LSC | L’intervista de L’AltraVoce a Marinella Lőrinczi

di Daniela Paba - Fonte: L’AltraVoce

venerdì 11 luglio 2008 di exeo

Nel dedalo del conte Dracula, Marinella Lőrinczi, dolce e chiara com’è, forse non sarebbe sopravissuta a lungo. Il destino l’ha portata in Sardegna, dove vive e lavora da molti anni come filologa romanza, all’Università di Cagliari.

All’isola e alla sua lingua ha dedicato studi innumerevoli. Da qualche tempo ha aperto una polemica, tanto garbata quanto decisa, sulla politica di valorizzazione del sardo intrapresa dalla Giunta e sulle sue accelerazioni posa lo sguardo pacato della studiosa che conosce i tempi storici.

Dietro la Lingua sarda comune c’è il logudorese” sostiene senza enfasi, e in questa scelta vede una nuova censura del campidanese che difende con naturalezza, perché, come spiega “In Sardegna sono arrivata dal sud, nel Campidano. Lamarmora è arrivato tra i graniti della Gallura. Da qui ho la percezione che il povero campidanese venga maltrattato, con la scusa che la vera lingua sarda è logudorese. Da bambina ho ricevuto un’educazione trilingue, ma tutte erano importanti allo stesso modo, senza complessi d’inferiorità, l’ungherese, l’italiano e il romeno.

Tutte hanno un registro molto elaborato e, passando dall’una all’altra, non avevo la sensazione di parlare con un registro più basso. Qui sono pochi quelli che usano la lingua sarda per conversare di tutto, ci riesce Lilliu. Anche Soru, ma sempre in situazioni formali.

All’appuntamento per l’intervista si presenta con una serie di articoli e con un piccolo volume scritto da Francesco Manconi per la Cuec "Tener la patria gloriosa", dove si tratta dei conflitti tra i sardi del Capo di Sopra e quelli del Capo di Sotto: “I popoli che hanno dietro di sé origini nomadiche si sentono superiori - spiega - Gli ungheresi, i mongoli, i germani hanno fondato imperi. Rumeni e sardi hanno un senso di inferiorità perché non possono dimostrare di venire da un altrove. E infatti l’eroe fondatore non è locale”.

Cosa pensa della LSC, la lingua sarda comune?
Sul piano psicologico a cosa serve spaccare l’opinione pubblica dicendo che il Capo di Sopra vale di più? E a cosa serve una delibera sull’emergenza incendi in LSC, se uno non la capisce? In Molise e Calabria vivono, dal Medioevo, comunità grecofone, croatofone, albanofone, si tratta di una decina di comunità in trenta villaggi. Tra le iniziative recenti c’è quella di usare le lingue del posto come attrazione turistica.

Ovviamente la ricchezza è nella varietà delle lingue. Il turista vuole conoscere la variante locale, e la valorizzazione sta nella varietà. Qua è diverso, c’è una Regione autonoma, ci sono altri finanziamenti, un altro territorio. La maggioranza della popolazione è sarda, così gli algheresi, per dire, vengono mollati. È una scortesia nei confronti dei catalani. Se ci fosse più attenzione per Alghero, magari la Catalogna investirebbe di più per dare visibilità alla Sardegna.

I galluresi sono indifferenti, sembrano dire “fate vobis, noi parliamo gallurese”, sono rivolti alla Francia e ai corsi. Ogni minoranza è degna di interesse, e che dire degli italofoni puri o impuri? Flavio Soriga non scrive mica in sardo, non è matto. Ci sono minoranze storiche e ci saranno neo minoranze. In Svizzera se ne discute molto anche in relazione alla scuola.

Perché secondo lei, sulla questione della lingua, gli intellettuali non si pronunciano?
Quelli che hanno dissentito sono stati tacciati di tradimento, ma non possono sardizzare ad oltranza. Conoscere le proprie cose è un bene vantaggioso ma poi bisogna conoscere l’altrui. Per l’Occitano (il provenzale) c’è una legge del 1951 che forse adesso comincia a dare i suoi frutti.

Lo Stato francese è molto centralizzato, ma il problema che ci si è posti per l’introduzione della lingua a scuola è l’appesantimento dei programmi: volete il latino o il provenzale? Non possono essere in alternativa, la lingua minoritaria deve essere in aggiunta, cosa che i genitori non accettano. In più, non c’erano docenti qualificati. Se varrà come punteggio la conoscenza del sardo, oltre la laurea, bisogna capire che la conoscenza di una lingua non è sinonimo di cultura alta. Può un sardo dire Dante non lo so perché sono sardo?

La scuola plurilingue c’è in Lussemburgo ma sono lingue tutte di prestigio, non si fanno guerra e garantiscono ascesa sociale. Lingue minoritarie sono anche ungherese e romeno ma è chiaro che una madre transilvana punta sull’inglese non sull’ungherese. A mio avviso anche le repubbliche baltiche che hanno rinunciato al russo si sono castrate. Negli stati baltici gli immigrati russi del primo ‘900 non imparavano la lingua locale mentre gli abitanti dovevano imparare il russo. Ora la situazione è rovesciata, chi non parlava la lingua locale è stato discriminato.

Quindi lei è convinta dietro le quinte ci sia una difesa arrogante del logudorese o del nuorese?
Per quanto si coprano le spalle con la scusa della lingua degli atti formali si tratta di censura linguistica. Perché non usare due varianti fondamentali? Chi ha detto che lo standard deve essere uno? L’importante è che si parli il sardo. La koiné si forma, come si è già formata. Ma questi sono i tempi storici e non biologici. I tempi biologici impongono carriere rapida e di sistemarci. Tutto molto umano.

Come nella disputa descritta da Manconi ci sono due fazioni, i dialetti del capo di sopra e quelli del capo di sotto. Lo dicono tanti studiosi prima di Wagner, ma una percezione comune, documentabile dal ‘600, riserva un occhio di riguardo al logudorese che non ho capito fino in fondo. La spiegazione, piuttosto infantile, è forse che assomiglia di più all’italiano e allo spagnolo, con gli infiniti in -are, -ere e -ire, dà familiarità..

 Anche la sillaba in più in poesia: come si fa a dire che non c’è poesia in campidanese, quando abbiamo ottimi poeti improvvisatori? In sintesi l’immagine che alcuni autorevoli critici e studiosi offrono della poesia improvvisata logudorese obnubila la presenza di forme di poesia diversa e ne riduce il valore, indicandola come forma a diffusione locale e di ridotto prestigio, e così i criteri di valore diventano che la poesia logudorese è più bella, più profonda più sentita.

Quando si arriva alla questione del bello, a me cadono le braccia. La bellezza dipende dai valori prestigiosi e formali dell’uso. Infatti non citano mai le commedie di Garau che, come Lobina, non gli torna e non viene mai nominato.

Ma perché nessuno parla?
Soru ha messo il dito sulla piaga: basta parlare di sardo, parliamo in sardo. Adesso chi è troppo attivo non è all’altezza chi sarebbe all’altezza è poco attivo. Corraine e Corongiu ce l’hanno tanto con l’accademia che pure li ha protetti e agevolati dentro l’Università. Dire adesso che gli universitari sono contrari è offensivo.

Il loro modo di rappresentare il sardo non mi piace. E poi finché conveniva loro che fossi l’universitaria, bene. Ora per “Diariu Limba” non sono più un professore ordinario di Cagliari ma una studiosa rumena e dirlo in questo momento significa stai zitto che non hai titolo.

Quante lingue conosce?

Io sono nata da una madre cittadina italiana e da padre ungherese, cittadino rumeno, mi classifico come ungherese di Bucarest, è la mia città, ha il parco urbano più bello del mondo.

Sono passata attraverso tante lingue, l’italiano, l’ungherese, il rumeno in casa, a scuola la lingua veicolare era l’ungherese. Poi ho studiato latino francese e russo, poco purtroppo, fino alla maturità. All’Università di Bucarest ho studiato spagnolo, tedesco inglese e arabo. Leggo tutte le lingue romanze.

Il sardo per me è stato difficile all’inizio, la varietà della Trexenta con tutte le nasalizzazioni e le metatesi. Però ora capisco bene tutte le varietà e Garau l’ho letto in sardo. Sentendo parlare campidanese, mi chiedevo spesso ma perché questo è meno sardo? Dietro le contrapposizioni linguistiche ci sono altre contrapposizioni.

Mi sono trovata a difendere il campidanese senza rendermene conto, anche perché non pensavo che ne avesse bisogno. C’è un aneddoto molto divertente del giovane Lévi-Strauss che incontra il grande antropologo Franz Boas, nella sua casa in America.

Davanti a una cassapanca indiana di grande bellezza Levi-Strauss commenta “Deve essere un’esperienza fantastica occuparsi di indiani così bravi”. Boas risponde secco “Sono indiani come gli altri”. Ogni dialetto è indiano, i logudoresi si sentono più indiani degli altri, per questo sono più aggressivi e sono sempre lì a sbraitare.

di Daniela Paba

Fonte: L’AltraVoce


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