Multinazionali che minacciano di chiudere i rubinetti, cittadini costretti a fare i conti con spese molto forti.
Oltre quattrocentomila firme raccolte per una proposta di legge che riporti bacini e impianti in mano al pubblico.
A Caserta si è persino mosso il vescovo per manifestare,in una lettera pastorale, la «grande apprensione» della diocesi per la legge Galli, ovvero la concessione di acquedotti e reti di distribuzione a compagnie private o miste, enti pubblici e aziende, con, scrisse monsignor Raffaele Nogaro, «lo scopo, secondo noi, di arrivare ad una totale privatizzazione di un tale bene».
Sotto il manto dell’efficienza, sotto il vestito del tentativo di riparare e far funzionare al meglio
i tredicimila acquedotti italiani,le norme del 1994 prevedono tre tipi di gestione: società a capitale interamente pubblico,aziende miste oppure imprese interamente a capitale privato le quali vincono una gara e possono così fare affari sulla sete e la necessità di lavarsi dei cittadini.
Qualche esempio di quanto accaduto finora. A Firenze, una compagnia privata - controllata dall’Acea - col curioso nome di Publiacqua, da quando ha preso la gestione ha aumentato le tariffe del 9,5 per cento. In Sardegna,una delle poche regioni a non essere in crisi idrica, il gestore unico Abbanoa è pubblico - un pool dei vecchi enti - ma ha comunque aumentato le tariffe per arrivare nel 2010 al pareggio del bilancio. Non solo. Abbanoa si è fatta da sé lo statuto e si è autorizzata a vendere ad altri,se lo ritiene, dighe e impianti costruiti in cent’anni dalla Regione coi soldi dei cittadini.
Ad Aprilia, nel Lazio, quando la gestione è passata ad Acqualatina (controllata dalla multinazionale francese Veolia), i cittadini hanno tra i primi atti ricevuto ingiunzioni con minacce di chiusura dei rubinetti entro quindici giorni, con tanti saluti al servizio pubblico. A Pavia,l’Autorità d’ambito (organo di controllo politico di settore) e il Comune hanno deciso di privatizzare la gestione proprio nei giorni di Natale del 2006, ovvero quando l’opinione pubblica era distratta da altri pensieri.
Casi simili avvengono in gran parte d’Italia. Per contrastare la privatizzazione dell’acqua, un pool di movimenti, associazioni, sindacati e gruppi religiosi ha raccolto nei giorni scorsi 406.626 firma di cittadini a sostegno di una proposta di legge popolare (si trova su www.acquabenecomune.org) per tornare al passato, ovvero alla gestione pubblica dell’acqua.

exeo
Articoli di questo autore
- Gli Emigrati Sardi di Como contro le morti bianche
- Prodotti tipici sardi | Zafferano di Sardegna Dop
- La sonnambula al Teatro Lirico di Cagliari
- il Registro dei pazienti affetti da atassia di Friedreich (FRDA)
- Pavia - I Tenores di Bitti del gruppo "Remunnu ’e Locu" il 19 Ottobre
- Claudia Aru Carreras e Arrogalla | My Nation
- Sassari | II edizione di OTTOBREinPOESIA
- Ora è’ ufficiale: Berlusconi porta sfiga!
- Ricerca empirica sullo sviluppo della personalità in contesto multietnico e multiculturale
- Ricerca empirica sullo sviluppo della personalità in contesto multietnico e multiculturale
- Ricerca empirica sullo sviluppo della personalità in contesto multietnico e multiculturale
- Miniere e minatori del Limburgo, storia di sardi.
- Kinthales – Associazione dei sardi in Torino
- Su Disterru | Museo Emigrazione Sarda
- Lo spopolamento dei paesi
- [...]