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Liberate la Sardegna dalla Tirrenia

Soru: basta con le carrette, vogliamo una gara internazionale - di A.Statera

martedì 18 dicembre 2007 di exeo

Renato Soru, governatore della Sardegna, esordì nella carica governatoriale minacciando di sequestrare a Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, la scrivania di Quintino Sella, se l’allora ministro dell’Economia che a quella scrivania sedeva, non restituiva le quote di Iva spettanti per legge alla sua regione.

Poi tassò i ricchi degli yachts e delle ville miliardarie, suscitando scandalo nel mondo dei ricchi e, non si sa come, riuscì (quasi) a cacciare gli americani dalla base dei sottomarini nucleari della Maddalena. Ora, incauto, lancia la sfida più velleitaria della sua vita: la guerra alla Tirrenia di navigazione, l’ultimo, grande caposaldo dello Stato padrone, l’ultima escrescenza residualclientelare del baluardo Iri, che nessuno è riuscito a definitivamente a intaccare.

La battaglia più dura che si possa immaginare di fronte, tra l’altro, all’ultimo eroe giapponese dei boiardi di Stato, chiuso nella sua foresta fuori dal tempo: quel Franco Pecorini che, pur personaggio minore dello statalismo irizzante, ma immarcescibile, intoccabile, dopo ventotto anni siede ancora al vertice di una delle società più disastrate d’Europa e che neanche Romano Prodi presidente del Consiglio riesce a mandare in pensione.
Soru, in fondo chiede poco: che entro il 2008 la Tirrenia, presieduta dal giapponese Pecorini, in nome della “continuità territoriale” dell’isola e della normativa comunitaria, abbandoni l’esclusiva delle rotte di navigazione sarde, che costituiscono la gran parte del fatturato di quell’impresa, di fatto tecnicamente fallita, per mettere finalmente in gara europea la convenzione per i collegamenti marittimi con la Sardegna.
Ma la ancora potente lobby di Pecorini non ne vuole sapere e il sardo governatore testardo ne fa una battaglia nella guerra della Finanziaria.

Governatore Soru, se permette lei è un po’ matto a prendersela - altro che americani - con quel Pecorini, che tutti i governi di tutte le specie, destra e sinistra, tengono nell’ultimo baluardo dell’impresa pubblica più costosa e clientelare che esista al mondo per chiedere di rispettare la scadenza della convenzione con la Tirrenia ?
«Sì, un po’ matto, non lo nego. Difficile trattare con queste lobbies su ovvii diritti. Se vogliamo, sono molto più ragionevoli gli americani dell’U. S. Navy che gli italiani della Tirrenia Navy, coinvolti tra vecchie clientele e antichi interessi. Gli epigoni dello Stato padrone e clientelare sono più difficili da trattare».

E lei, incauto, ora gli dichiara guerra ?
«Bisogna pure che questi prima poi capiscano che in qualche modo noi sardi, che facciamo quasi tutto il fatturato della Tirrenia, e direi gli italiani tutti, dobbiamo liberarci di questo peso di piombo che, approfittando di una convenzione esclusiva, non vogliono mollare. Costano al paese 200 milioni all’anno di perdite, rispetto a un servizio vergognoso per noi sardi e per tutti».

Auguri, presidente Soru, ma l’emendamento alla Finanziaria che limitava al 2008, invece che al 2012, l’esclusiva della Tirrenia per la Sardegna è scomparso ?
«Sì, hanno lavorato lobbies di tutti i tipi, purtroppo compresa quella dei sindacati, o di pezzi di sindacati. Noi chiediamo semplicemente servizi dignitosi, garantiti attraverso una gara europea. Non vecchie carrette da 14 nodi, ma navi moderne da 28 nodi, con decenti servizi a bordo, a tariffe che garantiscano la continuità territoriale di un pezzo importante d’Italia».

Con la Tirrenia ?

«Con una gara internazionale, cui la Tirrenia, se vuole, parteciperà. Ma una gara da fare subito, nel 2008, non nel 2012 o alle calende greche, tempi cui le lobbies in campo vogliono rinviare la scadenza ».

Il governo glielo aveva promesso, governatore ?

«Sì, me l’aveva promesso il governo, me l’avevano promesso Prodi e D’Alema, mi avevano detto che il governo avrebbe agito con coraggio su questa materia, ma la lobby della Tirrenia poi ha lavorato sodo in Parlamento, difendendo la Tirrenia, gli interessi privati e i suoi boss, oltre i limiti legittimi».

Ma qual è questa potente lobby ?
«Faccia lei. Lì alla Tirrenia, solo per dirne una, c’è un signore che fa il buono e il cattivo tempo da un quarto di secolo. Le sembra normale?».

Ma quel Pecorini, in fondo, è un vecchio pensionato, superstite sopravvissuto miracolosamente della Prima repubblica .
«Sarà, ma la lobby della Tirrenia funziona, per il peso del sindacato, per il peso delle società che hanno appalti dalla società, dal catering alla manutenzione, fino a tanti altri affari che definirei privati». Comunque viene garantita quella che chiamate “continuità territoriale» tra il continente e l’isola. «Sì, ma con quello che costa la Tirrenia, che negli ultimi ha pesato all’incirca per un miliardo e mezzo di euro, avremmo forse già pagato un ponte sospeso tra la Sardegna e il continente».

Ma lei si rende conto che così, a parte l’ottimo Pecorini, cui lei consegna per la storia il ruolo di ultima figura mitica della prima repubblica, crea un problema grave a Napoli, dove ha sede la Tirrenia, con migliaia di dipendenti, e anche che al governo Prodi, che di guai ne ha ben altri che non la Tirrenia, e la “continuità territoriale” della Sardegna ?
«I napoletani non difenderanno certo il loro lavoro spendendosi per la Tirrenia, che, se vorrà e se potrà, parteciperà alle gare che saranno indette per ottenere le concessioni. Se no, si difende la società mucillaginosa di cui parla De Rita. Perché ormai a tutti e non solo a questo governo, si chiedono decisioni coraggiose, non eterni compromessi al ribasso».

ALBERTO STATERA

Fonte: La repubblica


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