Gramsci protagonista a Cornaredo e a Mede Lomellina

giovedì 6 dicembre 2007 di Paolo Pulina

Gramsci protagonista a Cornaredo (Milano ) e a Mede Lomellina (Pavia) con lo scrittore sardo Antoni Arca

Per commemorare il grande intellettuale e politico sardo Antonio Gramsci a 70 anni dalla morte, l’associazione culturale sarda “Amedeo Nazzari” e Amici della Sardegna di Bareggio e Cornaredo (vicino a Milano), in collaborazione con la FASI (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia) e la Regione Autonoma della Sardegna-Assessorati del Lavoro e della Pubblica Istruzione, con il patrocinio del Comune di Cornaredo, ha organizzato una serata teatrale (che si è tenuta il 28 novembre 2007: Gianluca Medas ha sviluppato una narrazione sul “giovane Gramsci” con l’accompagnamento musicale di Francesco Saiu e Federico Saiu), una mostra fotografica (aperta nei giorni dal 28 novembre al 2 dicembre) e un convegno-dibattito. Quest’ultima iniziativa si è svolta nel pomeriggio di domenica 2 dicembre, presso la biblioteca “Palazzo della Filanda” di Cornaredo.

Dopo l’introduzione di Franco Saddi, presidente dell’associazione sarda, e dopo i saluti del sindaco di Cornaredo, Pompilio Crivellone, del sindaco di Bareggio, Ernesto Restelli, di Salvatore Sini (del Gruppo di Azione Locale Sulcis Iglesiente), di Antonello Argiolas, coordinatore della Circoscrizione dei circoli sardi della Lombardia, sono seguiti due brevi interventi. Salvatore Mattana, consigliere regionale della Sardegna, ha portato il saluto del Consiglio regionale sardo e del Comune di Sarroch, di cui è stato sindaco, gemellato con Cornaredo. Per Mattana la lezione gramsciana impone al dirigente politico di avere sempre come bussola della sua azione l’interesse collettivo. L’insistenza di Gramsci sull’importanza della sovrastruttura ci deve far valorizzare il tratto distintivo dell’identità ma questa non deve essere intesa né come chiusura né come separazione ma come un aprirsi verso il mondo.

Il poeta Gianfranco Brusasca ha affermato che Gramsci è stato un uomo impegnato in una “ricerca sofferta, travagliata, della verità nella giustizia, all’interno di una libertà che immaginava essere vivibile, intesa come possibilità, per tutti, di poter partire dallo stesso nastro di partenza”.
Personalmente ho introdotto i due temi del convegno: 1) i legami, mai rinnegati, di Gramsci con la Sardegna e con i luoghi della sua nascita e tribolata crescita e quindi l’opportunità di far comprendere che cosa la sua figura, ormai nota a livello mondiale, significhi per la sua isola di origine; 2) l’analisi di un aspetto particolarmente suggestivo del suo pensiero sociologico, quello riferito al rapporto tra intellettuali e popolo.

Sul primo argomento è intervenuto Antoni Arca (insegnante e scrittore algherese, autore di libri per ragazzi e per bambini), che si è occupato di Gramsci in tre recenti volumi.

Il primo si intitola “Sardegna, infanzia e letteratura oltre le sbarre. Antonio Gramsci animatore alla lettura attraverso le ‘Lettere dal carcere’” (Cagliari, Condaghes, 2004). In questa raccolta di interventi, dedicata all’opera pedagogica di Gramsci, Arca ha esplorato a fondo le lettere scritte da Gramsci dal carcere fascista per verificare le “possibilità applicative” di esse in chiave infantile, “sia nel senso di una interpretazione dell’ opera gramsciana per poterla proporre ai ragazzi, sia in quello di Gramsci in quanto animatore alla lettura, sia pure a distanza”. Delle lettere dal carcere di Gramsci ai figli Arca si è occupato anche in un secondo volume: “Le lettere dell’Albero del riccio” (Condaghes 2007).

Nel 1948, con il titolo “L’albero del riccio” venne pubblicata una breve selezione di queste lettere rivolta ai bambini. Le sessanta lettere, però, non vennero riprodotte secondo l’ordine cronologico e nemmeno integralmente: si voleva – dice Arca – che i giovani lettori italiani avessero un’idea eroicamente monolitica dell’uomo Antonio Gramsci. Arca ha ripristinato la cronologia delle lettere ed eliminato i tagli, ed ha così voluto contribuire a fare di Gramsci, che resta sicuramente un eroe del Novecento, un uomo “in carne ed ossa”, soggetto anche lui a momenti di smarrimento e di debolezza.

Nel terzo volume “I racconti di Nino. Antonio Gramsci raccontato ai più piccoli” (Condaghes 2007) Arca ha rielaborato le fiabe che nelle sue commoventi lettere dal carcere Gramsci raccontò ai suoi due figli piccoli (Delio e Giuliano: quest’ultimo conosciuto dal padre solo in fotografia) residenti a Mosca.

Luciano M. Fasano (docente di Scienza Politica presso l’Università degli Studi di Milano e presidente del Consiglio comunale di Cinisello Balsamo) ha trattato il secondo argomento: la riflessione di Gramsci sugli intellettuali e sulla funzione intellettuale nella società. La società, per Gramsci, è anzitutto costituita dalla sua cultura. Cultura che è anche senso comune dell’essere sociale, secondo una concezione che ravvisa in tutti gli uomini una naturale vocazione all’esercizio critico delle proprie facoltà intellettuali. “Non vi è attività umana da cui si possa escludere un intervento intellettuale”, dice Gramsci nei “Quaderni dal carcere”. A partire da questa riflessione, Fasano ha indagato il modo in cui Gramsci interpreta il rapporto fra intellettualità e popolo, ricomprendendone il significato nei termini di un insegnamento ancora oggi di grande attualità; rispetto alla teoria politica, così come alla funzione sociale ed etica del lavoro intellettuale; rispetto al ruolo delle classi dirigenti, così come in rapporto all’individuo contemporaneo, che attraverso lo sforzo di comprensione critica della realtà sociale dimostra quotidianamente di essere cittadino del suo tempo.

A Cornaredo il convegno su Antonio Gramsci si è svolto nell’ambito della “Festa per l’undicesimo anniversario della Giornata della solidarietà”: i soci del circolo sardo di Bareggio e Cornaredo sono particolarmente attivi nel campo del volontariato e delle donazioni a favore sia di organismi locali, nazionali e internazionali che offrono servizi assistenziali materiali e/o morali sia di singole persone che hanno bisogno di concreto aiuto economico. Alla fine della manifestazione, come da tradizione, i partecipanti (tra essi l’ex sindaco di Cornaredo Claudio Croci) hanno potuto gustare i prodotti tipici della Sardegna.

Nella mattinata di lunedì 3 dicembre Antoni Arca, accompagnato da chi scrive e da Gavino Dobbo (presidente del circolo sardo “S’Emigradu” di Vigevano che ha voluto patrocinare l’evento educativo), ha incontrato, presso la biblioteca comunale “Giuseppe Masinari” di Mede Lomellina, le classi quarte della locale scuola primaria “Suor Maria Diletta Manera”.

Nell’ambito di questa iniziativa di promozione della lettura (voluta dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giorgio Guardamagna e dalla biblioteca civica diretta da Claudia Pisani), Arca ha letto alcune fiabe dal suo volume “I racconti di Nino” e, da esperto insegnante elementare e animatore alla lettura, è riuscito a creare un dialogo con i suoi piccoli interlocutori spiegando in maniera adeguata alla loro età i drammi personali e familiari vissuti da Antonio Gramsci (fu rinchiuso in carcere per motivi politici per 11 anni: dal 1926 fino alla morte, avvenuta il 27 aprile 1937), la cui unica colpa fu quella di contrastare fieramente, in Parlamento, il regime fascista instaurato da Benito Mussolini. Gramsci non ha lasciato il segno solo come martire della libertà ma anche come scrittore classico, capace anche di parlare “per sempre” (quindi ben oltre il tempo della sua breve vita: morì a 46 anni) alla mente e al cuore dei ragazzi.

Paolo Pulina
responsabile Comunicazione della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia (FASI)