Le case degli emigrati non sono un lusso da tassare
sabato 17 marzo 2007 di exeo
LE CASE DEGLI EMIGRATI NON SONO UN LUSSO DA TASSARE.
È tornata alla ribalta della cronaca politica la tassa sul lusso. Da essa erano state escluse finora le case degli emigrati. La legge è stata rinviata dal Governo Nazionale alla Corte Costituzionale.
Facendo riferimento a questo atto il Presidente della Regione Sarda Renato Soru ha annunziato che anche gli emigrati dovranno pagarla: circa Euro 600,00 per 60 metri quadri per le case entro tre chilometri dal mare. In questo modo spera che la legge non venga bocciata.
Intanto osserviamo che potrebbe essere bocciata ugualmente, perché le obiezioni non riguardano solo l’esclusione degli emigrati, ma la differenza fra il regime fiscale nazionale e regionale. L’esclusione degli emigrati dalla tassa è giustificata dalla Legge n. 7 del ’91 che equipara nei diritti e nei doveri sardi residenti e sardi fuori Sardegna.
In ogni caso ribadiamo che questo provvedimento è ingiusto, grave e inaccettabile. Esso colpisce migliaia e migliaia di sardi in tutto il mondo, non solo quelli più vicini, in Italia e in Europa. Gli emigrati hanno pagato un grave prezzo, in termini di sacrifici e sofferenze quando sono dovuti partire. Con le loro ”rimesse” hanno per decenni sostenuto l’economia sarda. Oggi vengono colpiti da una tassa iniqua, che punisce il loro investimento nella casa al mare, costruita anche in nome dei figli e della loro identità, e del legame con la terra di origine. In questo modo si mette in discussione il rapporto con le nuove generazioni, oltre a riaprire vecchi risentimenti e dolorose ferite, che il nostro associazionismo in questi anni ha cercato di sanare, mantenendo un rapporto costruttivo con la nostra isola. Dalla perdita di questi legami verrebbe anche un grave danno all’economia dell’isola.
Su questo provvedimento l’opposizione del mondo organizzato dell’emigrazione, che difende il diritto di tutti i sardi fuori Sardegna, sarà intransigente. Chiediamo ancora una volta al Presidente Soru che gli emigrati siano esonerati.
Chiediamo l’intervento, a tutela dei nostri diritti, e a tutela dell’autonomia di tutto il popolo sardo del Consiglio Regionale.
Forza Paris!
Tonino Mulas (FASI e Consultore), Gianni Manca (Germania) Efisio Etzi (Belgio), Francesco Laconi (Francia), Mario Agus (Olanda), Francesca Fais (Svizzera), Cosimo Tavera (Argentina), Lello Giua (Vicepresidente vicario Consulta / Presidente FAES), Domenico Scala (Vicepresidente Consulta – Svizzera), Alberto Mario Delogu (Consultore – coordinatore circoli Canada), G. Cesare Pittalis (Consultore – Italia), Tonino Zedde (Consultore – Belgio), Bonaria Spignesi (ATM – Emilio Lussu), Angela Letizia Licciardi (Consultore – Brasile), Alexa Leinardi (Consultore – Germania), Pietro Schirru (Consultore – Australia), Domenico Canu (Consultore – Germania), Gianluca Espa (Consultore – Gran Bretagna), Bruno Fois (Consultore – Olanda), Gianni Deriu (Consultore – USA), Lucia Cumpostu (Consultore – Spagna), Vittorio Vargiu (Consultore – Argentina), Giuseppe Dessì (Consultore – ACLI), Carlo Lai (Consultore – FILEF), Paola Atzeni (Consultore – esperta eletta dal Consiglio regionale), Serafina Mascia (Vicepresidente FASI) Simone Pisano (Vicepresidente FASI)
alcuni articoli di stampa inerenti la questione:
la Nuova sardegna
Gli emigrati dicono «no» alla tassa sul lusso per le seconde case.
I rappresentanti delle federazioni dei sardi in Italia e all’estero incontreranno il presidente Renato Soru per chiedere di modificare la Finanziaria 2007: «Oltre che un’ingiustizia,è un errore economico».
Gli emigrati: «No alla tassa sul lusso» Il balzello è «iniquo ma soprattutto economicamente sbagliato» In Sardegna da una riunione con l’ufficio di presidenza della Consulta degli emigrati, i rappresentanti delle Federazioni dei circoli hanno già incontrato i capigruppo di maggioranza e di opposizione in consiglio regionale e quindi parleranno con Soru.
Il tema scottante è che quest’anno (dopo i rilievi del governo nel 2006 e in attesa del pronunciamento della Corte costituzionale) gli emigrati non sono stati esentati dalle tasse sul lusso. «Al presidente - dice Tonino Mulas, responsabile della Federazione delle associazioni dei sardi in Italia (Fasi) - diremo che la tassa nei confronti degli emigrati è innanzitutto iniqua ma soprattutto sbagliata da un punto di vista economico ».
Mulas spiega: «E’ iniqua perché i sardi che sono andati a cercare lavoro in Italia o all’estero hanno fatto mille sacrifici. Chi, con i risparmi di una vita, è riuscito a comprarsi una casa al mare lo ha fatto per tenere stretto il legame con l’isola e spesso per convincere i propri figli e i nipoti a frequentare, almeno per le acanze, la terra d’origine».
Se ci sono sardi che si sono arricchiti («ma sono una minoranza insignificante dal punto di vista numerico») si può «prevedere una distinzione guardando ai redditi».
Mulas spiega, quindi, che l’imposta nei confronti degli emigrati «è un errore economico perché molti sardi, soprattutto quelli che si erano trasferiti in Italia, sono ormai pensionati e rientrano spesso nell’isola, anche per sei, otto mesi, e qui spendono la loro pensione, pagano l’Ici e le altre imposte comunali per la loro seconda casa». Se non trasferiscono la residenza in Sardegna «è perché ormai hanno lì i figli e i nipoti».
I rappresentanti delle federazioni oggi chiederanno a Soru di trovare una soluzione tecnica («siamo disposti a pagare qualcosa, ma non più di cento euro, e non certo le cifre previste dalla legge») e di risolvere il problema: «Non vorremmo - afferma Mulas - che un domani la Corte costituzionale o l’Unione europea boccino le tasse sul lusso e che nel frattempo la Regione abbia, inutilmente, rotto il rapporto economico con tutti i sardi che hanno dovuto lasciare l’isola per cercare lavoro ».
In conclusione quella degli emigrati «non è una protesta ideologica o politica», dato che «molti di noi apprezzano le scelte della giunta Soru sulla tutela dell’ambiente e sulle servitù militari».
E, per quanto riguarda le tasse, «non dimentichiamo che alla manifestazione per le entrate regionali a Roma c’eravamo anche noi a fianco dei sindacati e dei politici sardi».
L’Unione Sarda, 9 febbraio 2007
«Siamo utili solo per i nostri voti»
Da Bruxelles a Zurigo passando per Milano, Olanda e Francia, gli emigrati si sentono «strumentalizzati, usati e presi in giro». Come nel gioco delle tre carte, è ricomparsa la tassa per le seconde case dei non residenti, inclusi i nati che vivono fuori: circa 700 mila, metà dei quali nella penisola, l’altra metà in Europa e negli altri continenti. Quasi tutti hanno casa nel paese di nascita, chi nel centro storico e chi al mare, «acquistata a suon di sacrifici». Ma questo sembra non interessare, e la variante alla Finanziaria ha partorito il balzello forse per aggirare le contestazioni del governo centrale che aveva impugnato la legge per presunta incostituzionalità e discriminazione tra residenti e non.
Bruxelles «Contestiamo il provvedimento - esordisce Tonino Zedde - perché iniquo e vergognoso. Chiederemo un incontro col governatore per chiarire se davvero intende tartassare noi emigrati e se siamo utili solo quando gli servono voti. È un secondo Berlusconi, incurante dei nostri problemi». Originario di Sorgono, come tanti conterranei in Belgio torna almeno una volta l’anno in vacanza: «E pensare che volevo comprare una villetta al mare, per invogliare i miei tre figli a non recidere il legame con la nostra Isola. Ma se le cose stanno così, sarà difficile mantenerne una, figurarsi due». C’è chi ha investito il proprio Tfr nell’acquisto o nella ristrutturazione «e ha speso i risparmi di una vita, spesso grama e non da miliardari».
Zurigo «Anziché agevolare chi è stato costretto a partire, con questi balzelli si tende a danneggiarlo». Domenico Scala, origini ad Alghero e da quasi quarant’anni in Svizzera, quale vice presidente della Consulta regionale dell’emigrazione parla anche per conto della comunità sarda in territorio elvetico: «Posso dirlo a nome di tutti: è una vergogna, un tradimento nei confronti del mondo della diaspora. La stessa legge 7 del ’91 dice che gli emigrati sono equiparati ai residenti. Come mai per questa tassa diventiamo forestieri?». L’impianto originario del provvedimento, ora modificato, prevedeva l’esenzione: «Perché ci hanno ripensato? È una beffa anche per i nostri figli, che sono ormai tagliati fuori da tutto. Sono apolidi, non hanno patria. Hanno mantenuto il passaporto italiano, ma hanno solo obblighi verso l’Italia. Nessun privilegio».
Milano «La reintroduzione della tassa sulla casa degli emigrati è un provvedimento grave e inaccettabile». Tonino Mulas, presidente della federazione dei circoli sardi in Italia, si indigna ed esprime preoccupazione: «Migliaia di sardi saranno penalizzati un’altra volta: la prima quando sono emigrati, la seconda quando hanno investito in Sardegna i loro risparmi. Si rende conto il presidente Soru che moltissimi hanno costruito, ristrutturato o comprato le case in Sardegna prima ancora di comprarla in città, nel continente europeo? Per costoro - continua Mulas - la supertassa colpirà addirittura la prima casa. Il governo non ha fatto opposizione solo sulla questione degli emigrati; il rischio vero è che la Corte Costituzionale bocci lo stesso la legge, mentre nel frattempo si è colpito al cuore il rapporto con i sardi, vecchi o nuovi emigrati che siano».
Amsterdam Da Arnhem, cittadina non lontana dalla capitale olandese, Mario Agus, di Gadoni, ha un sobbalzo: «Questa è la volta che ci allontaniamo davvero dalla Sardegna. Non hanno ancora capito, i nostri politici, che noi abbiamo già subito una enorme penalizzazione quando abbiamo lasciato i nostri parenti, la nostra casa, la nostra gente? C’era bisogno di un altro schiaffo?». Pensa soprattutto a coloro che hanno investito i loro piccoli e sudati risparmi nella speranza di tornare un giorno per la vecchiaia: «Invece venderemo tutto. C’è gente che fatica a tirare avanti, nonostante anni di duro lavoro all’estero, e non vorrà e non potrà sostenere un nuovo salasso». Grenoble «L’esenzione della tassa ai nati nell’Isola pur non residenti ci era sembrata una trovata intelligente, un riconoscimento verso la metà del popolo sardo costretto a lavorare e vivere fuori. Così si torna solo indietro», dice Mina Puddu, di Loceri, che interpreta l’umore dei sardi di Grenoble, in Francia, e parla di «insensibilità politica e menefreghismo».
L’ingiustizia A parte il costo, ciò che più dispiace agli emigrati è l’atto in sé. «Un’ingiustizia, una grossa scortesia». Un conto è infatti il professionista che potrebbe pagare 720 euro per 60 metri quadrati, o 1240 per 100 metri, o 1940 per 150 di superficie. Altro conto è il minatore, l’operaio, il "senza mestiere" che si è adattato a fare di tutto in terre a volte più aride di quella lasciata. E con dignità hanno resistito, non sono tornati per essere di peso alla Regione neppure quando il fallimento - quello morale il più doloroso - l’avrebbe suggerito. Ma di questo, alla giunta sarda, importa qualcosa?
Anna Piccioni
exeo
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