di Antonio Valentini

Cagliari, il Teatro Lirico scalda i motori

Calorosa accoglienza al Comunale per la Prima e la Quarta Sinfonia di Beethoven

venerdì 20 ottobre 2006 di Antonio Valentini

Un breve Adagio di poche battute, quasi un ingresso in punta di piedi: questa l’Introduzione che Beethoven sceglie per la sua Prima Sinfonia – l’opera 21 in Do Maggiore, il nobile preludio a tutta l’intera, formidabile avventura sinfonica del compositore tedesco, la partenza di un tormentato percorso che si esaurisce solo sulle vertiginose vette della Nona.

Il Teatro Lirico di Cagliari scalda i motori, offrendo al pubblico – in occasione del 60° anniversario della fondazione dell’Ente Autonomo del Flumendosa, un concerto gratuito (ma con offerta libera destinata all’iniziativa UNICEF italiana “Adottiamo un progetto: Eritrea, Acqua e Igiene nelle Scuole”) che ha visto protagonista la sera del 19 ottobre l’Orchestra del Teatro Lirico guidata dal direttore Ceco Jakob Hrusa.

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In cartellone la Prima e la Quarta Sinfonia di Beethoven, un programma tratto dal grande repertorio classico che verrà portato in giro per la Sardegna fino al 4 novembre (sono previste altre cinque tappe fra Carbonia, Serdiana e Nuoro) nell’ambito dell’iniziativa “Un’Isola di Musica”. Un vero e proprio assaggio, seppur di grande consistenza, dell’imponente programmazione prevista nell’ambito della Stagione Concertistica 2006/2007, al via il 27 ottobre prossimo.

Già noto in ambito internazionale per diverse importanti collaborazioni, Hrusa si dimostra un direttore di grande esperienza e solido mestiere, guidando la compagine orchestrale cagliaritana in un’interpretazione Beethoveniana sobria ma efficace. La resa in sala risulta particolarmente efficace nelle dinamiche più sonore, grazie ad una incisività ritmica che – in particolare nella Prima Sinfonia – Hrusa tiene costantemente viva affidandosi ad un gesto concreto e sicuro. Una direzione solida e consistente, dunque, con la quale l’Orchestra è apparsa trovarsi a proprio agio: nascevano così i distesi fraseggi degli archi, e i preziosi giochi dei fiati realizzati con grande precisione e non comune perizia tecnica (grazie anche alla presenza, sul palco, di prime parti di indubbio valore). E si potevano dimenticare in fretta, a questo modo, le pur imbarazzanti incomprensioni fra direttore e Orchestra – manifestatesi in particolare nei movimenti estremi delle due Sinfonie – che indicavano nelle dinamiche più delicate (dal mezzopiano in giù) il terreno nel quale la formazione orchestrale del Lirico pareva incontrare le maggiori difficoltà.

Tutta in segno positivo, comunque, la risposta del pubblico presente in sala, che ha accolto calorosamente il programma Beethoveniano applaudendo con convinzione il direttore e gli orchestrali; pure, occorre notare, peccando per eccesso di zelo negli applausi comparsi regolarmente al termine di ogni singolo movimento delle due Sinfonie – forse complice, ahimè, una poco assidua frequentazione delle sale da concerto.