Domani alba di fede: La processione sale sul Monte Ortobene

Fonte: la Nuova

venerdì 28 luglio 2006 di exeo

Dopo la fase «profana», costituita dalla tradizionale sfilata dei costumi e dal Festival regionale del folclore, si conclude domani, con la celebrazione del rito religioso, la 106ª edizione della Sagra del Redentore. Con la stessa emozione, all’alba di domani, alle 6, quando il cielo incomincia ad aprirsi dolcemente alla prima lattiginosa luce del giorno, rompendo l’ultimo velo della notte, che sparisce dal picco più alto del Monte Ortobene come neve al sole. È allora che il pellegrinaggio dei contriti e oranti fedeli lascia la chiesa di Santa Maria della Neve, per dirigersi, a piedi, come si conviene ai pentiti, verso la cima della montagna barbaricina.

Il tragitto, che una volta si snodava lungo una tortuosa e sconessa carrareccia, è caratterizzato da una decina di stazioni di preghiera contraddistinte da altrettante croci di ferro, appena sbozzato, infilate sulla roccia, di fronte alle quali si sosta per recitare insieme una preghiera. Della lunga colonna di pellegrini fanno parte uomini e donne, giovani e anziani, sublimati dall’adorazione del Cristo Salvatore.

Bisbiglio che nella solitudine della montagna fa diventare più sereni e vibranti, soprattutto allorchè si giunge ai piedi della gigantesca statua di bronzo plasmata dallo scultore napoletano Vincenzo Jerace, che domina maestosa l’aspro declivio fino infondo al pianoro sul quale si distende la città, allungandosi da est a ovest.

Qui i penitenti si concedono al Redentore, chiedendo il perdono o la grazia per una persona cara dalla salute malferma; per un parente in difficoltà; per un amico che ha grossi problemi. Contrizione che si scioglie con la partecipazione alla messa delle ore 8, che è quella riservata ai pellegrini, od a quella pontificale, officiata nel parco comunale dal vescovo Pietro Meloni, assistito dal Capitolo della Cattedrale Santa Maria della Neve.

Alla celebrazione, insieme alle autorità civili e militari cittadine, presente per l’occasione anche il presidente della Regione Sarda, presenziano, come è consuetudine, molti fedeli provenienti dai paesi del circondario o da altre zone dell’Isola, insieme ai nuoresi, indossanti i costumi tradizionali. I canti sacri in limba conferiscono alla processione un’austerà solennità.

La folla raggiunge l’ammutolimento nel momento più alto della partecipazione al rito religioso, che è quello della processione. Allorchè dietro al ligneo simulacro del Redentore, portato in spalla da quattro giovani in costume, e preceduto dai fedeli, sfila l’alto prelato insieme ai suoi assistenti, e, immediatamente appresso, il popolo in preghiera.

Il successivo cerimoniale prevede l’incontro conviviale del sindaco e della giunta comunale con le autorità, nelle sale dell’hotel dei Fratelli Sacchi, ma che in passato si teneva nella Casa-Museo di Prededdu Chirone.

Un complesso dal fascino davvero straordinario, in primo luogo perchè in parte scavato nella roccia granitica, e poi perchè depositario, al suo interno, di una interessantissima collezione di utensili della cultura materiale agro-pastorale: una intera batteria di pentole e pentolini di rame; spiedi di tutte le misure; forcelle per la ricotta e il formaggio, cestini, taglieri di varie misure, concavi sugheri per il deposito della carne arrosto. Splendida la camera da letto al piano terra, costituita da luciccanti ottoni finemente lavorati, cassapanche e sedie intarsiate.

Sarebbe oltremodo utile, a questo proposito, supportare l’azione dell’amministrazione comunale per un’acquisizione della “Casa” al patrimonio pubblico.

Nel «Museo dell’etnos», in passato, sono stati ricevuti alcuni presidenti della Repubblica, ministri, sottosegretari, cantanti, attori di prestigio, celebri uomini di cultura, politici, giornalisti e campioni del mondo sportivo.

La serata di martedì 29 si concluderà, alle ore 21, in piazza Vittorio Emanuele, con la “Festa della tradizione”. Qui alcuni componenti dei gruppi folk nuoresi si confonderanno con gli altri cittadini, uomini e donne, giovani e anziani, dando libero sfogo ai canti a tenore, ai suoni delle armoniche a bocca e degli organetti, che invitano alla danza. Il tutto in grande libertà, svincolandosi dai canoni dei modelli coreografici tradizionali.

D’altra parte, studiosi ed esperti etnografi di fama internazionale hanno sempre dedicato una grande attenzione alle espressioni più genuine della cultura popolare, classificando Nuoro e il suo festival come l’Università del folclore. Giusto perché la festa è riuscita a conservare intatti nel tempo gli originali aspetti della vita e dei costumi di una gran parte delle genti barbaricine. (a.b.)