L’autunno che verrà

I "servitori del popolo" e l’angoscia dei cittadini

venerdì 31 agosto 2007 di vitale scanu

C’è poco da illudersi. I cambiamenti di governo servono a cambiare gli strumenti, ma la musica resta sempre quella

A.Milleddu - La Sartiglia - acriicoLa diatriba politica a cui da tempo assistiamo tra Prodi e Berlusconi, tormentone che suscita ilarità all’estero e tanta angoscia in Italia, sembra che il prossimo autunno si rinfocolerà ulteriormente. Più che mai si polarizzano due politiche, sembra al cittadino, il quale purtroppo, anche se tra due litiganti, non gode proprio, come sostiene il proverbio.

A me pare che uno strizzi le tasche della gente (avete presente il boia che tira le gambe all’impiccato per farlo morire presto…) perché sostiene che i problemi sono gravi, che non può fare diversamente, che dobbiamo pur uscire dall’impasse internazionale in cui ci siamo ficcati. Naturalmente, il governo attuale sostiene di “aver ereditato una politica disastrosa dagli amministratori di prima”, e l’opposizione che “il governo in carica ha azzerato tutto il bene fatto dal governo antecedente”. E che l’altro si stia caricando di un tale messianismo e di tali promesse che sarà ben difficile onorare in tutto se diventerà presidente del Consiglio.

Come farà, mi chiedo, a mantenere tutte le promesse fatte? Come farà a dar soluzione a tutte le innumerevoli istanze nazionali se già nei cinque anni del suo governo precedente non è riuscito a fare la sua “rivoluzione liberale”? Dove sono le proposte di riduzione della spesa pubblica? E in caso di risultati negativi cosa succederà? E’ facile fare opposizione, con un critica non propositiva, dando addosso a chi sta governando, anche se le difficoltà, purtroppo, sono maledettamente reali. Il demagogismo è la cosa più facile in politica.

Ma alla gente piace essere illusa. Lo dicevano già i latini: “Vulgus vult décipi”. Statene certi, il governo prossimo venturo, la prima cosa che dirà, per fornire un alibi alla propria politica, sarà che “deve scontare i disastrosi risultati di quello precedente”. I furbetti continueranno a evadere, gli onesti e i proletari a pagare, gli emigrati a emigrare per salvarsi e per alleggerire la barca. Che dire poi del programmato nuovo Partito della Libertà? Sa tanto di un’entità costruita artificialmente con la propaganda.

Sembra una proprietà privata, a uso e consumo dell’insuperabile imprenditore del consenso pubblico Berlusconi che ha demandato alla signora Vittoria Michela Brambilla l’organizzazione del nuovo partito. Pare la programmazione di un’attività aziendale: Berlusconi paga e indirizza. Le regole le fa lui. Gli adepti ubbidiscono. E’ un messianismo politico, tanto più pericoloso, a me sembra, perché ne abbiamo la controprova: per i cinque anni che il “meneghino” ha avuto la maggioranza schiacciante alle Camere, alla fine ha lasciato il paese giusto come lo aveva trovato, senza quelle riforme innovative che il cittadino sperava e con in più alcune leggi inique di cui aveva personalmente bisogno.

Di sicuro c’è che il cittadino è ormai smaliziato e ha ben poca fiducia in quella razza di gente che si chiama dei “politici”, i quali solo si trovano d’accordo quando si tratta di poltrone, di stipendi da aumentare, di epuloniche pensioni da garantire. Che sono lì non per servire il cittadino ma per servirsi del cittadino.

La gente non ne può più di questa politica lontana dalla realtà quotidiana e di questi personaggi da operetta destinati a una comica finale. Il lauto stipendio di questi “servitori del cittadino” (dai 10 ai 20mila euro al mese, fino al prossimo aumento!) è composto, sarà pure per una ennemillesima parte, anche dai soldini del povero pensionato che fatica a pagarsi la bombola del gas. Sì certo, il pensionato che paga gli stipendi dei politici, le astronomiche spese e sprechi amministrativi, gli enti inutili, la galera dei delinquenti che pure vengono scarcerati dopo essere riconosciuti colpevoli di delitti odiosi… “Er principino succhia e er popolo se grata”, come dice Trilussa.

E il popolo dei nostri emigrati? Figuriamoci! Emigrati che? Tenete bene a mente: sarà come cadere dalla padella nella brace. E’ uno Stato di giustizia distributiva questo? Ma non c’è verso di far capire ai politici la voce della gente. Si vuole il suffragio popolare per l’elezione del capo dello Stato. Giusto. E perché non sottopongono a suffragio popolare il voto sull’efficienza e gli stipendi dei governanti, da giustificare con ricevute fiscali e pezze d’appoggio, a richiesta della Finanza, come è per tutti i cittadini mortali? Fatemi capire. Non illudiamoci. Già il buon Fedro aveva mangiato la foglia: “Nei mutamenti di governo, i poveri spesso non cambiano che il nome del padrone” (L’asino e il vecchio pastore).

Vitale Scanu - (vitale.scanu@tele2.it)