Dall’isola sarda ai monti svizzeri
martedì 24 giugno 2008 di exeo
Le etnie italiana e ticinese, oltre che una comune matrice latina, condividono anche lunghi tratti di percorsi storici.
I contatti tra i due popoli mediante l’emigrazione, originati dai problemi del lavoro e dell’occupazione,sono i tratti di percorso storico condiviso che più hanno pervaso di rispettive peculiarità i due ambiti etnici.
Uno tra più importanti di essi penso che sia stato, nel secolo XIX, quello verificatosi durante i lavori della Gotthardbahn e, in tempi più recenti, quello vissuto fianco a fianco nelle officine della Monteforno, quando un consistente gruppo di operai sardi, bene omogenei nella propria matrice regionale, operavano nelle grandi acciaierie della Leventina.
Questa presenza ha portato a una stretta relazione tra i Sardi e la gente del Ticino, i suoi modelli di vita sociale, i suoi valori, i suoi usi e costumi, tutti elementi che hanno arricchito innegabilmente questi operai i quali, a loro volta, hanno condiviso con la popolazione ospitante le proprie specificità etniche.
L’esito è stato un arricchimento vicendevole tra due popoli di estrazione tanto diversa. Così, gli operai sardi,a un certo punto della loro attività lavorativa, si sono accorti di agire con due anime,quella nativa sarda,irrinunciabile e quella acquisita elvetica,apprezzatissima. Il consistente gruppo di emigrati provenienti dalla Sardegna e attivi alla Monteforno nel secondo dopoguerra, può raccontare una bella esperienza sociale e lavorativa di questo genere, alla fine della quale si è sentito arricchito professionalmente, culturalmente,socialmente. “Bachis Frau”è uno di essi.
Dal romanzo – per chi avrà la pazienza di seguirlo – risulterà la trama di un giovane di estrazione contadina, cresciuto in un piccolo mondo isolato,formatosi ai valori concreti della terra, che con testardaggine e buona volontà si inserisce nel mondo alieno in cui è piovuto, le acciaierie della Monteforno, e che tuttavia riesce a conservare la propria identità sarda.
Alla fine della propria attività lavorativa, tesaurizza, con la collaborazione del figlio “svizzero” André, l’esperienza, la professionalità, la mentalità acquisita, e si fa promotore di un progetto turistico a vantaggio del paese d’origine. “Bachis Frau emigrato”è quindi anche un progetto per il tempo futuro,una pagina scritta domani.
È un canto all’identità, al lavoro, all’emigrazione. È l’esperienza positiva di cento, mille emigrati, che vivendo le stesse difficoltà e le stesse esperienze nell’emigrazione, non semplicemente le subiscono, ma riescono a piegarle ad aprire sentieri di cultura e di progresso sociale.
V.S.
exeo
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