La Creazione di Haydn al Teatro Lirico di Cagliari
sabato 21 ottobre 2006 di Antonio Valentini
Una sorta di benedizione sull’intera Stagione Concertistica: il Lirico di Cagliari inaugura la programmazione 2006/2007 nel segno dell’Haydniano Oratorio Die Schöpfung (La Creazione), straordinaria e monolitica partitura per soli, coro e orchestra. Giunto esattamente cinque anni dopo la Creazione targata Gerard Korsten (che inaugurò la Stagione Concertistica 2001/2002), l’atteso appuntamento del 27 ottobre scorso ha visto – accanto alle compagini orchestrale e corale del Teatro Lirico – la partecipazione dei solisti Malin Hartelius (soprano, nelle parti dell’arcangelo Gabriele e di Eva), John Mark Ainsley (Tenore, nella parte di Uriele) e David Wilson-Johnson (Basso-baritono, nelle parti di Raffaele e Adamo). Direzione affidata all’esperta mano di Frans Brüggen, riferimento interpretativo assoluto per il repertorio musicale fra Settecento e Ottocento, e già noto al pubblico Cagliaritano per la direzione – nell’aprile 1999 – di un programma dedicato a pagine di Haydn e Cherubini.
Notevole esempio di rappresentazione “senza scena”, la forma musicale dell’Oratorio richiede un impegno del tutto particolare, da parte del compositore, nel tentativo di evocare al pubblico l’ambientazione delle vicende narrate e cantate. Tanto più significativo dovette risultare lo sforzo di Haydn, di fronte a un soggetto particolarmente ampio e complesso come quello della Creazione. Evocare atmosfere estreme (il Nulla, il Caos, la genesi degli elementi, la creazione dell’Uomo...), dar voce ad Adamo ed Eva, immaginare le celesti armonie dei cori angelici: è su questo banco di prova che l’opera di Haydn si mostra nei suoi tratti più ispirati, raggiungendo esiti artistici mirabili per genialità e solidità di mestiere. Non è infatti un caso, notiamo, che tutte le varie prime storiche dell’opera si rivelassero regolarmente dei successi eccezionali: a quanto pare, era proprio la realistica resa del soggetto ad affascinare l’èlite aristocratica del tempo, riscuotendo parimenti il consenso del grande pubblico nei primi concerti a pagamento. [Per inciso: appare evidente a chiunque, e non solo agli “addetti ai lavori”, come uno dei punti nevralgici di una rappresentazione non scenica debba essere l’intelligibilità del testo: perché, allora, non aver predisposto sopratitoli con la traduzione italiana, come è ormai prassi consolidata in caso di rappresentazioni operistiche?]
Maestoso affresco sinfonico-corale, la Creazione di Haydn dispensa all’ascoltatore attento uno straordinario repertorio di vivide e coinvolgenti immagini musicali; pensiamo ad esempio alla fantasiosa descrizione del multiforme mondo animale, all’emozionante raffigurazione musicale del sorgere del Sole sulle acque; pensiamo ai raffinati e sottili artifici compositivi che accompagnano la comparsa dell’Uomo e i delicati dialoghi di Adamo ed Eva. Pensiamo infine alla rappresentazione del Caos primordiale, con la quale si apre la straordinaria partitura Haydniana: qui alcuni possenti accordi ricordano la creazione del cielo e della terra, ma la trama armonica fluttuante e indefinita, come pure l’ipnotica larghezza della scansione ritmica, ricordano che «la terra era informe e deserta, e le tenebre regnavano sugli abissi».
“In principio Dio creò il cielo e la terra”: queste le parole dell’arcangelo Raffaele, sulle quali si svolge il primo intervento solistico della partitura, affidato all’ottimo David Wilson-Johnson – voce poliedrica e sempre intensa, capace di un’ampia tavolozza timbrica e costantemente vigile, nella declamazione, alle istanze musicali derivanti da un’intelligente interpretazione del testo poetico. Protagonista del versetto successivo, il Coro del Teatro mostrava da parte sua di possedere un’omogeneità ed una bellezza vocale di particolare pregio, nonostante le piccole sbavature notate nei primi attacchi. La successiva sortita solistica di Uriele evidenziava invece un John Mark Ainsley dalla vocalità elegante ma poco sonora, probabilmente poco adatta all’acustica del Teatro Lirico; acustica che sembrava non essere invece particolarmente severa nei confronti del soprano Malin Hartelius: i suoi Gabriele ed Eva potevano contare su una vocalità di pregevole fattura, dal timbro limpido e diretto. Sono state tuttavia la direzione e le scelte interpretative di Frans Brüggen, a catalizzare l’attenzione del pubblico Cagliaritano presente venerdì in sala: e se appariva evidente come il gesto del grande direttore olandese fosse particolarmente affaticato e pericolosamente ridotto (almeno in proporzione alla complessità dell’opera e alla vastità dell’organico), risultava altrettanto chiaro come Brüggen rivolgesse i suoi maggiori sforzi alla ricerca di sonorità “filologicamente corrette”, chiedendo all’Orchestra del Teatro Lirico – avvezza in verità a repertori più moderni e a stili esecutivi meno “castigati” – una particolare cura nella direzione del fraseggio ed un parsimonioso dosaggio del vibrato e del volume di suono. E se i risultati apparivano solo lontanamente imparentati con ciò che Brüggen riesce a creare alla guida di orchestre specializzate nel repertorio in questione (citiamo solamente “The Orchestra of the Eighteenth Century” e “The Orchestra of the Age of Enlightenment”), ciò nondimeno crediamo che la frequentazione dei cosiddetti stili interpretativi “filologici” – pur così differenti dai canoni di un’orchestra come quella del Teatro Lirico di Cagliari – possa comunque produrre effetti virtuosi sulla maturazione dell’identità musicale della compagine orchestrale.
Un’interpretazione, dunque, che secondo la volontà di Brüggen è apparsa non particolarmente variopinta, e volutamente limitata sul piano delle escursioni dinamiche – nonostante il numero di orchestrali e coristi presenti sul palco. Non un’esecuzione noiosa, tuttavia, perché la genialità della partitura, l’estro dei solisti e l’intelligenza delle prime parti dell’Orchestra mitigavano con esiti fortunati la lettura eccessivamente seriosa del capolavoro Haydniano: in una miscela di intenzioni che ha incontrato evidentemente, a giudicare dai lunghi e intensi applausi che hanno accolto i protagonisti della serata, l’incondizionato favore del pubblico presente in sala.
Antonio Valentini
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