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CONFERENZA INTERNAZIONALE SULL’EMIGRAZIONE
“I SARDI NEL MONDO”
RITORNO ALLE ORIGINI
A cura di Massimiliano Perlato
1) la testimonianza di Romina Congera
2) la voce delle istituzioni, dell’associazionismo e della cultura
3) la morte di Tullio Locci
4 e 5) gli interventi dei rappresentanti dell’emigrazione
6) le sessioni tematiche di lavoro
7) la tavola rotonda sulle migrazioni, l’identità e i diritti nella globalizzazione
8) l’apoteosi con Renato Soru
1) ROMINA CONGERA: E’ NECESSARIO IL RICAMBIO GENERAZIONALESono giunti da tutto il mondo, i sardi emigrati che hanno salutato l’avvio dei lavori della Conferenza Internazionale sull’Emigrazione “I sardi nel mondo”. Numerose le autorità presenti che si sono alternate per porgere i loro saluti agli emigrati che hanno affollato l’Auditorium del Conservatorio di Cagliari. Dopo una breve introduzione dell’Assessore Regionale al Lavoro, Romina Congera, è salito sul palco l’Assessore all’Urbanistica del Comune di Cagliari Giovanni Maria Campus, come delegato del Sindaco del capoluogo Emilio Floris, che ha evidenziato il suo ruolo di “emigrato di ritorno”, dopo aver avuto una parentesi di studi a Firenze. Poi è stata la volta del Prefetto di Cagliari Salvatore Gullotta. “Il mio saluto – ha detto – rappresenta quello dello Stato che si aggiunge a quelli delle Istituzioni locali.
Nel dopoguerra dalla Sardegna si partiva per trovare lavoro, ma era dettata da una necessità. Oggi – ha concluso – i tempi sono diversi, ed è auspicabile che l’emigrazione sia frutto di una scelta”. Graziano Milia, Presidente della Provincia di Cagliari,ha dato il “bentornato” a tutti gli emigrati presenti, parlando di un unico popolo sardo, auspicando che il futuro possa ancor più rinsaldare questo legame che unisce le “Due Sardegne”. Allo stesso tempo lancia un allarme sul cambiamento demografico che porterà l’isola a perdere nei prossimi decenni, un quarto della sua popolazione. Brevemente, nella giornata iniziale, è salito sul palco a dare il proprio “bentornati a casa” anche il Presidente della Regione, Renato Soru. “Spero abbiate trovato la Sardegna più bella e accogliente di prima – ha affermato il Governatore – anche perché stiamo tentando di renderla più pulita e più vivibile”.
Da lì in poi, la protagonista assoluta della giornata è stata Romina Congera. “Con questa conferenza, che arriva dopo 19 anni, cerchiamo di porre rimedio e di lavorare per orientare una nuova normativa maggiormente rispondente alle esigenze ed ai bisogni degli emigrati sardi”. Dal 1958 al 2002 il fenomeno dell’emigrazione ha interessato circa 700mila sardi, pari a oltre il 40% della popolazione della Sardegna censita nel 2001. Dagli anni 50 al 2000 il flusso migratorio si è indirizzato per il 75% verso la penisola, in particolare nel centro-Nord, dove si è riversato l’80% dei sardi che hanno lasciato l’isola. Il restante 25% è emigrato in Europa, in particolare in Germania e Francia che, da sole, accolgono il 59% dei sardi. Paesi seguiti da Belgio e Svizzera.
Fra i paesi extraeuropei la meta preferita dai sardi è stata l’Argentina, che ha accolto 1.400 persone, seguita dall’Australia con 1.100 persone. Con questo dettaglio quadro dell’emigrazione, la Congera, ha evidenziato le potenzialità della realtà migratoria sarda. Oltre che sull’emigrazione fuori dall’isola, l’Assessore si è soffermata anche sugli spostamenti interni da un Comune all’altro. “Ci sono stati e continuano a esserci – ha osservato – massicci trasferimenti di popolazione verso i poli di attrazione demografica coincidenti con i capoluoghi di provincia e le aree di insediamenti industriali e turistici. In particolare verso Cagliari e i comuni dell’hinterland. Tutto ciò ha comportato conseguenze incisive sul tessuto sociale della Sardegna.
Solo per citare alcuni aspetti, la partenza delle giovani generazioni ha spesso comportato l’allentamento di legami familiari, la perdita di forza lavoro, la riduzione del collegamento fra le generazioni. Inoltre, l’emigrazione sarda – ha proseguito la Congera – anche perché proveniente da un’area a bassa densità demografica, ha fatto sentire in modo marcato i suoi effetti negativi sul piano economico, specie nel settore agricolo e ha determinato una rottura dell’equilibrio demografico dell’isola”. A preoccupare, tra l’altro, è l’emigrare di persone con elevata formazione. Se fra il 1982 e il 1986 la percentuale di emigrati con un diploma di scuola secondaria e di una laurea rappresentava il 19% del totale, dal 1997 al 2002, la quota di questi emigrati è del 35%. Le indagini condotte dalla Regione Sardegna, evidenziano che i rientri dei giovani laureati, soprattutto delle donne, sono nettamente inferiori alle partenze.
Romina Congera ha concluso spostando l’attenzione sulla realtà dei circoli. “Con la legge regionale del 1989 la Regione ha agevolato e supportato la nascita e il rafforzamento dei 135 circoli di emigrati sardi finora riconosciuti: 58 si trovano in Italia, gli altri 77 sono suddivisi fra Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Bulgaria, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Perù, Spagna, Stati Uniti e Svizzera.
Nei Paesi in cui sono presenti almeno 5 circoli sono costituite le Federazioni. In tutto – rimarca la Congera – i sardi iscritti ai circoli, il primo è nato in Argentina nel 1936 ma la maggior parte è stata costituita negli anni 60, sono oltre 24mila. Un numero molto basso rispetto alla popolazione complessiva degli emigrati. Ritengo che – conclude con determinazione l’Assessore originaria di Tertenia - pur rappresentando una realtà importante, sia necessario fare un ulteriore sforzo per attivare tutte le potenzialità per il massimo coinvolgimento di tutte e tutti gli emigrati sardi. La presenza di giovani e donne nei circoli va rafforzata”.
A cura di Massimiliano Perlato
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