I tropici d´Europa
mercoledì 30 luglio 2008 di silviamascia
Un’isola sfortunata e un’arcana regia,
le coste lambite dal blu delle acque cristalline
come una linea serpeggiante
d’arena finissima e dune sabbiose;
incomparabili la forza e l’armonia dei colori:
turchese e smeraldo
in una cornice biancorossastra
di scogli granitici:
i tropici d’Europa
sono scialli ricamati,
vesti sfarzose,
pelli voluminose e campanacci in grappolo.
Sono un manto stradale di fiori,
un fascio di pervinca e viole,
i bei gigli di mare,
praterie di poseidonia
e celati
nei fondali più profondi,
i rossi preziosi coralli.
Sono le palme agitate dal vento furioso,
i secolari ginepri,
i lecci colonnari,
i tappeti muschiati.
Sono colonie rosa negli stagni,
asinelli dagli occhi azzurri,
i cani mastini dei consoli romani
e piccoli indomiti cavalli con lunghe criniere.
Sono cervi, mufloni,cinghiali;
aquile e grifoni
nell’alto dei picchi rocciosi.
Sono un pugno di terra in contrasto:
pietre su pietre come secchi rovesciati,
custodi del mistero del passato,
miti e leggende di demoni e luoghi magici:
il castello della fava,
le capre dai denti d’oro,
la fontana dei dolori;
fate piccolissime,
streghe e ragni velenosi,
il ballo dei morti,
la madre del sole,
le case di la bandera.
Sono la storia di mali mortali
entrati nel sangue e diventati memoria.
Sono geni sconosciuti
di chiusura e diffidenza,
di ironia e stoicismo,
falsa genealogia,
incentramento e nostalgia,
isolamento,conservazione,
abbandono e trasformazione.
Sono visi dagli occhi a mandorla,
grandi come lampade accese,
fatalisti, aspri, mai ostili,
alteri ma sinceri.
Sono i lunghi silenzi eloquenti
della storia non scritta del mondo dei vinti.
Sono la terra delle antitesi:
del miele amaro e del riso sardonico;
di grandi forti eroi in tempi di guerra
e vili banditi in tempi di pace.
Sono il profilo di una donna di valore,
la poesia di un canto d’amore,
montagne di scisti e scorci di cielo stellato in afose notti d’agosto.
Sono millenni d’orgogli annidati nei cuori.
Silvia da Berlino