La Limba sarda comuna è un ridicolo inganno che va a danno dei sardi
giovedì 26 aprile 2007 di exeo
Cosa buona, che si sta facendo in altri comuni sardi con finanziamenti regionali e statali.
Solo che per un parlante nativo di Mogoro la cosiddetta Limba Sarda Comuna non è altro che logudorese, più estraneo dell’italiano a un marmillese, specie se scritto. L’imput viene dalla provincia di Oristano, dove il logudorese si spartisce col campidanese il territorio provinciale.
Da qui a pretendere di insegnare nelle scuole di Quartu o di Guamaggiore il logudorese della fantomatica Limba Sarda Comuna il passo è breve.
So di sostenitori di una tale impresa, spacciata per patriottica e sardista, tanto che si vorrebbe che magari anche a Carloforte e a Tempio si insegnasse a scuola e si parlasse e scrivesse negli uffici il logudorese della Limba sarda Comuna.
Anche a Tortolì pare abbiano deciso che la lingua ufficiale dell’Ogliastra debba essere il bassologudorese della Limba Sarda Comuna, in quanto lingua ufficiale e standard di tutti i sardi, per decisione di qualcuno, ignoto ufficialmente, che spaccia per decisione di una commissione regionale ad hoc e della giunta Soru la scelta della sedicente Limba Sarda Comuna,e che ben sapendo che una lingua ufficiale è un dialetto armato di fucile, non avendo il fucile usa l’imbroglio.
Chissà che direbbero gli svizzeri ticinesi se per decisione di non si sa chi dovessero parlare e scrivere negli uffici di Lugano il tedesco di Berna.
Per la plurilingue Svizzera sarebbe un’ipotesi da ridere.
Eppure c’è un lungo dibattito sul destino delle parlate dell’isola. Da ultimo si contano almeno tre progetti di politica linguistica per la Sardegna.
La proposta di una Limba Sarda Unificada (LSU), avanzata da una commissione regionale di qualche anno fa, la proposta detta Limba Sarda de Mesania (LSM) diventata inopinatamente Limba Sarda Comuna (LSC), e la proposta di valorizzare tutto il repertorio linguistico della Sardegna, con semmai una ufficializzazione delle due maggiori parlate, campidanese e Logudorese.
Bisogna concentrarsi sull’idea che il plurilinguismo è il vero bene da proteggere, che le varietà linguistiche della Sardegna siano una risorsa,che la situazione attuale è ancora una ricchezza,da salvaguardare e da mettere a profitto, come è anche negli intenti della legge regionale 26/97, che proclama la pari dignità di tutte le varietà linguistiche usate oggi in Sardegna in qualunque ambito d’uso.
La Limba Sarda Comune invece è privilegiamento di una forma di logudorese che nessuno ha mai deciso, e tanto meno decisa in nome della notizia falsa che un unico sardo ufficiale ci avvantaggi in Europa. La situazione non è semplice, ma non meritiamo neppure che ci si mettano di mezzo l’inganno e il gioco delle tre carte.
Bisogna ribadire che il repertorio linguistico della Sardegna,tutto quale esso è, dal carlofortino a Sud al maddalenino a Nord, passando per l’italiano,il campidanese, il logudorese, il gallurese, l’algherese e il tabarchino (o comunque tale repertorio sia individuato e distinto al suo interno e verso l’esterno), non solo è una realtà con cui fare i conti quando si fa politica linguistica,ma è un patrimonio del popolo sardo, da salvaguardare tanto quanto il resto delle cose materiali e immateriali che si considerano patrimonio.
La pluralità linguistica deve essere constatata, riconosciuta e valutata in positivo, non ingombro e complicazione da eliminare, alla maniera anche italiana secolare, di risorgimental-monarchica-fascistica memoria. E non è riproponibile a livello sardo ciò che si critica e condanna a livello della storia linguistica italiana toscocentrica, né per orgoglio logudorese, né per orgoglio campidanese. E senza chiudere gli occhi sul fatto che, piaccia o no, in Sardegna c’è ormai, per la prima volta nella storia nota, una quasi piena totalità di parlanti italiano, e spesso monolingui.
Assurdo imporre il Logudorese a tutta l’isola, catalani compresi
Meglio tutelare ogni variante
exeo
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