Contributi alle associazioni in cambio del copyright
mercoledì 18 giugno 2008 di exeo
Ci risiamo. Per l’ennesima volta in questa legislatura si assiste a un eccesso del potere regionale.
La Giunta ha varato i criteri di assegnazione dei contributi alle associazioni culturali previsti dalla legge 14 del 2006. Al di là del pessimo costume di complicare le leggi con le delibere di Giunta, ciò che più colpisce sono gli obblighi, non previsti dalla legge, di cui vengono gravati gli intellettuali sardi.
Da quest’anno, se un’associazione riceverà un contributo dalla Regione, il copyright del libro pubblicato grazie a quel contributo sarà della Regione. Inoltre la casa editrice, o chi per lei, si dovrà far carico di distribuire gratuitamente 500 copie da inviare alle biblioteche e alle istituzioni segnalate dall’Assessorato.
La logica è semplice: se la Regione finanzia la cultura, diviene proprietaria della cultura. In questi anni ho assistito divertito al reclutamento retribuito di intellettuali e accademici, che oggi tacciono.
Diciamo che non mi ha scandalizzato, perché se per un lustro si pagano scrittori, giuristi, architetti e registi, piuttosto che i soliti ingegneri, in fin dei conti, che male c’è? Il problema è semmai posto dalla fame che continuano a fare quelli che non vogliono essere pagati per fare propaganda.
Trovo questi digiunanti più apprezzabili degli intellettuali pancia-piena in servizio permanente effettivo per il potere, non foss’altro perché in certo loro settarismo retribuito, più imperialmente feroce della ferocia vendicativa dell’imperatore, rivedo il fascismo che fece fare la fame a mio nonno perché non si era iscritto per tempo al Fascio.
Quando però ora rilevo, espressamente scritta in una delibera della Giunta regionale, la volontà della politica di divenire padrona dei prodotti culturali in ragione dei fnanziamenti che la Regione eroga, non riesco più a sorridere e compatire.
La Regione dimostra di non capire nulla della delicatezza con cui il potere deve occuparsi di cultura. Ma quando mai si può pretendere in ragione di un contributo di voler possedere il copyright di un libro? Si sa che il copyright su un’opera tutela la peculiarità di quell’opera?
Forse che quando si è sponsorizzato il film di Salvatore Mereu si è pretesa la stessa cosa?
Ma si ha un’idea di che cosa sia il copyright per un autore? Non è fonte di reddito, è una tutela del suo lavoro.
Forse che quando si prestano i soldi ad un artigiano o a un’impresa si pretende la proprietà dei suoi manufatti? Domani se un libro dovesse aver successo e lo si volesse tradurre in qualche parte del mondo, sarà la Regione a permetterlo o negarlo?
In tutto il mondo la cultura è sostenuta dallo Stato e dai privati, ma solo in certi Stati in cambio del sostegno economico si pretende l’acquisizione della proprietà. Nel nostro caso, la delibera esplicita ciò che già si era compreso col reclutamento degli intellettuali a parcella: il pluralismo culturale dà fastidio.
Non si capisce che la cultura può essere fnanziata e se ne può regolare la più ampia diffusione e il più libero accesso, ma il potere pubblico non deve mai cercare di appropriarsene. Invece, da oggi in poi, chi vuole soldi dalla Regione deve fare ciò che chiede la Regione, perché la Regione è come il padrone della fabbrica: mette i soldi e pretende che si faccia quello che dice lei.
Ha però fatto male i suoi calcoli, perché ragionevolmente avrà il copyright dei libri peggiori, ma non avrà mai quello dei libri degli uomini liberi.
Andrea Maninchedda
Consigliere regionale Psd’az
Fonte: la Nuova del 13 /6/2008
exeo
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