di Antonio Valentini

I Concerti Brandeburghesi al Lirico di Cagliari

Trevor Pinnok dirige lo European Brandenburg Ensemble in una brillante interpretazione dei sei capolavori Bachiani

domenica 4 febbraio 2007 di Antonio Valentini

Al Lirico di Cagliari la prima data della Tournée internazionale di Trevor Pinnok e dei solisti dello European Brandenburg Ensemble. In cartellone i sei Concerti Brandeburghesi BWV 1046-1051, in un raffinato e brillante approccio interpretativo filologico.

Protagonisti come pochi altri lavori di una riscoperta storica relativamente recente, e al centro di un’ininterrotta renaissance interpretativa che dura ormai da più di settant’anni (era il 1932 quando Alfred Cortot ne dirigeva – al pianoforte! – la prima esecuzione integrale), i Concerti Brandeburghesi godono oggi di una diffusione particolarmente vasta tanto nei cataloghi discografici quanto nelle sale da concerto. Si tratta solo, in particolare per le scelte discografiche, di orientare le proprie preferenze nel mare magnum delle offerte disponibili; e l’inventario è lungo: dalle esecuzioni con organici orchestrali di proporzioni e stile esecutivo mutuati dal repertorio classico (quando non addirittura romantico) piuttosto che barocco, ai primi timidi tentativi di interpretazione filologica, ai più moderni approcci capaci di integrare l’analisi filologica della partitura con lo studio della prassi esecutiva sugli strumenti d’epoca – spesso appositamente ricostruiti per l’occasione.

Alla categoria delle esecuzioni “filologicamente-orientate” appartengono anche i Brandeburghesi sbarcati a Cagliari il 25 gennaio, in un’edizione integrale ed “extra-lusso” affidata alle amorevoli cure di Trevor Pinnok e dei solisti dello European Brandenburg Ensemble. E se il ritorno a Cagliari di Pinnok potrebbe già bastare – da solo – a rendere straordinaria l’importanza dell’appuntamento, è proprio la presenza del complesso cameristico a risultare di una certa eccezionalità: appositamente fondato per celebrare – manco a dirlo – il 60° compleanno di Trevor Pinnok, l’ensemble internazionale è formato dalle prime parti delle più importanti orchestre barocche europee, riunite in un’unica formazione strumentale di altissimo livello. Il progetto musicale dell’Ensemble, dichiarato sin dalla inequivocabile denominazione, si rivolge alla riscoperta dell’opera Bachiana a partire dall’intero ciclo dei Concerti Brandeburghesi, cui è stato dedicato un recente periodo di studio durante il quale – sotto l’attenta ed esperta guida di Trevor Pinnok – sono stati riesaminati con rigore filologico e intensa riflessione le teorie e gli stili interpretativi nelle varie epoche. Una serie di concerti ha coronato nel dicembre 2006 gli sforzi di ricerca, sostenuti dalla città e dall’Università di Sheffield; dall’appuntamento di Cagliari parte ora la nuova tournée internazionale dell’Ensemble, che porterà l’integrale dei Brandeburghesi nelle più importanti città europee e dell’Estremo Oriente.

Straordinario strumentista oltre che direttore, Trevor Pinnok guida lo European Brandenburg Ensemble dalla tastiera del clavicembalo, occupandosi personalmente della realizzazione del basso continuo nonché dell’esecuzione della mirabile parte solistica prevista dal Quinto Concerto. Per il resto, i solisti si alternano per i vari Concerti, mutando camaleonticamente la fisionomia della formazione presente di volta in volta sul palco; mai affollato, in ogni caso, l’organico previsto dalle varie esecuzioni: si suona “a parti reali”, cioè con un singolo esecutore per ogni parte prevista in partitura, secondo le prescrizioni filologiche massicciamente diffusesi dagli anni ’70 in poi.

Nessuna particolare sorpresa sulla scelta dei tempi di esecuzione; grande curiosità, di contro, per le sonorità degli strumenti barocchi così poco familiari al pubblico delle moderne sale da concerto: l’esecuzione dei sei Brandeburghesi, nell’interpretazione di Trevor Pinnok e dello European Brandenburg Ensemble, brilla al Lirico di Cagliari per intensità, gusto e passione esecutiva; riesce a conciliare lo sguardo analitico, funzionale allo studio filologico della partitura, con la musicalità e la perizia tecnica tanto necessarie per restituire al pubblico la straordinaria ricchezza della scrittura strumentale riversata da Bach nelle sei partiture: e un ascolto discografico, in questi casi, non rende che la minima parte dell’emozione captabile in un’esecuzione dal vivo. Certo, molti non apprezzeranno la resa esecutiva di alcuni strumenti d’epoca – gli ottoni in particolare, e in generale tutti gli strumenti a fiato – il cui utilizzo fuori dalle sale d’incisione comporta sempre rischi esecutivi piuttosto alti; ma ormai l’algida perfezione tecnica delle incisioni discografiche è a disposizione di tutti, in tutti i formati e per tutti i gusti (buoni o cattivi che siano): perché non gustarsi dunque, nelle poche occasioni d’eccellenza rimaste a disposizione dei frequentatori delle sale da concerto, un’esecuzione con qualche brivido e qualche pasticcio dei corni in più? In fondo, non era forse così che Bach ascoltava i suoi lavori?