solo si prenda i nostri soldi ma soprattutto trattenga quelli che per legge dovrebbe renderci per consentirci di gestire la nostra esistenza.
L’Autonomia, fondata sulla “sindrome della Brigata Sassari”, ovvero la gioiosa volontà dei sardi di immolarsi e suicidarsi per altri che di noi ben poco si curano, è insomma un meccanismo fatto per triturare qualunque sovranità dei sardi. Capiscano i sardi che o muore l’Autonomia o muore la possibilità dei sardi di difendere collettivamente i propri diritti e i propri interessi.
iRS fa notare ai sardi che quello che è successo ieri ci insegna due cose importanti. Una cosa negativa, ovvero che non c’erano abbastanza sardi a manifestare insieme ad iRS, a manifestare per i diritti della nazione sarda. Una cosa positiva: sarebbero bastate mille persone oltre ai 200 coraggiosi attivisti di iRS presenti, mille persone con coscienza nazionale e convinte della loro forza, della forza della nonviolenza, per vincere questa battaglia. Si può fare, si può vincere.
Franciscu Sedda
Esecutivo Nazionale di iRS
Da LA NUOVA SARDEGNA del 11.01.2008
Ambientalisti critici: "E i fumi d’acciaieria?"
Gli ambientalisti non sollevano barricate, ma seguono la strada di una critica ragionata e articolata. Per il Gruppo di Intervento Giuridico e per gli Amici della Terra, che si sono sempre opposti all’arrivo di rifiuti di qualsiasi tipo nell’isola, ricordano «l’assordante silenzio nei confronti di rifiuti ben più pericolosi che approdano sistematicamente in Sardegna, i cosiddetti fumi di acciaieria, vere e proprie scorie, che giungono in ben 300 mila tonnellate l’anno».
«Noi siamo sempre stati tra i più determinati sostenitori del referendum contro l’accoglimento dei rifiuti di provenienza extraregionale — dice il portavoce degli ecologisti, Stefano Deliperi — in giusta ottemperanza ai principi generali di autosufficienza nella gestione dei rifiuti, così come indicato dal decreto Ronchi». Un principio superato da una deroga proprio per i fumi di acciaieria ».
Infine Gruppo di Intervento Giuridico e Amici della Terra denunciano «la triste ipocrisia di chi non vuole vedere ingenti quantitativi di rifiuti ben peggiori che quotidianamente approdano nell’isola».
Legambiente esprime invece un «sì condizionato » all’arrivo e smaltimento di piccoli quantitativi di rifiuti della Campania in Sardegna, prendendo atto che finalmente è stato presentato un piano per la risoluzione dell’emergenza e porre rimedio a una vera e propria «tragedia nazionale, così come dichiarato dal presidente della Repubblica». Sono le parole del presidente regionale dell’Associazione, Vincenzo Tiana, il quale ricorda che la Sardegna negli ultimi anni ha superato un momento difficile nella gestione dei rifiuti e ora può vantare una percentuale di raccolta differenziata di oltre il 27%.
Tiana poi dice che la Regione dovrebbe vigilare maggiormente «senza pensare a scorciatoie come i termovalorizzatori».
Da L’UNIONE SARDA del 11.01.2008
Un incasso extra da 100 mila euro
È un’industria a rischio zero. E sarebbe un business straordinario se il Tecnocasic non fosse una società consortile (70% Casic, 30% soci privati) senza scopo di lucro.
Centosettanta dipendenti, altri 100 nell’indotto, 53 milioni di fatturato nel 2006, bilancio in pareggio, l’azienda gestisce il termovalorizzatore di Capoterra, costruito 13 anni fa al primo chilometro della dorsale consortile. Finisce lì tutto ciò che circa 400 mila residenti di 26 comuni dell’area cagliaritana buttano nella pattumiera, come materassi, pneumatici, rifiuti ospedalieri. E finiranno lì le 700 tonnellate di rifiuti indifferenziati arrivati da Napoli.
Poco più delle 580 tonnellate smaltite ogni giorno nell’impianto di smaltimento (270 arrivano da Cagliari città, un chilo e cento per abitante), un’inezia rispetto alle 200 mila tonnellate smaltite ogni anno.Finiranno lì, saranno separati, triturati, inertizzati, bruciati nei forni e trasformati in energia, compost per nutrire la terra, cemento per costruzioni, cenere e fango.
CENTOMILA EURO
Finiranno qui, lontani dalle laceranti polemiche, saranno lavorati come tutti gli altri rifiuti e produrranno un guadagno: 100 mila euro, più o meno. La legge stabilisce che nel caso si ospitino rifiuti extraregionali, il governo possa riconoscere all’azienda che li smaltisce il 30% in più della tariffa media. E siccome tutti (tranne Capoterra, che ospita l’industria) pagano 121 euro a tonnellata, i rifiuti napoletani, se il bonus sarà riconosciuto, costeranno 145,8 euro a tonnellata. Totale 102.060 euro.
COME FUNZIONA
Ogni camion “compattatore” che arriva pesa il suo contenuto. Poi scarica i rifiuti in una delle fosse. Quelli ingombranti, come materassi, materiale legnoso e tessili, finiscono nella prima fossa dove vengono triturati. Gli altri, i sacchetti con il cosiddetto tal quale e l’umido finiscono in un altro gigantesco pozzo dove vengono prelevati da una benna, che li scarica su un impianto che separa l’umido dal secco. L’umido, 150 tonnellate al giorno, viene trasferito nel nuovo impianto di compostaggio (un capannone da 7000 metri quadri costato 10 milioni di euro inaugurato un mese fa dall’altra parte della strada) per trasformarsi, appunto, in compost.
IL COMPOST
Ne vengono prodotti due tipi: uno di elevata qualità che proviene dal trattamento della frazione organica differenziata, diventa concimante per terreni agricoli o da bonificare (il denstinatario è prevalentemente l’Ente Foreste); un altro, quello che si ottiene dal tal quale, diventa biomassa utilizzata prevalentemente per il risanamento di vecchie cave dismesse o discariche in esercizio.
IL SECCO
La frazione secca viene trattata in tre forni a griglia a 1000 e 1200 gradi e trasformata in ceneri e scorie. Queste ultime - inertizzate in un apposito impianto - vengono trasportate in una discarica a Carbonia mentre le ceneri - anch’esse rese innocue - vanno a Serdiana. Domanda: c’è spazio, in discarica, per le scorie prodotte dalle 700 tonnellate dei rifiuti napoletani? «Produciamo e smaltiamo 40 mila tonnellate all’anno tra ceneri e scorie. Otto tonnellate in più non cambiano nulla», spiega Mario Murgia, direttore generale dell’azienda. Un business, garantiscono i vertici dell’industria, senza controindicazioni ambientali. Tra qualche mese le scorie saranno riutilizzate nella cementeria di Samatzai.
I RIFIUTI PERICOLOSI
I rifiuti ospedalieri, i copertoni, i materassi, vengono trattati nel quarto forno (rotante) che brucia a 1200-1300 gradi. Le scorie prodotte vengono inertizzate (in un impianto che, tra i pochi in Italia, ha ottenuto la Valutazione di impatto ambientale) con latte di calce, solfuri e solfati.
L’ENERGIA ELETTRICA
Dall’attività dei forni vengono prodotti 52.160.000 megawatt di energia. Una parte viene utilizzata per autoalimentare l’industria, il resto viene venduto all’Enel.
LA DEPURAZIONE
Nell’impianto di Macchiareddu vengono depurati l’acqua ed i reflui prodotti a Capoterra, Decimomannu, Villaspeciosa, Uta, Elmas e Assemini. Otto milioni di metri cubi d’acqua che in parte viene depurata e in parte venduta grezza alle industrie, in parte gettata in mare. di FABIO MANCA
da l’altraVoce dell 10/1/2008
E la nave viene: con la monnezza squilli di guerra ma possiamo sentirci orgogliosi di una Sardegna prima in solidarietà nazionale
di G. Melis
A qualcuno non è piaciuto per nulla che sui siti on line dei maggiori quotidiani e poi nei titoli di testa del Tg1 la Sardegna fosse arrivata e segnalata come prima. Prima (non unica, come aveva polemizzato un assessore lombardo) nel dare la propria disponibilità a smaltire una piccola parte dei rifiuti che sommergono Napoli e la Campania. Prima ma assieme a tutte le altre regioni, tranne quattro che hanno manifestato difficoltà tecniche, nel dichiararsi pronta a partecipare allo sforzo comune per mettere fine a un’emergenza che sta disonorando l’Italia nel mondo.
Le quantità di cui si parla non sono irrilevanti ma neanche significativa se rapportate alla produzione dell’isola e al milione 700 mila tonnellate di capienza complessiva delle discariche attive in Sardegna. Davanti alle emergenze, si decide, si fa e poi si discute e litiga. Specie se si tratta di condividere una solidarietà nazionale, contribuendo con meno della millesima parte della propria disponibilità, all’eliminazione della mondezza che da Napoli è tracimata nel mondo e sfigura l’Italia. Tutto a carico dello Stato, come è doveroso. Come sta avvenendo per i treni carichi di pattume che da Napoli arrivano fino a Lipsia, a 1500 chilometri di distanza, dove i rifiuti campani vengono accettati, trattati e in parte inceneriti. Senza tante chiacchiere, senza rifiuti sciovinistici, senza proteste. Quel che va bene ai tedeschi è inaccettabile, disonorevole per la Sardegna?
Non senza costernazione, si assiste da ieri alla mobilitazione del centrodestra incredibile e imbarazzante. In stato confusionale, al mattino i capigruppo si dicono favorevoli alla solidarietà con la Campania, a patto che vengano rimossi il presidente Bassolino, il sindaco Russo Iervolino, il ministro Pecorario Scano. Sacrosanto. Ma non può farlo nessuno, foss’anche Napolitano o Prodi: le leggi della democrazia non consentono di deporre presidenti o sindaci regolarmente eletti, tranne gravissimi casi. Poteva farlo Renato Soru, per avere l’assenso anche della destra a farsi carico di una quota minima, diciamo pure quasi simbolica rispetto alle quantità totali, dei rifiuti da smaltire?
Una posizione condivisibile ma che non può essere imposta. Soprattutto non posta come condizione pregiudiziale per una decisione impopolare che nessuno prende con piacere. Però è inclusa nei doveri per essere parte di uno stesso Stato, di un’unica nazione, di un solo popolo anche se frantumato come non mai.
La destra che si avvolge a ogni momento nella bandiera del patriottismo e dell’unità nazionale, rinnega se stessa quando rifiuta la solidarietà che purtroppo deve esprimersi anche partecipando alla guerra dell’immondezza: per far cessare uno sconcio che sta umiliando e disonorando gli italiani nel mondo. Non è solo un dovere di tutti: è anche nell’interesse di ciascuno che non dilaghi più in tutte le tv e giornali internazionali l’immagine dell’Italia-pattumiera.
Altri italiani, purtroppo anche sardi, ritengono di non dover concorrere a svuotarla, essere contro per strumentalizzazione politica e di schieramento. Penosa metafora di una caduta di ogni senso di appartenenza, di solidarietà. Esponenti di An e Forza Italia che invitano i sindaci sardi a bloccare il trasporto dai porti alle discariche, che minacciano atti di disubbidienza civile, che recapitano pateticamente con le telecamere al seguito (come questo penoso Artizzu che scimmiotta il peggior Pili degli effetti speciali) alcuni sacchi di immondezza alla Regione. Convinti di criminalizzare Soru davanti ai sardi.
Il presidente della Regione non è né eroico né da decorare per aver detto subito e per primo sì a un’operazione di portata limitatissima ma straordinariamente simbolica. Anche se molti sardi fossero in disaccordo, come è loro diritto, ieri l’immagine della Sardegna è stata portata in alto, additata al rispetto del Paese per una scelta non facile ma per questo doppiamente apprezzabile. In uno Stato a pezzi, in una nazione esposta alla disgregazione, un contributo di senso civico e nazionale ha una valenza infinitamente più grande e importante del carico di immondezza da smaltire. Senza retorica, si può perfino essere orgogliosi che la nostra isola mandi un segnale così importante di unità.
È stato fatto quel che si doveva. Per come è andata, migliorerà l’immagine dei sardi, in qualche modo avranno maturato altro credito verso il resto del Paese. E chi si mette contro, in posizione trash, prima o poi sarà forse chiamato a pagarne il prezzo. Perché è una vergogna questa guerra dell’immondezza condotta dalla destra in ordine sparso, contraddicendosi l’uno con l’altro, dicendo una cosa e poche ore dopo l’opposto, ponendo condizioni tanto irrealistiche quanto ridicole.
E poi, si è accennato ieri, ora è il momento di gridarlo. Questa destra sarda è la stessa che lasciò dire al ministro forzista della difesa, Martino, «zitti, voi sardi che prendete i soldi» per le servitù militari. È la stessa destra sarda che restò in silenzio, connivente, con la decisione presa dal Governo Berlusconi di realizzare in Sardegna il deposito unico delle scorie radioattive: con una decisione presa in segreto e avviata senza che mai nessuno possa convincerci che Pili, Cicu, Pisanu e Masala non fossero informati.
Come opinione di cittadino, personalissima, che vale esattamente quanto ogni altra contraria incluse quelle che ospitiamo e ospiteremo, ritengo che la scelta di Soru (o di qualunque altro presidente al suo posto) rappresenti in questo momento un atto di grande valore, di responsabilità nazionale che onora la Sardegna. È una valutazione che sarà mantenuta anche se l’opposizione di destra e sardista-indipendentista bloccherà il trasporto dei rifiuti e la maggioranza dei sardi, com’è nel suo diritto, sconfessasse Soru e si opponesse in massa. Ci sono passaggi in cui ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità secondo coscienza e sensibilità.
Ci sono tanti che considerano Napoli non più parte d’Italia, persa e irrecuperabile. Si può anche invocare “Forza Etna” come i leghisti facevano verso la Sicilia. E badiamo bene, noi sardi, a non dimenticare la diffidenza, il sospetto, il pregiudizio con cui siamo stati sempre trattati, ben noti a chi ha percorso in lungo e largo le dolenti rotte della nostra emigrazione nella penisola e all’estero. Per chi ha ancora senso dell’italianità, anche se a pezzi, Napoli rappresenta una parte fondamentale della nostra identità, culturale, politica, anche sentimentale. I suoi problemi terribili vanno condivisi, senza l’atteggiamento sprezzante di chi non si sente coinvolto solidarmente.
Al tempo del terremoto in Irpinia, centinaia di forestali sardi furono impegnati in servizio di assistenza, soccorso, polizia e perfino di ricostruzione (centinaia di strutture in legno per il bestiame: subito occupate dalle famiglie perché più confortevoli delle loro, dove trasferirono bovini e ovini) in quindici paesi “adottati” dalla Regione sarda e da L’Unione sarda. Il quotidiano, con un contributo decisivo del Banco di Sardegna e di migliaia di lettori, raccolse e distribuì direttamente due miliardi di lire: che 27 anni fa erano una bella somma.
Un atto di solidarietà piena verso povera gente, molto più povera di quella dei nostri paesi più disastrati, in un territorio dove la camorra dominava. Come accadde di verificare personalmente negli incontri con gli amministratori, molti dei quali parevano appena usciti da un film di gangster, nelle riunioni per la distribuzione dei fondi raccolti. L’impegno di allora fu infinitamente più imponente e generoso anche umanamente della raccolta e smaltimento di una quota di rifiuti inferiore a quanti se ne producono quotidianamente in Sardegna. Se poi si vuole contestare la decisione, per averla assunta senza una consultazione di massa, si dovrà spiegare cosa si sarebbe potuto fare di diverso. Riunire il Consiglio regionale in emergenza, aprire un dibattito di giorni, dare luogo alle solite risse e magari concludere senza una decisione condivisa? Allora tanto vale che uno si sia assunto la responsabilità e ne risponda.
Si poteva aspettare? Forse o forse no. Quando la casa brucia - diceva il vecchio Fanfani - «prima si spenge il foco coi pompieri, poi si dà la caccia agli incendiari». L’Italia è ridotta a una “poltiglia”, a una “società mucillagine” composta di tanti coriandoli che stanno l’uno accanto all’altro ma non insieme. Era la diagnosi impietosa che appena un mese fa Giuseppe De Rita, nel rapporto del Censis, documentava con note dolenti. Nessuno si assume più responsabilità, è svanito il già debole collante dell’interesse generale nella contrapposizione e nell’indifferenza ostile verso gli altri, in un egoismo cieco sempre più esasperato.
«Il vaffanculo scritto dappertutto, la violenza, la volgarità, lo sballo, questa dimensione sempre più disadorna della cultura collettiva, la scuola dileggiata dai ragazzi che filmano gli insegnanti con il cellulare o provocano incendi», sono la sintesi di una società che «ha perso le passioni, e che ha solo impulsi, dove tutte le componenti stanno insieme perché accostate, non perché siano integrate». Siamo parte, nel bene e nel male, di questa Italia, con l’obbligo di partecipare al suo riscatto o affondare tutti insieme. Magari nell’immondezza, che avanza anche da noi.
exeo
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