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Giganti di Monti Prama, chiarezza

domenica 12 agosto 2007 di exeo

sa istoriaLo sdegno suscitato, sopratutto in Sardegna, circa la questione dei giganti ha avuto bisogno di trent’anni di gestazione per maturare compiutamente, dopodichè sembra non incidere più di tanto... Nell’isola, per ora, sicuramente non frega niente a nessuno, se non i pochi informati e gli interessati, poichè l’antidoto alle notizie di questo genere è insito nell’ordine "naturale" di ogni "buona" politica coloniale: disoccupazione, precarietà, emigrazione... questioni molto più importanti di cui ogni sardo deve quotidianamente preoccuparsi.

Tuttavia la questione continua a mantenere un certo interesse nel web italiano, alimentata sopratutto dai rimandi di i.R.S, dunque da una parte della politica sarda, di cui non faccio nemmeno parte.
Il punto è: Se i.R.S non avesse riproposto la questione dei Giganti di M. Prama chi ne avrebbe mai parlato diffusamente? Molto probabilmente nessuno... perchè è una notizia scomoda, da trattare e possibilmente nascondere in maniera soft, come è avvenuto o da far gestire, in sordina, agli archeologi i quali, notoriamente, non fanno "notizia", e sopratutto non fanno politica, ( tranne quella istituzionalmente legata alle loro carriere professionali), e non fanno notizia sopratutto se li si priva opportunamente delle risorse necessarie, come accade in molti altri campi della cultura e della ricerca.

E’ risaputo che la storia, da sempre rivista e corretta a seconda delle convenienze, va a braccetto con la politica e l’economia, e che l’informazione, oggi più che mai aggressiva, banale e ipercontrollata, rappresenti una sorta di "braccio operativo" a completa e indiscussa disposizione del comitato d’affari che "guida" la società, ritenuta una sorta di "asilo infantile" privo di strumenti cognitivi e pertanto privato di quelli decisionali.

Esistono però aree franche, statisticamente e politicamente irrilevanti, quindi tollerate, (anche se aumenta la preoccupazione della politica ufficiale nei confronti dei blog e di ogni forma di giornalismo diffuso) in cui fatti, avvenimenti e notizie sfuggono alla rete censoria globale e tra queste alcune, apparentemente di scarsa rilevanza "politica", possono essere riprese, divulgate e commentate, originando talvolta confronti e dibattiti molto interessanti.

La notizia del ritrovamento dei giganti era stata pubblicata, e commentata... anche su questo sito in un articolo caratterizzato da una serie di amare considerazioni, che permangono, circa lo stato della cultura e della storia della Sardegna nel contesto storico-politico e economico dell’italia.

Tuttavia, circa il ruolo dell’archeologia sarda in generale, (che comunque non sembra immune dal "riflesso colonialista" che affligge molti aspetti della società e della cultura sarda) alcuni spunti polemici di quell’articolo (ma non tutti...) alla luce di nuove informazioni sembrano essere (forse) fuori luogo, benchè permangano sullo sfondo tutte le perplessità legate alla vicenda e al ruolo giocato dalle istituzioni culturali del’isola.

Occorrebbe quindi fare maggiore chiarezza, sopratutto circa il lavoro di divulgazione e di diffusione degli studi effettuati sui Giganti di Monti Prama dall’ archeologia sarda o da alcuni dei suoi migliori esponenti.

Poichè, per ora, la maggior fonte di informazioni di questo sito proviene dal Web, ciò che segue è un brevisssimo estratto di alcuni interventi, gli ultimi in ordine cronologico, apparsi in un blog dedicato all’archeologia italiana e, in questo specifico caso, alla vicenda dei giganti, e di cui sono venuto a conoscenza controllando le statistiche di accesso a questo sito. I link rimandano agli articoli presenti in "emigratisardi" circa i Giganti di M. Prama, consultabili qui e qui.
La discussione in atto, a tratti interessante, può essere direttamente consultata, previa iscrizione, nel forum di "Antikitera", un portale dedicato interamente all’archeologia-

Primo intervento
Caro Ithokor, non intendevo contestare l’idea politica dell’identità sarda e della necessità di difenderla e di farla crescere, sono sardista come te, e da tanti anni mi batto per questo (fui uno degli animatori del comitato per la proposta di legge popolare sul bilinguismo, presieduto da Francesco Masala (con Lilliu, Eliseo Spiga, Gianfranco Pintore, Ottavio Olita ecc., io ero il più giovane, parlo di 30 anni fa; ma ne possiamo riparlare O.T.).

Ma quello che è diverso è scrivere la storia sulla base delle proprie convinzioni politiche o ideologiche, adattandola. In Sardegna abbiamo avuto già un caso simile, Le False Carte d’Arborea, che coinvolse fior di intellettuali e che in parte ancora ci appestano; la ricerca storica sarda ha impiegato un secolo a riprendere credibilità internazionale a causa di quegli eventi.

L’aggressione oscurantista nei confronti dell’archeologia sarda, foriera di grandi ritorni pubblicitari, non fa un buon servizio alla storia e all’identità sarda e non è giusta nei confronti di quegli archeologi che hanno deciso di rimanere a lavorare qui (noi sardi) o di quelli che hanno deciso tanti anni fa di venire qui e rimanere qui a lavorare, nonostante altrove siano possibili carriere e potere immensamente più grandi.

Poi ci sono i capaci e gli incapaci, gli onesti e i disonesti, come in tutte le professioni, ma è una professione che costa fatica, anche dura, e non molte soddisfazioni, ancor meno economiche. E’ più facile prendere scorciatoie e scrivere libri che solleticano.

secondo intervento [...] Come promesso ti fornisco una piccola parte degli elementi di conoscenza che ti avevo promesso per dimostrare che nessuno ha occultato niente.

Partiamo dal primo testo, quello di G. Lilliu, "Dal betilo aniconico alla statuaria nuragica", Sassari, Gallizzi 1977.
Pubblica il rendiconto degli scavi sino ad allora eseguiti, le schede di tutti i pezzi rinvenuti e l’analisi. Si tratta di almeno 7 statue diverse individuate attraverso 5 torsi e 2 teste non pertinenti ai torsi, a questi si aggiungono frammenti di braccia e gambe, alcuni dei quali sono pertinenti alle 7 statue mentre per altri non si sa. La documentazione comprende 19 tavole fotografiche, per complessive 66 fotografie, di cui 36 sono relative ai frammenti di statue.
Il testo venne pubblicato come articolo all’interno della rivista "Studi Sardi" (una rivista che con un sapiente meccanismo di scambi è presente in molte biblioteche del mondo), rivista della "Scuola di Specializzazione in Studi Sardi dell’Università di Cagliari" (come vedi si studia la Sardegna all’Università), venne immediatamente edito sotto forma di libro e diffuso nelle librerie a poche migliaia di lire, quindi pienamente disponibile a chiunque volesse vedere le statue e saperne di più. Il libro è ancora visionabile nelle biblioteche . Le statue vennero presentate in molte conferenze nell’isola. Una di queste venne anche trasformata in un testo divulgativo e pubblicata, in sardo, dalla rivista "Sardigna antiga" nel 1983, sempre da Lilliu, con il titolo "Is gherreris nuràgicus de Monti Prama", con 5 foto di statue.

Nel 1979 e nell’1981 Tronchetti dà notizia dei suoi scavi in una prestigiosa rivista nazionale, "Studi Etruschi", portando a conoscenza dei ritrovamenti delle statue anche il mondo scientifico internazionale.

Nel 1980 esce l’articolo di Lilliu, "L’oltretomba e gli dei" all’interno del volume "Nur, La misteriosa civiltà dei Sardi", un volume voluto dalla Cariplo di Milano. Qui è edita la foto della testa più nota, quella con il copricapo con le corna.

Nel 1981 esce il bel volume sull’archeologia sarda dal titolo "Ichnussa, La Sardegna dalle origini all’età classica", pubblicato da Scheiwiller di Milano, in una prestigiosa collana editoriale. Il libro è consultabile nelle librerie, ma se ne può trovare ancora qualche copia in vendita.
Uno degli articoli è di Lilliu e si intitola "Bronzetti e statuaria nella civiltà nuragica". Si tratta di un ampio studio che finalmente permette un inquadramento di ampio respiro della produzione di bronzetti e statue, a cui vengono aggiunti i modellini di nuraghe e alcune sculture in pietra di teste di animale. Compaiono le prime immagini a colori delle statue, dei frammenti editi nel 1977. Anche qui si mette in pieno rilievo l’originalità della produzione nel panorama del Mediterraneo occidentale e si ribadisce la datazione all’VIII sec. a.C.

Nel 1982 esce il volume, fondamentale, di Lilliu dal titolo "La Civiltà nuragica" che ha in copertina la testa di una delle statue e nel testo l’analisi e lo studio delle statue (il volume è scaricabile gratuitamente dal sito della Regione).

Nel 1985 si svolge a Milano una mostra dal titolo "La Civiltà nuragica, nuraghi a Milano", finalizzata appunto a far conoscere la nostra civiltà fuori dall’isola e nel catalogo edito c’è uno studio a firma di P. Bernardini e C. Tronchetti di inquadramento dell’arte nuragica. Tra le varie cose si segnala l’edizione delle foto delle statue e, soprattutto, di una ricostruzione grafica di due esse, il pugilatore e l’arciere, partendo da frammenti esistenti, con descrizione filologica delle parti esistenti e di quelle mancanti e ci si può rendere conto di come erano in origine (Come vedi è stata fatta).

Viene riconosciuta e pubblicata per la prima volta la testa di statua nuragica rinvenuta a Narbolia prima di quelle di M. Pramma, ma non riconosciuta prima per il grave stato di deterioramento. Ci sono anche le foto delle statue e la prima ricostruzione grafica.

Nel 1990 esce il volume "La Civiltà nuragica" che non è altro che la riedizione del catalogo della mostra di Milano.

Nel 1986 esce un libro, il secondo della serie, dedicato all’archeologia sarda, a opera dell’Università del Michigan, curato da Miriam Balmuth che iniziava allora a operare con degli scavi in Sardegna. Nel volume intitolato "Studies in Sardinian Archaeology, Sardinia in the Mediterranean", che portò la conoscenza della nostra archeologia in tutto il mondo, c’è un articolo di Tronchetti con il rendiconto dei suoi scavi a Monti Pramma, anche lì con immagini e planimetrie e uno studio di Brunilde Sismondo Ridgway che analizza la posizione delle statue nell’arte mediterranea.

Potrei continuare a lungo, citare gli interventi di Bernardini che propende per una datazione più bassa o quelli di Santoni decisamente rialzista (Bronzo finale), mi limito a richiamare un volume di Lilliu del 1997, dal significativo titolo "La grande statuaria nella Sardegna nuragica", edito dall’Accademia dei Lincei, ancora acquistabile per una decina di euro, dove puoi trovare tutta la bibliografia precedente e le recenti riletture di Tronchetti in italiano (Le tombe e gli eroi, considerazioni sulla statuaria di Monte Prama, edito in "Il Mediterraneo di Herakles", Roma, Carocci, 2005, € 23,00) e in inglese (Entangle Objects and Hybrid Practices: Colonial Contacts and Elite Connections at Monte Prama, Sardinia, nel Journal of Mediterranean Arcaeology 18.2, 2005, assieme a Peter van Dommelen).

Nel 2006, poi, si è tenuto a Sant’Antioco un congresso sul rapporto tra Nuragici e Fenici, seguitissimo da un pubblico di non addetti ai lavori (senza che nessun giornale ne desse alcun resoconto) e di cui speriamo che a breve escano gli atti (i fondi sono pochi). In quella occasione ci fu un confronto tra me e Tronchetti sulle statue e la loro cronologia; entrambi abbiamo presentato le nostre idee, diverse.

Credo di aver portato un po’ di dati a favore di una datazione di almeno VIII sec. a.C., come pensa Lilliu; dati non legati all’analisi artistica ma a ragionamenti archeologici e all’analisi dello scarabeo rinvenuto in una delle tombe. Ti ho fatto un breve rendiconto di alcune pubblicazioni, quelle più popolari, uscite dal momento della scoperta; ho evitato altri articoli molto specialistici contenuti in riviste scientifiche; ho aggiunto alcuni testi in inglese per mostrare come siano state divulgate anche fuori Sardegna, per inserirle nel dibattito internazionale.

Non ho potuto elencare le conferenze divulgative tenute da Lilliu, Tronchetti e altri (tra cui modestamente aggiungo me stesso) sul problema, sempre seguitissime.
Allora cosa è stato nascosto? Chi ha voluto oscurare la storia sarda? Certo non gli archeologi. Per questo rispondo a muso duro alla campagna ideologica e demagogica (perché ignorante) di IRS. Perché invece di fare una campagna priva di reali sbocchi politici, salvo gratuita pubblicità, non hanno dedicato uno spazio della libera università a questo tema? Temo che la realtà della società nuragica interessi poco, interessa di più l’uso politico e i guadagni politici che questa può dare. Scusa lo sfogo.

Per tutti, scusate la lunghezza, ma penso sia necessario fornire alcuni dati per maggiore chiarezza.
segue firma

Altro utente
Può essere (anzi, per alcuni, a mio parere lo è).
Trovo, però, che si sia estremizzando proprio per fraintendimenti ideologi (siccome lo dice lui, io, ci dò contro...)
Ma pensa a tutti gli altri (tra i quali mi pongo anch’io) che non hanno di questi interessi e vogliono solo conoscere, sapere, confrontare la civiltà dei nuraghi (e non solo, anche quelle precedenti) cercando di bypassare quella che normalmente viene definita "storia scritta dai vincitori" (e ben sappiamo cosa voglia dire) alla ricerca di una "verità" che, un pò, si avvicini alla realtà (anche se si parla di millenni fa).

Altro utente ancora
Conosco bene quanto sia difficile fare l’archeologo oggi, ti comprendo!
Vedi, un movimento come l’iRS che organizza una LUM, cosa mai fatta prima in Sardegna, invitando numerosi storici, antropologi, filosofi e archeologi, lasciandogli la cattedra per esprimere i propri pensieri liberamente e ricevendo numerosi applausi, forse anche quando non si era pienamente concordi con quanto affermato, ma tutto improntato al massimo rispetto, e poi i dibattiti successivi con scambi di opinioni, domande e chiarimenti, io personalmente ne ho tratto un grande arricchimento culturale!

Ammetto però che un dibattito su Monti Prama sarebbe stato molto opportuno, magari con la tua presenza, sono convinto che numerosi dubbi si sarebbero sciolti. Purtroppo a metà delle lezioni, qualcuno ha pensato bene di interrompere questo esperimento “pericoloso” della LUM di Sassari, entrando nei locali e rubando scientificamente tutte le apparecchiature necessarie per lo svolgersi delle lezioni! Ma non è mai tardi e ritengo che in futuro si possa organizzare qualcosa.

Insomma credo che l’iRS non meriti di passare per un movimento nazionalista che cerca di piegare ideologicamente la propria storia. E stanne certo che non è questo il suo intendimento.
Grazie per i riferiemnti biblio!


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