Cabudanne de sos poetas
martedì 29 agosto 2006 di Michela Murgia
In certi posti il linguaggio della poesia va insegnato di nuovo.
Sono i posti dove i poeti vengono da fuori e regalano i loro versi a chi li ascolta incantato, avvertendo che quelle creature vengono da lontano, sono di un altro mondo, belli ed estranei come le nubi e le stelle.
Sono i posti dove la poesia è senza più fiato e leva solo timidi sussurri dai libri di poeti che non legge più nessuno.
Ma in terra sarda la poesia ha ancora cittadinanza piena per le strade, da qui non se ne è andata mai; sos poetas sono tra noi da sempre, spesso cantori nelle piazze, in gare di arguzia e prontezza che altrove non hanno similitudine. Non è mai stato necessario che fossero letterati secondo la logica moderna, che fossero "istudiàus": la poesia è il respiro delle cose stesse, quelle che toccano le mani di tutti. Uomini che non sapevano fare nemmeno la loro firma hanno regalato al popolo sardo versi di una bellezza indimenticata, detentori di un segreto più grande della scrittura: la memoria orale di generazioni di sardi, arricchita dal genio costante di chi, senza dimenticare, osava andare oltre. Il tempio della poesia erano le piazze, non i salotti colti. Le orecchie che la dovevano udire erano quelle di tutti, vecchi e ragazzi, fanciulle e uomini fatti. Sul filo delle rime de sos poetas e de sos cantadores sono passate le istanze politiche più lucide, gli amori più brucianti, i dolori e le gioie di un popolo che in quelle ottave riconosceva la sua stessa voce.
Ricordare e rinverdire questa millenaria tradizione è il grande merito della manifestazione Cabudanne de sos poetas - o Settembre dei poeti - che vive a Seneghe la sua seconda edizione nei giorni di settembre che vanno dall’ 1 al 3. Un crocevia di culture poetiche diverse, dove la tradizione sarda si incontra con la poesia moderna, con la musica e con le arti figurative nei posti classici del convivio paesano: le piazze, i bar e i ristoranti. In quei tre giorni chi avrà la fortuna di visitare il paese di Seneghe respirerà, berrà e mangerà poesia.
visita il sito della manifestazione.
Mudende ateru quelu, ateru istadu, animu ancor mudare mi crehìa, et passende su mare ampiu turbadu, passare s’aspra pena qui sentìa, et da su fogu meda separadu separare de me sa fiama mia; ma de atesu e de probe in ogni logu, vivo e abruxu in amorosu fogu.
Scegliendo un altro cielo, cambiando paese mi illudevo di cambiare anche l’animo mio e traversando il grande mare infuriato, attraversare anche l’aspro dolore che sentivo, e dal mio fuoco separato separare da me stesso la mia stessa fiamma; ma da lontano e da estraneo in ogni luogo, vivo e brucio in amoroso fuoco.
(versi di Antoni Lo Frasso, poeta algherese emigrato a Barcellona, vissuto dal 1540 al 1600)