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Le opere di Francesco Ciusa a Firenze

A Firenze la mostra delle opere di Francesco Ciusa reduce dai successi di Venezia

giovedì 31 gennaio 2008 di Paolo Pulina

Chi non ha potuto visitare a Venezia (dove ha riscosso grande successo di critica e di pubblico) la mostra “Francesco Ciusa: gli anni delle Biennali (1907-1928)”, ideata dalla FASI (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia), ha la possibilità di farlo, fino al 26 febbraio, a Firenze nei locali della Limonaia di Palazzo Medici Riccardi (sede della Provincia di Firenze; Via Cavour 3) e conoscere così le opere dello scultore sardo (Nuoro,1883 - Cagliari, 1949), che cent’anni fa, alla Biennale di Venezia del 1907, con il gesso La madre dell’ucciso, vinse il primo premio.

Mediante questa esposizione – curata da Giuliana Altea e Anna Maria Montaldo con il coordinamento di Caterina Virdis e con l’allestimento di Roberto Zanon, materialmente organizzata dai circoli sardi “Eleonora d’Arborea” di Padova e dall’ACSIT ( Associazione Culturale Sardi in Toscana) di Firenze – l’artista nuorese è ritornato simbolicamente nella città che lo vide allievo dell’Accademia di Belle Arti tra il 1899 e il 1903.
Fra i suoi maestri ci furono Domenico Trentacoste, Giovanni Fattori e Adolfo de Carolis. Questo soggiorno di studio permise a Ciusa di conoscere e frequentare Lorenzo Viani, Plinio Lomellini, Moses Levy, Libero Andreotti, Enrico Sacchetti.

Molte autorità hanno partecipato, nella giornata di venerdì 25 gennaio, alla conferenza stampa e alla presentazione della mostra, che è stata promossa, oltre che dalla FASI, dalla Regione Autonoma della Sardegna –Assessorati Lavoro e Pubblica Istruzione e dalla Provincia di Firenze, con il patrocinio e il contributo della Regione Toscana, dei Comuni di Firenze, Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari, delle Province di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari, della Cassa di Risparmio di Firenze, della Camera di Commercio di Cagliari, della Fondazione Banco di Sardegna, dell’editrice Ilisso di Nuoro, di IFOLD (Istituto Formazione Lavoro Donne), di ANMIL (Associazione Nazionale Musei Locali e Istituzionali), di Eurotarget Viaggi-Centro Servizi FASI.

Ha dichiarato Matteo Renzi, Presidente della Provincia di Firenze: “Questa mostra rappresenta per noi una grande opportunità perché si inserisce nella politica di organizzare a Palazzo Medici Riccardi grandi eventi culturali. Ospitare le opere di questo grande artista sardo ci offre la possibilità di un confronto tra Firenze e una comunità molto attiva come quella sarda, numerosa in città e nel territorio provinciale”.

In Sardegna c’è un forte risveglio culturale – ha aggiunto il coordinatore organizzativo della mostra a Firenze, Gianni Conti – e questo ci permette di riscoprire grandi artisti come Francesco Ciusa. Aver avuto la possibilità di organizzare questa mostra a Firenze è per noi un fatto molto importante e ci riempie d’orgoglio”.
Tonino Mulas ha ribadito che questa mostra è particolarmente significativa perché presenta l’opera di un autore che ha favorito l’ingresso della isolata Sardegna nella modernità e ha ricordato le personalità artistiche sarde che hanno avuto contatti di studio e di lavoro con Firenze, privilegiato crocevia, luogo di incontro e di confronto, di culture e di correnti artistiche.

Per conto delle istituzioni sarde hanno portato il saluto Sergio Mundula, assessore alla Cultura della Provincia di Sassari, e Tonino Falconi, assessore alla Cultura del Comune di Oristano.
E’ spettato infine alle curatrici Altea e Montaldo illustrare le opere esposte: sette grandi statue in bronzo e gesso tra cui La madre dell’ucciso ( presente nella mostra nella versione in gesso della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Palermo che l’ha prestata per l’occasione), che nel 1907 fece additare il suo giovanissimo autore come una rivelazione.

“Ciusa è un artista straordinario e tutto da riscoprire – hanno spiegato le curatrici – perché la forza che trasmettono le sue opere ha qualcosa che va oltre i particolari della materia e riesce a interiorizzare e pietrificare il dolore, come ne La madre dell’ucciso, ispirata alla vita vera di una donna della Barbagia. Ma La madre dell’ucciso rappresenta solo l’inizio di un percorso ricco e articolato, che vede l’artista muoversi sullo scenario nazionale e internazionale, con esiti di notevole qualità.

Attraverso sette grandi sculture che figurarono all’epoca nei massimi appuntamenti espositivi internazionali, vengono ripercorse le tappe salienti della vicenda dell’artista in quello che fu il periodo cruciale della sua ricerca densa di un ‘verismo’ applicato nella scultura con una grande attenzione ai dettagli e di una plasticità solenne e di grande espressione venata di accenti ‘simbolisti’ e ‘secessionisti’.

Dopo La madre dell’ucciso, in cui si fondono ricordi classici e un’attenzione al dettaglio di sapore ancora verista, lo scultore passa, già alla fine del primo decennio del secolo, a un discorso più conciso e sintetico, venato di accenti simbolisti e secessionisti, evidente in opere come La filatrice (1908-9) e Il cainita (1914). Decorativismo e naturalismo si intrecciano ne L’anfora sarda, con cui l’artista compare alla Biennale del 1928 mentre le altre tre opere sono Il nomade del 1908-09; Il pane del 1907 e Dolorante anima sarda del 1910 -11”.

Paolo Pulina

Responsabile Comunicazione della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia

 

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 26 febbraio dalle ore 09.00 alle 19.00, escluso il mercoledì. Il prezzo del biglietto è di 5 euro intero e 3,5 euro ridotto che consente anche di visitare il percorso museale di Palazzo Medici Riccardi.

Per informazioni: Palazzo Medici Riccardi, via Cavour 3 tel. 055.2760340, oppure Ufficio Informazioni Turistiche APT Firenze, tel. 055 290832/3.

Siti internet www.palazzo-medici.it, www.firenzeturismo.it; ACSIT, tel. 055.240549; fax 055.242006; e-mail: acsitfirenze@virgilio.it

Il catalogo, edito da Ilisso, contiene saggi delle curatrici Giuliana Altea e Anna Maria Montaldo, un testo biografico di Antonella Camarda, schede delle opere in mostra di Giulia Aromando, Francesca Ghirra, Pamela Ladogana, Marzia Marino, Maria Teresa Steri.

 


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