I sardi nel mondo | Un solo popolo sparso nel mondo

di Francesca Madrigali - Fonte: l’AltraVoce

lunedì 28 aprile 2008 di exeo

Il ricambio generazionale e il valore dei ricordi, quella continua tensione fra l’andare e il rimanere, e spesso, quando si è passato il mare, la consapevolezza grande e terribile che non si vuole ritornare, perché le opportunità della terra che si sente madre sono poche e nebulose: sono alcuni dei temi emersi con più forza ed emozione durante la seconda e terza giornata della Conferenza Internazionale per l’Emigrazione, ma potrebbero tranquillamente essere i pensieri medi quotidiani di un sardo (giovane o meno) in Sardegna, oggi.

La mattinata di sabato ha ospitato gli interventi dei rappresentanti delle Federazioni dei Circoli sardi nel mondo: dall’Argentina, paese che ha accolto quasi due milioni e mezzo di italiani fra il 1876 e il 1945 e fra questi tantissimi sardi (circa 44 mila stimati nel 1960), alla Germania, sede della maggiore comunità sarda, all’Olanda.

Il delegato del Belgio Carlo Murgia lamenta i problemi che saranno poi risollevati spesso nel corso degli interventi e dei tavoli di lavoro tematici svoltisi al T-Hotel: il ritardo o il taglio della Regione Sardegna ad alcuni contributi, come ad esempio quello per il rientro delle salme, o il problema dei trasporti e della “continuità territoriale” che esclude i figli dei sardi nati all’estero, che però talvolta “si sentono più sardi dei nati in Sardegna”.

Però l’assessore Romina Congera, soddisfatta della partecipazione, precisa che il contributo per il trasporto delle salme e dell’accompagnatore c’è sempre, e la cosiddetta continuità è di competenza ministeriale.

Le polemiche non la spaventano: “Guai se ci fosse appiattimento nelle posizioni”, il lavoro per un adeguamento della legge sull’emigrazione prosegue. I principali punti dovrebbero essere, secondo le testimonianze dei circoli, l’uguaglianza totale fra i sardi e la partecipazione degli emigrati, favorire le iniziative di sviluppo per l’isola attraverso i sardi nel mondo e fare attenzione alla reintegrazione dell’emigrato “di ritorno”.

Per quanto riguarda i contributi della Regione, mercoledì scorso è stato deliberato l’anticipo per il 2008, buona notizia annunciata da Alessandro Frau, presidente della Commissione Consiliare deputata anche all’emigrazione e all’immigrazione.

Il filo conduttore degli interventi di sabato è quello delle esperienze di vita e associazione, anche se è ormai chiaro che il circolo sardo nel resto d’Italia e all’estero è presidio di cultura sarda in tutte le sue manifestazioni, non più soltanto “luogo della memoria” in cui consolarsi per la ferita del distacco, che peraltro si tampona, non rimargina - è così chiaro e inequivocabile nelle voci, negli sguardi, in una lingua sarda ancora viva e combattiva e nella rivendicazione della propria storia di molti di questi “pionieri” dell’associazionismo.

I giovani ci sono, un po’ mimetizzati ma concreti e schietti nei loro interventi: di particolare interesse quello del rappresentante del Canada, Alberto Mario De Logu, che ha parlato di un mondo migliore oltre quella Sardegna che spesso tratta l’emigrato come “il santo in processione”, con un atteggiamento a metà fra l’estraneità e il paternalismo.

La delegata della svizzera Francesca Fais è stata protagonista di una vivace presa di posizione tesa al riconoscimento della pari importanza che Regione Sardegna e associazionismo hanno in una relazione che dovrebbe essere costruttiva, meno impregnata di politica e ultimamente anche di qualche tensione.

Per l’Italia, Simone Pisano ha auspicato la nascita di sempre maggiori legami con gli Enti locali delle località ospitanti, di un Ufficio Culturale dedicato agli emigrati, e di un archivio sonoro delle varietà linguistiche, perché “il nostro contributo alla standardizzazione della lingua è nel riconoscimento della infinita varietà linguistica”.

Le questioni della cittadinanza, della lingua e del bilinguismo, del ruolo delle donne che sempre più stanno assumendo importanza nell’associazionismo è stato messo in risalto dagli interventi del pomeriggio, quando Maria Letizia Pruna e Paola Atzeni hanno coordinato gli interventi dei sindaci di Nuoro e di Asuni, paese del Museo dell’Emigrazione e di un’altra ventina di partecipanti hanno portato la propria esperienza di emigrazione e dintorni.

Fra questi Pasqualina Selis dall’Alta Savoia, Andrea Mameli in rappresentanza degli “scienziati di ventura” per il mondo raccontati nel suo libro, e l’unico intervento interamente in lingua sarda, variante logudorese, di Antiogu Cappai.
I nodi delle relazioni fra i sardi che si sentono tali anche se vivono lontano chilometri e oceani e le istituzioni della Sardegna si esprimono, talvolta, anche nella terminologia: i sardi sono “ambasciatori” dell’isola nel mondo o questo sottende che non appartengono pienamente alla società sarda?

E il sostegno finanziario che la Regione dà alle associazioni, si chiama contributo o c’è il rischio che venga percepito dai propri conterranei e dagli stessi circoli come una “elemosina”, una pratica assistenzialistica?

Di sicuro c’è che gli emigrati sardi si sentono parte di un unico popolo, anche se dislocato in diversi punti del globo, e sottolineano l’importanza della loro attività di promozione del “prodotto Sardegna” nel mondo.

Dunque, le proposte convergono tutte su alcuni punti principali: il ruolo degli Enti locali, una maggiore spinta alla collaborazione fra diverse Federazioni e soprattutto l’attenzione della Regione, alla quale non si chiedono denari ma soprattutto ascolto.

La Conferenza si è conclusa nella giornata di domenica, con le relazioni finali dei coordinatori dei tavoli tematici, i professori Alberto Merler, Maria Luisa Gentileschi e Paolo Fois, a cui è seguita una vivace tavola rotonda moderata da Giacomo Mameli. Fra i partecipanti Silvio Lai, Sergio Pisano, Giulio Angioni, emigrante di ritorno dalla visione “moderna” e calata nell’oggi, Tonino Mulas che ha ricordato l’attività culturale dei circoli con le loro 500/600 manifestazioni l’anno, da Ciusa a Salvatore Mereu.

Luigi Cogodi ha ribadito come comunque, nonostante la bellezza di 1800 borse Master&Back per i giovani sardi, “la fonte primaria di quella partenza è sempre uno strappo, un condizionamento negativo”, mentre le conclusioni di Renato Soru sono state improntate alla positività e all’importanza della cultura, e anche un po’ all’emozione: posto che la sua migrazione è stata volontaria, “le prime volte che partivo piangevo sempre”.

La soddisfazione del presidente è per questo associazionismo che non chiede per sé, ma invita alla solidarietà con i nuovi migranti, e anche per il lavoro fatto in questi mesi con la Digital Library, l’archivio multimediale che con migliaia di fotografie, documenti audio e video che sarà la memoria della storia di Sardegna.

Le ultime battute riguardano i lacci burocratici che spesso sono stati evocati come un ostacolo al pieno dispiegamento della potenzialità dei circoli sardi e sono di incoraggiamento e di conciliazione: “Ringraziamoci ogni giorno a vicenda per quello che ognuno di noi fa. Ringraziamoci e fidiamoci, e anche per quello che voi fate, noi non abbiamo bisogno dei vostri scontrini fiscali”.

di Francesca Madrigali - Fonte: l’AltraVoce

Titolo originale: Un solo popolo sparso nel mondo - l’identità forte dei sardi emigrati - Soru: ero e resto uno di voi - nuove leve e legge del ritorno