Le maschere

Irrompe la danza trasgressiva

Fonte: La Nuova - Maria Giovanna Fossati

mercoledì 26 luglio 2006 di exeo

Da piazza De Bernardi il corteo si snoda in via Veneto, prosegue per via Lamarmora e infine si incanala nel Corso Garibaldi. Marciapiedi traboccanti, tribune stipate di appassionati, hanno assistito allo spettacolo puro, offerto dalle maschere del centro Sardegna, in un momento di sintesi dei carnevali dei diversi paesi.

I tumbarinos di Gavoi aprono la sfilata e riscaldano l’atmosfera, i riti si susseguono quasi come in una rappresentazione teatrale: dalla lotta tra uomo e animale dei merdules di Ottana, a “sos attitos” dei thurpos di Orotelli, fino ai riti propiziatori di mamuthones e issohadores, vere star del carnevale sardo. In coda al corteo, le maschere della tradizione barbaricina, lasciano spazio ai costumi medievali della sartiglia di Oristano.

La sfilata delle maschere nella sagra del Redentore ha una sua storia, sia pure recente e una polemica alle spalle: come unire lo spirito sacro della festa, all’aspetto profano di altre tradizioni sarde? Gli anni ottanta sono stati gli anni della maschera, un appuntamento interrotto negli anni 90 per via delle polemiche, di chi riteneva che la festa religiosa non potesse accogliere un simile spettacolo. La querelle è stata risolta con la netta divisione delle due sfilate concentrando il momento della festa religiosa nel Monte Ortobene.

Oggi la manifestazione si integra pienamente con la festa del Redentore: «La sfilata delle maschere l’abbiamo voluta fortemente - ha commentato il sindaco Mario Zidda - Riteniamo che sia un momento importante delle tradizioni popolari, che ha una valenza di apertura alle manifestazioni della cultura sarda. Assistiamo a un momento di riscoperta delle maschere di ogni paese un tempo dimenticate, il successo di oggi è dovuto proprio a questo. No, la sfilata delle maschere-conclude il sindaco- non disturba la cerimonia religiosa, anzi, è un valore aggiunto per la sagra del Redentore».