Chopin e Berlioz, successo al Lirico di Cagliari

Sandro De Palma interprete al pianoforte del Secondo Concerto di Chopin, Anthony Bramall trionfatore con la Symphonie Fantastique di Berlioz.

venerdì 30 novembre 2007 di Antonio Valentini

Il giovane Chopin componeva ventenne il Secondo Concerto andando all’arrembaggio della società musicale Viennese (salvo poi affermare di non essere fatto per dare concerti: «il pubblico mi intimidisce, il suo respiro mi soffoca, il suo sguardo curioso mi fa sentire come paralizzato»…); il suo conterraneo Arthur Rubinstein, d’altronde, ne fissava da ultraottantenne storiche interpretazioni su disco. Sandro De Palma, nella sua piena maturità artistica, affronta il Secondo Concerto di Chopin con un pianismo concreto e attento, offrendo al pubblico Cagliaritano un’interpretazione ben curata ancorché non trascinante. Un approccio solistico che avremmo gradito maggiormente propositivo, e che invece è apparso un poco ingessato, forse intimidito dal carattere inopportunamente marziale del sostegno orchestrale.

 

Non potendo vantare un curriculum di ampio respiro internazionale, Sandro De Palma difende tuttavia con caparbietà la propria scuola pianistica, quella scuola Napoletana che ha avuto in Vincenzo Vitale il suo oracolo indimenticato: caparbietà e solidità, poco genio e nessuna sregolatezza. De Palma affronta la brillante scrittura pianistica del primo e del terzo tempo del Concerto con molto mestiere e poca spregiudicatezza: l’esecuzione non è impeccabile, ma l’esperienza aiuta il solista a capire quando è il caso di ritirarsi nelle pieghe sonore dell’orchestra. Anche il fremente movimento centrale, «una delle più irresistibili dichiarazioni d’amore senza parole mai messe in musica», «autentica pagina di erotismo musicale», nasce dalle dita di De Palma senza quella spontaneità che la scrittura Chopiniana sembra esigere. La risposta del pubblico è tuttavia generosa, costringendo De Palma a regalare due raffinati fuori programma: ancora Chopin, uno Studio e un Preludio – Anthony Bramall seduto fra i leggii dell’orchestra ad ascoltare – che gli valgono l’onore di cinque chiamate sul proscenio.

 

La seconda parte della serata vede Anthony Bramall alla guida dell’Orchestra del Teatro Lirico, trionfatore in una trascinante esecuzione della Symphonie Fantastique di Hector Berlioz, immenso lavoro sinfonico unanimemente giudicato «il più importante lavoro sinfonico apparso dopo la Nona Sinfonia di Beethoven». Qui l’abile lavoro di Bramall mette l’Orchestra del Lirico nelle condizioni di sfornare un’esecuzione brillante, nitida e passionale. L’intelligente concertazione lascia ampio spazio alla sensibilità delle prime parti, regalandoci nel movimento centrale autentici squarci di intenso lirismo, e illuminando il Sabba finale con gli intensi sprazzi virtuosistici dei legni, infernali contrappunti nell’orgia sonora tessuta sull’ossessivo tema del Dies Irae Gregoriano. Entusiasta, il pubblico regala al direttore poco meno che un trionfo: fra intense acclamazioni, e tante richieste di bis andate purtroppo disattese.