Il lago di Baratz
giovedì 27 luglio 2006 di exeo
Il Lago Baratz, unico lago naturale della Sardegna, è molto piccolo ed ha un bacino idrografico molto ristretto, che si estende principalmente a Nord del Lago ed ha un’estensione di circa 1125 ettari.
Da questa sua esiguità deriva la sua estrema suscettibilità a situazioni siccitose o di deficit idrico e la fragilità degli ecosistemi che insistono sul bacino.
Nel corso dei secoli, fino ad un passato non troppo lontano, è riuscito tuttavia a mantenere, pur con la sua caratteristica di subire periodicamente crisi idriche e conseguenti diminuzioni della profondità massima, abbastanza integre le sue peculiarità e specificità mentre attualmente la sua situazione giustifica il timore del possibile instaurarsi di una situazione di crisi irreversibile, tanto da far quasi temere per la sua stessa sopravvivenza.
Occorre allora fare lo sforzo di decodificare gli indizi al fine di comprendere quali alterazioni di contesto siano intervenute capaci di trasformare la costante fragilità del Lago di Baratz in crisi potenziale.
Fino al secondo dopoguerra Baratz era un Lago sostanzialmente isolato, immerso in un territorio (la Nurra) non ancora interamente bonificato e quindi scarsamente popolato e queste condizioni gli hanno consentito di adattarsi ai cambiamenti seguendo cicli del tutto naturali, poco disturbato dalla presenza dell’uomo.
Oggi la sua posizione, a mezza strada, tra due città cariche di storia come Sassari (del cui territorio comunale peraltro fa parte) e l’enclave catalana di Alghero, al centro di una delle coste più belle e selvagge del Mediterraneo, con il suo arenile (Porto Ferro) unico nel susseguirsi di falesie che caratterizzano la costa tra Capo Caccia e Capo Falcone, a due passi dagli antichi opifici minerari, belli ed un po’ fatiscenti dell’Argentiera, fa sì che la situazione del Lago sia del tutto alterata rispetto al passato.
Il lago si é formato a seguito dello sbarramento, da parte di una duna sabbiosa, delle valli fluviali dell’attuale Rio dei Giunchi e del Rio proveniente da Cuili Puddighinu. La duna si estende per circa 850 metri in direzione da Nord-Ovest a Sud-Est ed ha una quota massima di circa 70 metri (Punta Sa Guardiola) ed una quota minima lungo l’asse di circa 50 metri a Nord-Ovest e di circa 40 metri a Sud-Est.
La duna é costituita da terreni sabbiosi, sovrastanti arenaria con interstratificazioni argillose. A partire dagli anni ’50, a seguito di un intervento di forestazione, la duna é densamente vegetata con conifere del genere Pinus.
Il lago si trova ad una distanza di circa un kilometro e mezzo dal mare. Non possiede emissario ed il ricambio idrico avviene esclusivamente per evaporazione e filtrazione, come più in dettaglio discusso nel seguito.
Storicamente il lago é caratterizzato da una elevatissima variazione del livello nel tempo, in relazione al regime pluviometrico ed agli usi della risorsa idrica. Il livello della superficie dell’acqua, misurato a cura del Consorzio a partire dal Luglio 1995, nel corso del Progetto, evidenzia una profondità massima del lago di circa 6-6.5 metri.
Baratz è un lago che nasce dal mare e con il mare conserva un legame, una esigua perdita sotterranea che alimenta la sorgente d’acqua dolce di S’Ebbi Dolzi, a Porto Ferro, a pochi metri dalla riva.
Il lago si è formato, alla fine dell’ultima glaciazione, a seguito dello sbarramento, da parte di una duna sabbiosa, delle valli fluviali dell’attuale Rio dei Giunchi e del Rio proveniente da Cuili Puddighinu. La duna che lo separa dal mare si estende per circa 850 metri in direzione da Nord-Ovest a Sud-Est ed ha una quota massima di circa 70 metri sul livello del mare (Punta Sa Guardiola), ed una quota minima di circa 40 metri a Sud-Est. La duna è costituita da terreni sabbiosi, sovrastanti strati di arenaria ed argilla.
La riva del lago è sabbiosa nella parte meridionale e parzialmente rocciosa in quella settentrionale, ove sono presenti tre maggiori insenature, relativamente profonde, che costituiscono le zone di raccordo con il reticolo idrografico del bacino.
Nella parte orientale del lago è emersa, come conseguenza della continua diminuzione di profondità, una piccolissima un’isola rocciosa con rive sabbiose. Tra il lago ed il mare si estendono i depositi di materiali trasportati dal vento in epoca post-tirreniana che formano le dune costiere, costituite da sabbie per lo più cementate.
L’assetto strutturale del bacino ha condizionato il suo processo di modellazione primitiva portando alla formazione di una successione di rilievi allineati secondo la direzione da Nord Nord-Ovest a Sud Sud-Est. Questo fatto appare particolarmente evidente all’osservatore che si pone sulle direttive dei promontori sul lago e degli speroni rocciosi che bordano il lago. Una di queste dorsali rocciose si localizzerebbe quindi a Sud-Ovest del lago a costituire la ‘costola’ rocciosa della grande duna su cui sono deposte le alluvioni antiche ed i depositi sabbiosi post-glaciali.
Lo schema idrogeologico del bacino del Lago Baratz è caratterizzato da un fondo sostanzialmente impermeabile (principalmente arenarie) e da una sovrastruttura permeabile (alluvioni terrazzate e depositi sabbiosi).
I rilievi rocciosi dell’area del lago digradano verso Sud-Est con un generale ribassamento del substrato sotto le coltri sabbiose e alluvionali nel settore Sud-Orientale del lago. Questa situazione geomorfologica giustifica la convinzione che la stessa duna di sabbia delimitante il lago ad Ovest, ricopra una dorsale di substrato arenaceo permo-triassico in progressivo abbassamento verso Sud-Est. Non a caso il punto più ribassato della duna, dove durante il periodo di piena avveniva la tracimazione del lago e dove presumibilmente avviene la fuoriuscita idrica sotterranea, è localizzato al margine Sud-Est del lago.
Il livello del lago risulta raccordato alle risorgenze idriche costiere di Porto Ferro. Infatti i terreni dal lato della duna, permeabili essenzialmente per porosità, consentono il deflusso sotterraneo delle acque lacustri verso il mare nel settore Sud-Orientale dell’area del lago.
Inquadramento geologico del settore della Nurra sud-occidentale
Stralcio tratto dalla “Carta Geologica della Sardegna” in scala 1:200.000 a cura del Comitato per il Coordinamento della cartografia geologica e geotematica della Sardegna - Edizione 2001
Partendo dalle definizioni schematiche riportate a corredo della Carta Geologica della Sardegna in scala 1:200.000 (curata dal Comitato per il Coordinamento della cartografia geologica e geotematica della Sardegna) da cui è stata stralciata la figura 1 si riporta l’assetto litostratigrafico di un congruo territorio (Nurra sud-occidentale) per poi analizzare l’insieme di litologie caratterizzanti l’immediato contorno del lago di Baratz.
Assetto geologico e litostratigrafico
L’assetto litostratigrafico del lago di Baratz vede la presenza del basamento metamorfico caratteristico dell’Argentiera-Monte Forte, sul quale poggia l’intera sequenza di depositi sedimentari di copertura,affiorante nella parte centro-settentrionale del bacino con filladi sericitico-quarzifere e potenti intercalazioni di quarziti e quarzoscisti, appartenente alla zona a falde della catena ercinica. Nella maggior parte dell’alto bacino le filladi si presentano di colore variabile dal bruno chiaro al grigio. Gli strati sono fratturati e intensamente deformati sia alla micro che alla mesoscala. Gli affioramenti delle filladi mostrano un’accentuata ossidazione, nonostante la laminazione e fratturazione che caratterizza il litotipo metamorfico; l’alterazione della roccia tuttavia non è pervasiva e profonda per cui le caratteristiche fisico-meccaniche della roccia si mantengono buone fin quasi alla superficie, con formazione di un ridotto spessore di cappellaccio.
Nella parte meridionale il substrato del bacino è rappresentato invece da litologie post-erciniche ed in particolare da depositi continentali di ambiente alluvionale e lacustre associati a vulcaniti alcaline del Permiano-Triassico. Il deposito continentale è costituito da strati di arenaria, più o meno grossolana, con intercalazioni conglomeratiche, varicolori, varianti dal grigio al rosso violaceo. La consistenza del litotipo arenaceo e conglomeratico è elevata e solo localmente le caratteristiche di resistenza si riducono sino a dar luogo ad una compagine rocciosa facilmente sgretolabile.
La formazione arenacea sudetta costituisce il substrato roccioso del Lago Baratz, caratterizzandosi per un assetto giaciturale immergente verso i quadranti Nord-Orientali (Porto Ferro, Cuili Puddighinu e Ponte Grabolu).
Per questo motivo strutturale e per processi morfodinamici pregressi, i rilievi rocciosi dell’area del lago degradano verso sud-Est con un generale ribassamento del substrato sotto le coltri sabbiose e alluvionali nel settore sud-Orientale del lago. A questo quadro geomorfologico fa riferimento la convinzione che la stessa duna di sabbia delimitante il lago ad Ovest, ricopra una dorsale di substrato arenaceo permo-triassico in progressivo abbassamento verso sud-Est. Non a caso il punto più ribassato della duna, dove durante il periodo di piena avveniva la tracimazione del lago e dove si ritiene avvenga una fuoriuscita idrica sotterranea, è localizzato al margine sud-Est del lago.
Come già accennato, entro le formazioni permo-triassiche presenti nell’area sono intercalate delle vulcaniti costituite da porfidi quarziferi rosso-violacei e tufi porfirici grigio-verdolini, rilevati in prossimità dello sbocco del Rio Puddinghinu nel Lago Baratz.
La formazione arenacea è estesamente ricoperta nella parte centro-meridionale del bacino, da "alluvioni terrazzate" pleistoceniche, che affiorano lungo i tagli stradali nel settore a Nord-Ovest del lago. Esse sono costituite da lenti ciottolose e ghiaiose a matrice sabbioso-limosa, alternate a bancate sabbiose fini e limose.
Completano il quadro geologico le alluvioni fluviali recenti ed attuali, presenti lungo i tratti inferiori dei corsi del Rio dei Giunchi e dei suoi affluenti.
Tra il lago ed il mare si estendono i depositi eolici “post-tirreniani” che formano le dune costiere, costituite da sabbie a granuli silicei, da medie a fini, per lo più cementate e non di rado strutturate con una stratificazione incrociata.
Assetto geomorfologico del settore
L’assetto strutturale del settore nel quale è ubicato il lago di Baratz ha condizionato la morfodinamica antica ed i conseguenti processi erosivi determinando la formazione di una successione di rilievi allineati secondo la direzione da Nord÷Nord-Ovest a sud÷sud-Est delle bancate arenacee e conglomeratiche. Ciò è particolarmente evidente ponendosi in direzione dei promontori sul lago e degli speroni rocciosi che ne costituiscono il bordo. Una di queste dorsali rocciose si localizzerebbe quindi a sud-Ovest del lago a costituire la ‘costola’ rocciosa della grande duna su cui sono deposte le alluvioni antiche e i depositi sabbiosi post-wurmiani.
Per quanto concerne la configurazione del sistema di drenaggio superficiale, il modellamento dei versanti, la valutazione degli spessori e la distribuzione delle coltri detritiche, gli studi disponibili in letteratura evidenziano una netta differenza nel carattere orografico del bacino tra la parte settentrionale ed elevata, articolata in valli e vallecole estesamente ricoperte da boschi e pascoli, e la parte centro-meridionale di valle, sub-pianeggiante, solcata dai rii scolanti al lago e quasi totalmente coltivata. La peculiarità di questa distinzione orografica si riflette infatti nel tipo di uso del suolo.
La parte alta del bacino presenta infatti un sistema articolato di valli, con una valle poco profonda dell’asta principale del Rio dei Giunchi e due valli profonde solcate dagli affluenti del suddetto rio, ossia la valle del Rio del Cuili Melzi, affluente di destra, e la valle del Rio del Cuili Brancazzu, affluente di sinistra. La valle del Rio del Cuili Melzi presenta un andamento Est-Ovest mentre la valle del Rio del Cuili Brancazzu si allunga in senso Nord-sud come il corso del Rio dei Giunchi. I rilievi e le vallecole laterali delle tre valli principali presentano versanti sempre più accPni mano mano che si sale verso lo spartiacque che si allinea in senso Est-Ovest da Punta Canistreddu a Punta Signaoggu. In questa parte del bacino sia le valli principali che le vallecole presentano un caratteristico fondovalle conformato a conca allargata, spesso coltivato, per la maggior parte dell’anno asciutto o con un solco per alveo ricoperto da folta vegetazione arbustiva. Le pendenze dei fondovalli sono sempre modeste, a parte le valli alla testata del bacino. Ampi tratti di fondovalle sub-pianeggianti sono inoltre sede di stagnazioni o imbibizioni di acqua.
La parte centro-meridionale del bacino, a valle di una linea pedemontana che può essere tracciata tra Cuili Eremita ad Ovest, attraverso Cuili Rio dei Giunchi e Cuili Maringodu ad Est, deve la sua conformazione a guisa di altopiano al tipo di terreni presenti, in massima parte depositi alluvionali terrazzati plio-pleistocenici, e al processo di ringiovanimento morfodinamico post-tirreniano che ha prodotto i profondi solchi dei rii colatori al lago, anch’essi quindi incassati rispetto al territorio circostante. Va a tale proposito notato che se le vallecole dei rii del bacino della parte centro-settentrionale presentano un fondovalle per la maggior parte incolto o a tratti coltivato, i tratti terminali degli alvei dei rii colatori al lago sono caratterizzati da una fitta copertura arbustiva e da una intricata vegetazione, per lo più di natura idrofila.
Assetto idrogeologico
Lo schema idrogeologico del bacino del Lago Baratz è caratterizzato da un fondo sostanzialmente impermeabile (principalmente arenarie permo-triassiche) e da una sovrastruttura permeabile (alluvioni terrazzate pleistocenichee depositi sabbiosi).
Il carattere impermeabile delle formazioni permo-triassiche deriva da fattori diversi: dall’elevato tenore in argilla delle filladi sericitiche con intercalazioni quarzitiche nel settore Centro-Nord del bacino che hanno alimentato la sedimentazione permo-triassica locale e dall’elevata compattezza e bassa porosità delle arenarie conglomeratiche nel settore Centro-sud. Alle formazioni a basso grado di permeabilità del substrato del bacino sono ancora da includere i termini ciottolosi, ghiaiosi e sabbiosi in matrice di argilla inclusi nelle alluvioni.
Localmente la presenza di zone di substrato caratterizzate da intensa e pervasiva fratturazione per motivi tettonico-strutturali può dar luogo alla formazione di flussi idrici sotterranei attraverso il reticolo di discontinuità favorendo altresì la possibilità di immagazzinamento idrico.
In ogni caso l’elevato numero di pozzi attivi spinti in passato fino alla profondità di 6 metri per uso agricolo e zootecnico, conferma la presenza di una circolazione idrica sub-superficiale a Pnello della parte superficiale degradata e fessurata del substrato roccioso (cappellaccio) e all’interno delle coltri di copertura, con spessori più elevati nelle zone di fondo valle del bacino. Le portate legate a tale via di drenaggio costituiscono peraltro una componente trascurabile della ricarica del lago, in virtù del marcato sovrasfruttamento di tale falda.
La presenza nel bacino di un numero, seppur limitato, di pozzi profondi da 65 a 100 metri, indica invece l’esistenza di una formazione profonda caratterizzata da una discreta permeabilità. Il moto di questa falda sotterranea è riconosciuta da Est a Ovest (verso Porto Ferro).
Il Pnello del lago risulta raccordato alle risorgenze idriche costiere di Porto Ferro. Rifacendosi a quanto indicato precedentemente circa il generale ribassamento del substrato da Nord-Ovest a sud-Est, i terreni ivi presenti permeabili essenzialmente per porosità, consentono il deflusso sotterraneo delle acque lacustri verso il mare (costa di Porto Ferro) nel settore sud-Orientale dell’area del lago.
Per quanto concerne i fenomeni di filtrazione attraverso la duna, gli affioramenti dell’acqua lacustre a Porto Ferro (sorgente S’Ebbi Dolzi) e la tendenza ad una diminuzione della portata di tali risorgenze, al diminuire del Pnello lacustre, hanno fatto ipotizzare che non tutto lo spessore della duna sia caratterizzato da elevata permeabilità, ma che esista una soglia, circa a quota 21 ÷ 22 metri s.l.m., al di sotto della quale la duna risulta meno permeabile.
Ipotesi sulla genesi del lago di Baratz
Il lago appare essersi formato a seguito di una serie di processi a carattere strutturale, tettonico e morfodinamico, antecedenti la formazione della duna stessa, che hanno comportato un fenomeno di collassamento della zona in corrispondenza dell’invaso attuale.
Lo sbarramento che ha dato origine al lago non corrisponderebbe quindi alla grande duna sabbiosa, ma ad una costa collinare che degrada gradualmente verso sud-Est, formata da bancate arenacee e conglomeratiche con stratificazione immergente verso i quadranti Nord-Orientali ricoperte dalle alluvioni antiche e dai depositi sabbiosi cementati della duna.
Nel settore meridionale della zona a duna, a valle del lago, esiste la traccia del drenaggio idrico superficiale e sub-superficiale del lago. In particolare la traccia si estende del tratto meridionale della sponda Ovest del lago, attraverso la zona sud della duna, fino al margine meridionale della spiaggia di Porto Ferro. Tale flusso di drenaggio del lago al mare, sembra corrispondere all’antico percorso e sbocco al mare del Rio dei Giunchi, in epoca antecedente la formazione del lago, o ad un emissario antico del lago stesso.
Tale ipotesi è avvalorata dall’andamento planimetrico del percorso di drenaggio, che riproduce traslata il percorso del Rio de S’Abba, che raccoglie le acque del bacino a Ovest di quello del Rio dei Giunchi.
exeo
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