Nel pomeriggio di sabato 8 dicembre il Circolo culturale sardo “S’Emigradu”di Vigevano, presieduto da Gavino Dobbo, ha organizzato per i suoi aderenti una conferenza sulla figura di Giuseppe Garibaldi, eroe dei due mondi e sardo di adozione, in quanto notoriamente il generale acquistò dei terreni nell’isola Caprera, dove visse nell’ultima fase della sua vita.
Relatori sono stati Paolo Pulina, responsabile Comunicazione della Federazione delle Associazioni sarde in Italia (FASI) e Aldo Accardo, docente di Storia contemporanea presso l’Università di Cagliari.
Si tratta di un’iniziativa che rientra in un ciclo di manifestazioni culturali promosse dalla FASI per commemorare Garibaldi nel bicentenario della nascita presso le quasi settanta associazioni di sardi emigrati presenti nella penisola. Nel 2007 sono stati ricordati questi altri personaggi: l’intellettuale e politico Antonio Gramsci, a 70 anni dalla morte (1937); lo scrittore Giuseppe Dessì, a 30 anni dalla scomparsa ( 1977); lo scultore nuorese Francesco Ciusa a 100 anni dall’assegnazione alla sua opera “La madre dell’ucciso” del primo premio della Biennale di Venezia.
Pulina (che professionalmente è responsabile della unità operativa “Sistemi bibliotecari e museali” dell’ Assessorato alla Cultura della Provincia di Pavia ) ha evidenziato l’operazione della Provincia che ha portato alla realizzazione di una mappa cartografica (una cartina e una sintetica ma puntuale narrazione illustrativa), che presenta i fatti storici e i personaggi legati a Garibaldi in provincia di Pavia, durante l’epopea risorgimentale.
Pulina ha anche accennato alle difficoltà che si incontrano in questo momento, anche nei circoli degli emigrati sardi (si veda il caso del circolo di Monza, Concorezzo e Vimercate) nel voler parlare di questo periodo risorgimentale, a seguito dei pronunciamenti contro Garibaldi, in quanto artefice dell’unità d’Italia ( che sarebbe la causa di tutti i nostri mali attuali), espressi da parte della Lega Nord. Pulina ha parlato di Garibaldi come “sardo di elezione” e di adozione, in quanto Garibaldi scelse l’isola di Caprera a sua dimora, una volta portata a termine la fase principale dell’unificazione. Garibaldi andò a vivere nell’isola e vi comperò degli appezzamenti, grazie ai soldi che gli italiani e gli inglesi raccolsero per lui. Da questo momento – ha commentato Pulina – i meriti che gli sono riconosciuti e la stima di cui gode danno inizio a quelle che sono le “visite” a Garibaldi e alla sua abitazione, in primo luogo dei suoi uomini e di altri estimatori. Le visite, dopo la sua morte, avranno come meta la sosta pensosa presso la sua tomba.
Accardo si è soffermato sugli attacchi portati oggi a Garibaldi dalla Lega Nord. Si è chiesto che razza di giudizio storico può essere quello di definire Garibaldi “un cretino” e ha spiegato che la nascita dell’Italia si pone all’interno di un progetto che ha delle motivazioni. L’idea di Italia unita nasce dalla considerazione di un preciso peso specifico che un Paese deve avere e senza il quale finirebbe in balia delle potenze vicine e di maggiore dimensione. Accardo ha portato ad esempio gli ex paesi jugoslavi, che finivano per essere influenzati dalla vicina Germania o altro.
Durante il Risorgimento matura, infatti, il progetto di unificare la penisola per questa idea evidenziata da Cavour, oltre che dalla considerazione dell’unità linguistica e culturale del territorio. Il nuovo stato avrebbe avuto bisogno di una dimensione tale da giustificarne l’esistenza e da avere le risorse adeguate, mentre non era possibile, ovviamente, pensare di estendersi oltre le Alpi. Inoltre, riflettendo sul piano ideologico e politico, il Risorgimento viene portato avanti anche da componenti (Cattaneo) che hanno ben chiaro l’idea di federalismo. Aggiungiamo che Garibaldi, una vota portate a termine le campagne vittoriose, viene regolarmente messo da parte dalla politica, che conduce spesso in maniera discutibile, ponendo le basi di alcune criticità ancora attuali, la “cucitura” del paese, rispondendo spesso in maniera inadeguata alle esigenze delle popolazioni unificate.
L’intervento di Accardo non ha voluto entrare nello specifico dei fatti, ma ha voluto sottolineare soprattutto alcuni elementi autenticamente ideali della vicenda di Garibaldi.
In questo quadro si inserisce la considerazione dell’antistoricità attuale rispetto alla politica. Il generale, l’eroe dei due mondi, sempre pronto a correre in aiuto dei popoli oppressi, che in tanti anni di imprese non ha mai pensato di mettersi da parte un soldo, tanto che non ha non ha da parte il denaro per comprarsi le terre di Caprera, è oggi un personaggio scomodo. Il principale personaggio del Risorgimento italiano, e non solo, è un esempio di attaccamento agli ideali e di disinteresse personale che non può che dare fastidio alla politica contemporanea.
E’ un personaggio scomodo per la politica di oggi, priva di ideali e fatta solamente di interessi personali. Oggi imperano leggi fatte ad personam, movimenti politici personalistici, progetti fatti di alchimie elettorali, dibattiti sul proprio peso specifico. Sono tutti momenti che non hanno contenuti e non possono che trovare imbarazzo nel confronto con una figura di queste dimensioni morali.
E’ meglio rimuovere un personaggio di questo tipo. Il disinteresse personale stride con la politica attuale e dà fastidio. Argomenta Accardo: oggi società e politica sono stanche, mancano ideali e passione. Garibaldi è stato un eroe puro, per più popoli, e rappresenta ancora oggi tutti gli ideali di libertà e eroismo che ha incarnato, e chi lo attacca vuole “normalizzare” e livellare verso il basso l’idealità politica e gli orizzonti culturali della gente. In questo senso chi si scaglia contro Garibaldi vuole aggredire l’idea di autonomia e libertà dei popoli.
C’è bisogno di modelli positivi e l’esempio di Garibaldi, di questo tipo, potrebbe dare fastidio, riproponendo ancora una volta, nel destino del Generale, il rifiuto del mondo politico ufficiale, che ancora una volta lo vuole mettere da parte.
Accardo chiude sottolineando l’indissolubile legame di Garibaldi con la terra natale, testimoniato da questo fatto: negli ultimissimi anni di vita, l’eroe, ormai anziano e impedito nei movimenti,volle che nella casa il letto fosse collocato in maniera che il suo sguardo potesse essere orientato, attraverso la finestra della camera, in direzione della “sua” Nizza e della “sua” Italia
Paolo Pulina
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