Il caso Italo-Finlandese | una nuova generazione di migranti
domenica 1 giugno 2008 di exeo
È stata presentata in questi giorni la ricerca “Una nuova generazione di emigranti – Il caso italo-finlandese”.
Il lavoro, curato da Paolo Di Toro Mammarella, sociologo abruzzese e visiting researcher presso il Centro Studi sulle Migrazioni di Turku, in Finlandia, rappresenta un viaggio alla scoperta di una nuova generazione di emigranti: colti, professionali, in grado di padroneggiare senza problemi le nuove tecnologie, decisamente diversi dai vecchi viaggiatori con la “valigia di cartone”; eppure, proprio come gli antichi emigrati delle foto in bianco e nero, anche questi ragazzi sentono il bisogno irrefrenabile di spostarsi, guardando al di là dei confini nazionali.
Qualcuno li ha già definiti “eurogeneration”; altri, più semplicemente, parlano di “nuovi migranti del terzo millennio”. Fatto sta che il fenomeno è in crescita e ha finito per coinvolgere sia l’Italia che la Finlandia, spesso indicati come “i due poli opposti dell’Europa”.
Le “nuove migrazioni” sono un fenomeno emergente e tipico dei paesi occidentali, che a detta di molti non è stato ancora inquadrato in tutta la sua portata.
Protagonisti sono tutti quei giovani che nonostante il progresso tecnologico, il benessere diffuso e l’aumento dei consumi, decidono comunque di spostarsi oltre confine. Mesi, o anni, che andranno a condizionare in maniera indelebile il resto della vita. Che decidano di tornare oppure no.
In tempi in cui proprio la globalizzazione e l’integrazione europea paiono estremamente caratterizzanti, non può sfuggire l’importanza che questo processo assume nei riguardi delle nuove generazioni: Europa come nuova frontiera, come contesto di integrazione, conoscenza e sviluppo; Europa come prospettiva, quindi, ma anche come orizzonte ricco di incognite.
Da qui, la necessità di restringere il campo di indagine a due contesti ben precisi, in ogni caso protagonisti del processo di integrazione e capaci di portare alla causa europea un patrimonio “nazionale” spesso agli antipodi. Non solo da un punto di vista geografico, Italia e Finlandia rappresentano i due poli opposti dell’Europa, e forse proprio la lunga serie di differenze in ambito storico, economico e sociale rende questi due paesi una originale prospettiva di osservazione per il tema analizzato.
L’indagine, durata 4 mesi, si è avvalsa della collaborazione di diversi enti, a partire dall’Istitute of Migration di Turku, che ha sostenuto e finanziato il progetto. Proprio da Turku è partito un lungo viaggio che ha svelato l’esperienza migratoria di giovani connazionali nella fredda e lontana terra di “Suomi”.
A loro, fanno da contraltare i tanti finlandesi che proprio nell’Italia hanno individuato il Paese dei sogni, culla di speranze e ambizioni. Qualcuno ce la fa davvero, poi, a sentirsi “italiano”, anche se per pochi mesi. Grazie a progetti di cooperazione, magari, o sfruttando competenze professionali specifiche.
Il lavoro è strutturato in due sezioni. Nella prima, l’emigrazione è analizzata da un punto di vista prettamente storico, con l’accento posto sulle trasformazioni del fenomeno a partire dalla seconda metà dell’Ottocento; nella seconda parte, lo studio assume una prospettiva tipicamente sociologica. Definita la piattaforma teorica, l’attenzione si sposta sull’analisi diretta di un gruppo di italiani e finlandesi: chi sono questi “nuovi emigranti”?
Quali sono le loro aspettative? Cosa li ha spinti a cercare dall’altra parte dell’Europa quello che, evidentemente, almeno in un periodo circoscritto di tempo, non hanno trovato in patria? Com’erano prima di partire? E in che modo sono cambiati, dopo? Quali le differenze più rilevanti tra giovani italiani e finlandesi? Fino a che punto c’entra il lavoro, il mercato occupazionale, la sfera economica, e quanto pesano invece fattori più riconducibili alla dimensione affettiva ed esistenziale?
Per quanto riguarda la metodologia adottata, se la parte storica e sociologica richiama la vasta bibliografia resa disponibile dall’Institute of Migration e dall’Università di Turku, nella sezione sperimentale l’autore ha adottato un approccio qualitativo. Al campione, costituito da 15 cittadini finlandesi e 15 italiani, è stato inviato un questionario articolato su spunti ben precisi che i rispondenti hanno sviluppato liberamente, definendo in tal senso una metodologia tipicamente “qualitativa”.
Utili indicazioni circa la presenza di italiani in Finlandia e di finlandesi in Italia sono giunte da Università, Istituti di cultura, associazioni, Enti pubblici e privati. Anche le segnalazioni personali hanno giocato un ruolo decisivo per il reperimento di elementi significativi. In particolare, soprattutto per quanto riguarda gli italiani in Finlandia, molti nominativi sono stati forniti direttamente dai primi giovani contattati, spesso a conoscenza di altri casi di “nuova emigrazione” simili al loro.
La ricerca include una interessante appendice, dove una famosa scrittrice finlandese - recentemente assurta ad una “dimensione europea” - come Leena Lander, affronta tematiche quali l’integrazione, l’immagine della Finlandia all’estero e le nuove generazioni. In linea con i passaggi chiave della ricerca, l’intervista a Leena Lander si presenta come un momento di ulteriore definizione dei valori comunitari nella società finlandese.
Il rapporto finale è disponibile sia in inglese che in italiano. Il testo in lingua inglese può essere scaricato dal sito dell’Institute of Migration (www.migrationinstitute.fi).
La versione italiana, pubblicata da Solaris Edizioni, può essere richiesta gratuitamente scrivendo a:
solarisaps@yahoo.it
pmammare@hotmail.com
Fonte: italiaLavoro del 29/05/2008 e www.italiannetwork.it
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