I sardi nel Mondo | Pianeta-emigrazioni, 700 mila sardi nel mondo

di Francesca Madrigali - Fonte: l’AltraVoce

lunedì 28 aprile 2008 di exeo

Pianeta-emigrazioni, 700 mila sardi nel mondo tra necessità e scelta: cambia la diaspora un terzo di chi parte ha diploma o laurea in valigia

Il paradosso di una terra che è contemporaneamente luogo di emigrazione e di immigrazione, che si spopola nel suo interno e però sempre di più viene scelta per una nuova vita da popoli lontani e diversi, è solo apparente: le migrazioni sono cicliche, liquide, dovrebbero insegnarci l’accoglienza e non la diffidenza, la stessa che sperimentavano gli emigrati sardi di cinquant’anni fa a Milano o Torino.

Con uno sguardo particolare sulla realtà dell’emigrazione di ieri e di oggi e sugli sviluppi dell’accoglienza si sta svolgendo a Cagliari (Auditorium del Conservatorio) la Conferenza Internazionale dell’emigrazione (da venerdi a domenica ), organizzata dall’assessorato del Lavoro della Regione Sardegna con il supporto della Federazione Associazioni di tutela degli emigrati sardi: l’ultima si tenne nel 1989.

Dopo quasi vent’anni tante cose sono cambiate: la valigia non è più di cartone e spesso contiene una laurea, talvolta la rabbia di dover lasciare la terra madre, altre volte il desiderio di conoscere il resto del mondo. Sulla frequenza di uno o dell’altro sentimento le sensazioni non convergono, segnale anche questo di una molteplicità di emigrazioni: i sardi della prima generazione, gli oriundi di seconda o terza, i giovani che nonostante la disoccupazione a una cifra non trovano lavoro in Sardegna e devono andarsene, abbozzando o frastimando, quelli che lentamente si avvicinano ai circoli e i sardi che si portano anche dopo cinquant’anni i colori del Monte Ortobene nel cuore, pur vivendo (bene) in Danimarca.

Dopo i saluti istituzionali di Graziano Milia, Renato Soru (accolto da applausi, solite richieste di fotografie insieme, ma anche qualche mugugno da tassa sulle seconde case) e dell’assessore all’Urbanistica Campus in rappresentanza del Comune di Cagliari, l’assessora Romina Congera ha delineato il quadro generale dell’emigrazione sarda in una relazione introduttiva che si è focalizzata soprattutto sui numeri e sulla necessità di coinvolgere appieno le comunità sarde residenti nel resto d’Italia e all’estero in una vita associazionistica che, come sarà poi chiarito dalla rappresentante Serafina Mascia, non è solo nostalgia di casa ma realtà vitale di cultura e di “rete”. Quello sradicamento che a partire dagli anni Cinquanta ha assunto, in qualche caso, le proporzioni di un esodo: fra il 1958 e il 2002, infatti, circa 700 mila persone hanno lasciato la Sardegna, corrispondenti a circa il 40 per cento della popolazione sarda censita nel 2001.

Un altro aspetto dell’emigrazione è la sua evoluzione nel tempo: se negli anni 1982-1986 la percentuale di emigrati diplomati o laureati era del 19 per cento, fra il 1997 e il 2002 è quasi raddoppiata, arrivando al 35 per cento, e i rientri sono nettamente inferiori alle partenze. L’emigrato dell’ultimo decennio è dunque più scolarizzato e qualificato e lascia l’isola sì per necessità ma anche per quella che Maria Giacobbe definirà, in chiusura, il “desiderio di conoscere il mondo”, nel caso specifico quello che l’ha portata fino in Danimarca. La Congera ha lanciato un appello perché ci si interroghi sul perché su 700 mila emigrati soltanto 24 mila partecipino alle attività dei circoli, segno evidente di una necessità sempre maggiore di coinvolgimento giovanile.

Anche Elio Carozza, presidente del CGIE (Consiglio generale degli italiani all’estero, organo di consulenza del governo sui grandi temi di interesse per gli italiani all’estero). Ha affermato che “Oggi che i problemi dell’integrazione si fanno meno intensi e meno drammatici si fa più concreto il rischio che i giovani di seconda e terza generazione interrompano il legame con la terra di origine”, preannunciando l’impegno della Cgie a convocare entro il 2008 la Prima Conferenza dei giovani italiani all’estero.

Gli interventi, coordinati da Paolo Fois, hanno visto anche la partecipazione dell’eurodeputata Giovanna Corda, eletta in Belgio, che ha aperto il suo intervento con i saluti in limba, in italiano e in francese. La Corda, presidente a 18 anni del circolo di giovani emigrati della sua cittadina di 20 mila abitanti e 42 nazionalità presenti, è l’unica sarda presente al Parlamento europeo e ha preannunciato la visita in Sardegna, il prossimo giugno, della commissione agricoltura e sviluppo rurale della quale fa parte.

La solidarietà verso chi ci chiede accoglienza, evocata anche dalla deputata, è stata richiamata anche da Serafina Mascia, in rappresentanza del mondo dell’associazionismo, visto che le esperienze passate dovrebbero insegnare : “Forse qualcuno pensa che l’emigrazione fosse più facile all’interno di una stessa nazione, ma i quartieri Corea di Milano e San Salvario di Torino degli anni Sessanta noi ce li ricordiamo bene, e ci fa male vedere che le difficoltà si ripetono uguali per gli immigrati di oggi”.

L’associazionismo nasce da una esigenza di consolazione e assistenza, ma anche di difesa dei diritti il cui rispetto andava spesso richiesto. Non solo nostalgia, ma anche volontà di far conoscere la nostra cultura all’esterno, attraverso i circoli, soprattutto negli ultimi decenni in cui il concetto stesso di identità è andato mutando.

La Mascia ha richiamato l’attenzione anche sul problema dei trasporti “che deve essere affrontato in sede europea e le cui soluzioni devono essere estese anche ai sardi non residenti nell’Isola”, e ha concluso ricordando che “anche noi siamo lingua e cultura sarda, non relegateci a un discorso di residenza”.

Enrico Calamai, console italiano in Argentina negli anni ’70, ha ricordato il periodo della dittatura, un “riemergere della barbarie nazista”, e le migliaia di desaparecidos opera del regime, tra cui quelle dei sardi originari di Tresnuraghes, Martino Mastinu e Mario Bonarino Marras. La classe politica italiana decise di chiudere gli occhi e l’ambasciata, ma oggi”, ha detto, “rivolgo un invito affinché non si lasci cadere la cosa e si cerchi di scoprire chi furono i responsabili”.

Gioele Melchiori, delegato del ministero degli Esteri, dopo aver rimarcato come l’Italia abbia conosciuto tutte le fasi dell’emigrazione, ha osservato che è cambiato il profilo dell’emigrato italiano all’estero, “sempre meno cameriere e sempre più ricercatore ad Harvard”. Infine, Melchiori ha confermato l’alta partecipazione al voto degli italiani all’estero in occasione delle ultime consultazioni elettorali, circa il 41, 49%. Un dato in linea con quello delle precedenti elezioni del 2006 che conferma la vitalità della partecipazione delle comunità italiane all’estero alla vita dell’Italia.

Il profilo dell’indagine statistica è stato illustrato, per quanto riguarda il Rapporto Migrantes della Caritas, da Raffaele Callia, che ha spiegato l’importanza della tempestività e del coinvolgimento della gente in questo tipo di indagine: i risultati sono importanti anche perché vengono resi accessibili a tutti.

Luciano Segafreddo, direttore del Messaggero di Sant’Antonio, periodico tra i più letti dai sardi nella Penisola, ha ribadito il valore dell’associazionismo, “irradiazione umana, sociale, anche religiosa e morale”.

Il pomeriggio di lavori è stato chiuso dall’intervento di Maria Giacobbe: la scrittice, emigrata in Danimarca 50 anni per il desiderio di conoscere il mondo, ha certo faticato, perché “l’emigrazione è un peso anche fisico”, ma mai pentendosi. Per la ciclicità delle migrazioni, e per quel sentimento di sardità che le fa vedere i suoi monti soltanto chiudendo gli occhi e che ha evidentemente trasmesso, oggi suo figlio è tornato in Sardegna, a Nuoro, per rimanerci un anno.

E se la Giacobbe ha parole di lode per Renato Soru, non risparmia una critica alla contestatissima tassa sulle seconde case: lei, la sua, l’ha utilizzata come strumento per trasmettere il sentimento di amore e di identità per la sua terra.

La Conferenza proseguirà oggi sabato con gli interventi dei delegati delle Federazioni dei vari Paesi del mondo e con alcune tavole tematiche che si terranno al T-Hotel; in questa prima giornata si è comunque già delineata la grande partecipazione di pubblico e soprattutto l’interessante prospettiva passato-futuro delle migrazioni.

Da tenere a mente l’appello da molti lanciato a fare tesoro delle esperienze di vita degli emigrati di prima generazione per essere più preparati ad accogliere i nuovi migranti che chiedono una vita dignitosa in Italia: la storia dovrebbe fare da maestra, perché come ha affermato il Nobel per la Pace Adolfo Perez Ezquivel nel suo video intervento “La grande ricchezza dei popoli è la propria diversità, ma per conservarla dobbiamo imparare a condividerla”.

Anche per questo si sta lavorando a un Concerto per la Pace che si terrà nell’ottobre 2008 presso le cascate di Iguazu, con la partecipazione della Regione Sardegna e della Federazione di Circoli Sardi in Argentina.

di Francesca Madrigali - Fonte: l’AltraVoce