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Beethoven e Brahms in scena al Lirico di Cagliari

Domenico Nordio interprete del Concerto di Beethoven per violino e orchestra, poi la Quarta Sinfonia di Brahms con Pinchas Steinberg e l’Orchestra del Teatro Lirico

venerdì 21 marzo 2008 di Antonio Valentini

Assente da Cagliari da diversi anni e unico lavoro nel suo genere nella produzione del suo autore, il Concerto per violino e orchestra di Beethoven tornava il 7 marzo al pubblico del Teatro Lirico dopo diversi anni di assenza, nell’interpretazione di Domenico Nordio e dell’autorevole bacchetta di Pinchas Steinberg. Ex bambino prodigio, esponente di spicco del concertismo italiano e internazionale, Domenico Nordio offriva al pubblico cagliaritano una prova interpretativa di alto livello, ma non certo indimenticabile. La scelta di limitare fortemente l’utilizzo del vibrato accentuava le sottili insidie della scrittura solistica del Concerto: il violinista padovano non usciva dunque indenne dal confronto con la partitura, affrontata d’altra parte a viso aperto e con un suono estremamente vivido e intenso – quasi “acido” – volutamente scevro di quelle inclinazioni edonistiche che ritroviamo in tante storiche interpretazioni del capolavoro Beethoveniano. L’esecuzione di Nordio, pur con i limiti dei quali si è detto, si rivelava tuttavia brillante per intelligenza, capacità di analisi e compenetrazione della scrittura orchestrale: i sottili effetti d’eco nel terzo movimento, l’attento controllo delle dinamiche nel Larghetto, il felice feeling con la compagine del Lirico davano un prezioso valore aggiunto all’esecuzione del concerto Beethoveniano. Salutato da un’autentica ovazione dal pubblico Cagliaritano, il solista si congedava poi con un insolito e corposo bis (Moderato dalla Sonata op.115 di Prokofiev) eseguito con grande gusto timbrico e tenace controllo tecnico.

Archiviato il capolavoro Beethoveniano, la seconda parte del concerto vedeva Pinchas Steinberg e l’Orchestra del Lirico affrontare la monumentale Quarta Sinfonia in mi minore, ultimo lavoro del suo genere uscito dalla solenne e melanconica penna di Johannes Brahms. Un’opera nella quale, è stato detto, «la semplicità è esibita mentre la dottrina è nascosta»: pensiamo solo al tema di apertura del primo movimento, basato sui reciproci intervalli di terza e sesta tanto cari al contrappunto Bachiano, che il devoto Brahms coniuga in veste romantica plasmando un profilo melodico dalla dolcezza indimenticabile; o pensiamo al movimento conclusivo, illuminante esempio di come l’esperienza classica e romantica potesse trovare vertiginosa sintesi – siamo alla fine del 1800! – in una forma musicale di Ciaccona basata sul primordiale procedimento del basso ostinato. Pinchas Steinberg, dirigendo il capolavoro Brahmsiano con gesto sicuro e trascinante, senza l’ausilio della partitura, licenziava assieme all’Orchestra del Teatro Lirico un’esecuzione di altissimo livello e sontuosa resa sonora. Eccellente e impeccabile la prova dei fiati, particolarmente apprezzabili negli interventi di insieme nel secondo movimento, dipinto con intenso lirismo pastorale; smagliante e luminosa anche la prova degli archi, come non sempre è accaduto di sentire al Lirico in questa Stagione Concertistica. L’apprezzamento del pubblico, al termine della serata, salutava la prova di Steinberg con entusiasmo unanime e sonoro, riconoscendola a ragione come una delle più convincenti collaborazioni dell’Orchestra del Lirico negli ultimi anni.


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