Le opere di Francesco Ciusa tornano a Venezia ed è di nuovo un trionfo

Le opere di Francesco Ciusa tornano a Venezia ed è di nuovo un trionfo

mercoledì 7 novembre 2007 di Paolo Pulina

locandinaGiornata fausta per la FASI (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia) quella del 3 novembre 2007. Nel giorno in cui i lettori della “Nuova Sardegna” potevano trovare, nel quarto volume della “Grande Enciclopedia della Sardegna” (in vendita in allegato al quotidiano) un’ampia voce sulla storia e sul ruolo della federazione che raggruppa nella penisola circa 70 circoli di sardi emigrati, a Venezia è stata inaugurata la mostra “Francesco Ciusa: gli anni delle Biennali (1907-1928)”, organizzata proprio dalla FASI in stretta collaborazione con i circoli sardi “Eleonora d’Arborea” di Padova e “Ichnusa” di Mestre, con il patrocinio e il contributo delle Regioni Sardegna e Veneto, dei Comuni di Cagliari, Venezia e Nuoro, delle Province di Cagliari, Nuoro, Sassari e Venezia, della Fondazione Banco di Sardegna, della Camera di Commercio di Cagliari, di Tirrenia di Navigazione, di FERPI (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana), di ANMIL (Associazione Nazionale Musei Locali e Istituzionali), di IFOLD (Istituto Formazione Lavoro Donne).

A Palazzo Molin Adriatica, Zattere 1412 (un tempo residenza privata della famiglia Stucky, di fronte all’omonimo Molino, nell’isola della Giudecca; poi della società Adriatica; oggi di proprietà della Tirrenia, rappresentata nella circostanza, come “padrone di casa”, da Carlo Perissinotti) molte persone si sono accalcate per partecipare all’evento dell’apertura di una esposizione che riporta a Venezia (fino al 16 dicembre) quindici opere dello scultore sardo Francesco Ciusa (Nuoro,1883 - Cagliari, 1949), che proprio cent’anni fa, alla Biennale di Venezia del 1907, con il gesso La madre dell’ucciso, vinse il primo premio.

Le molte autorità presenti all’inaugurazione erano un’immagine eloquente di come può essere vincente la sinergia economica e operativa tra più enti e istituzioni per il successo di una grande (anche per l’entità dei costi) intrapresa culturale.
Per la Regione Sardegna, il consigliere Sandro Frau, presidente della II Commissione “Diritti civili, Politiche comunitarie, Emigrazione”, ha portato il saluto del presidente Renato Soru, ha ricordato il crescente impegno della Regione nella valorizzazione dei beni culturali e nello sviluppo dei sistemi museali, ha espresso il suo apprezzamento per l’alto livello culturale, che di persona ha potuto verificare, delle iniziative degli emigrati.

Per Tonino Mulas questa mostra è particolarmente significativa sia perché presenta l’opera di un autore che ha favorito l’ingresso della isolata Sardegna nella modernità, sia per il prestigio e l’autorevolezza del comitato scientifico che ha curato la realizzazione dell’esposizione e del catalogo (pubblicato da una delle più importanti case editrici isolane: la Ilisso di Nuoro). La FASI sta valorizzando le grandi figure della alta cultura sarda (Grazia Deledda, Antonio Gramsci, Giuseppe Dessì) con manifestazioni che prevedono sempre la collaborazione dei diversi circoli con le istituzioni dei luoghi in cui essi operano: in tal modo essi possono essere qualificati come veri e propri “battistrada” che spalancano alla nostra cultura le porte del mondo. Degni di lode particolare, nell’occasione, gli sforzi organizzativi dispiegati dai circoli degli emigrati sardi di Padova e di Mestre.

Mariolina Fusco, direttrice dell’IFOLD di Cagliari, ha ricordato come l’esperienza acquisita dal proprio Istituto nel campo della valorizzazione dei beni museali e nella qualificazione professionale delle allieve dei corsi di promozione culturale abbia indotto l’IFOLD a prefigurare, in collegamento con la mostra delle opere di Ciusa, una serie di laboratori didattici rivolti alle scuole.

Maria Vittoria Ciusa Màscolo, nipote dello scultore, figlia di Antonietta (figlia e biografa di Francesco Ciusa), ha portato una affettuosa testimonianza incentrata sui ricordi familiari.
Ha detto del nonno: “Quasi tutte le opere di Ciusa sono autobiografiche, nascono cioè da ricordi d’infanzia legati alla sua terra natale a lui tanto cara da non volerla abbandonare neanche dopo le offerte di lavoro pervenutegli dall’America subito dopo il trionfo veneziano”. Ha ricordato il giudizio lusinghiero di Eugenio Montale e una pagina critica del di lei fratello sulla Madre dell’ucciso.

mostra ciusaSerafina Mascia, vicepresidente vicario della FASI e coordinatrice organizzativa, ha elogiato la collaborazione dei soci dei circoli sardi di Padova e di Mestre al raggiungimento dell’obiettivo culturale prefisso e ha sottolineato come l’esposizione dimostra che la cultura sarda riesce ad esprimere qualità che non sfigurano neanche nei più prestigiosi spazi culturali.

Per Caterina Virdis, docente presso l’Università di Sassari, coordinatrice della mostra, è fondamentale il riconoscimento di una identità sarda sia nell’isola sia presso i sardi d’oltremare.
La Sardegna non può continuare ad essere identificata in stereotipi negativi di primitività (si veda la recente sentenza del giudice tedesco). Ma bisogna difendersi anche dagli stereotipi che vorrebbero essere positivi: non si può, cioè, continuare a pensare che l’arte in Sardegna significa solo gravità, austerità, isolamento e ritardo rispetto ai percorsi continentali. Questa mostra, al contrario, dimostra cultura ampia e aggiornata, ha un respiro nazionale ed europeo: Francesco Ciusa ha aperto la strada dello specifico della scultura sarda a punte eccelse, celebri oggi in tutto il mondo, come Costantino Nivola e Pinuccio Sciola.

Giuliana Altea, anche lei docente presso l’Università di Sassari, curatrice con Anna Maria Montaldo della mostra e dello splendido catalogo, ha sottolineato il fatto che, anche a motivo del successo veneziano, l’opera di Ciusa è stata ridotta ingiustamente ad un solo capolavoro, mentre invece nella sua produzione c’è ben altro: proprio per questo la mostra ha voluto presentare le opere del periodo 1907-1928, create cioè tra la prima e l’ultima delle Biennali cui Ciusa partecipò. Altea ha messo in evidenza alcuni fattori del successo della Madre dell’ucciso, opera che parlava a diversi tipi di pubblico: in particolare, per i sardi era naturale vedere in essa una immagine tipica della contadina sarda, una figura capace di calamitare per la sua semplicità un forte investimento simbolico della “dolorante anima sarda”.

Infine l’architetto Roberto Zanon ha spiegato di aver voluto offrire alla visione del pubblico ciascuna delle opere di Ciusa come se fosse adagiata su una zattera, a significare il positivo approdo alla riva veneziana dopo il lungo percorso che ciascuna di esse ha dovuto affrontare partendo da località distinte e distanti. Il folto pubblico che, a chiusura dell’illustrazione, ha invaso i locali della mostra, ha dimostrato di apprezzare il felice ricongiungimento in terra veneziana di questi capolavori sparsi creati da un artista eccellente.

Paolo Pulina
responsabile Comunicazione della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia (FASI)