MESSAGGERI SARDI

Di Vitale Scanu

martedì 6 novembre 2007 di vitale scanu

immgine Ancora una volta i privati, con tanta dedizione, competenza e buona volontà sopperiscono a quello che è un dovere delle istituzioni. Parlando di emigrati sardi, il nostro riferimento chiaramente va in direzione dei dicasteri regionali, delle loro competenze, delle loro promesse, delle loro inadempienze delle loro realizzazioni a favore dei corregionali sparsi nel mondo,

Da tanto tempo i nostri emigrati sardi in Italia e nel mondo tirano la giacca degli onorevoli, in vista di una positiva risposta ai problemi più emergenti. Ma sembra che parliamo linguaggi diversi. Eppure gli emigrati riversano in Sardegna quantità considerevoli di divise estere e ancor più contribuiscono a un ritorno d’immagine lusinghiero per la nostra terra. Da ogni latitudine del globo ci giungono sorprendenti nuove circa nostri corregionali che in ogni campo, ad ogni livello, hanno guadagnato postazioni anche di grande prestigio e sono sinceramente rispettati e ammirati perché sanno lavorare e si sono saputi integrare pur conservando ostinatamente la propria identità. “Ma i sardi sono diversi”, sentirete dappertutto con tono di apprezzamento. Sono i nostri migliori “ambasciatori”, sono “un valore per la regione”, giustamente; sono la “merce” più pregiata che esportiamo.

Ma qui in casa mancano riscontri di comprensione, di apprezzamento, di supporto, spesso anche al livello minimo della buona creanza: l’onorevole è assente”... Ci troviamo di fronte a muri di gomma. L’unica risposta concreta è la diminuzione significativa degli aiuti economici ai Circoli nei paesi di emigrazione.

Da anni ormai, si sta spostando la comprensione della vera essenza dei Circoli: da luoghi più o meno strutturati e attivi di incontro o di dopolavoro a una nuova configurazione di agenzie culturali vere e proprie, luoghi di alimentazione e conservazione della nostra inconfondibile identità sarda. Lingua, usi, costumi, musica, balli, cultura, storia, arte, manifestazioni varie… riemergono e si rianimano nei nostri Circoli. Lì ci sentiamo sardi in diretta. Mancando i Circoli, diciamo la verità, i nostri corregionali restano dispersi, senza alcun collegamento, senza un punto di aggregazione e di riferimento nei luoghi del loro lavoro. Fuscelli nel grande mare globale. I Circoli sono l’ultimo ridotto dove ancora possiamo sentirci a casa nostra, pur lontani dalla nostra “patria sarda”.

copertinaUno strumento insostituibile e prezioso per questo scopo era il Messaggero Sardo. Promesse e impegni e discorsi non sono ancora riusciti a riesumare quello che era come il salotto di incontro dei sardi nel mondo, perché vi si discuteva di tutto: politica, poesia, informazioni, relazioni dai circoli, presentazione di libri e di artisti sardi, richieste di aiuto, cinema e teatro… Di tutto. E anche di politica, appunto. L’operato dei nostri politici regionali ci arrivava unicamente attraverso il Messaggero Sardo, e attraverso questo periodico essi potevano propagandare i loro programmi e i loro risultati fino in Canada o in Australia o negli Stati Uniti.

Per fortuna sono rimaste alcune antenne mediatiche a surrogare la grave lacuna: Giuseppe Mantega, Massimiliano Perlato, Giovanni Pinna, Giusep-pe Pani, Sergio Nuvoli… Sono persone che con ammirevole dedizione, altruismo e senza calcoli di tempo, di convenienza e di energie, hanno egregiamente riempito lo spazio lasciato vuoto dal Messaggero. Con i loro media elettronici o cartacei, essi raccolgono le voci che arrivano dall’emigrazione sarda, le trasmettono e le fanno circolare puntualmente tra is disterraus:

il ricchissimo sito emigratisardi.com di Giuseppe Mantega - info@nuovocammino.it di Giovanni Pinna (Ales) - lo storico piffilandia@tiscali.it di Massimiliano Perlato (Cinisello Balsamo) settimanaleilportico@libero.it di Sergio Nuvoli (Cagliari) - settimanale@arborense.it di Giuseppe Pani.

E’ doveroso ringraziarli e mettere in primo piano, almeno per un’esigenza di bon ton, il loro operato, senza il quale gli emigrati si sentirebbero ancor più dispersi, disuniti, disorientati. Ma Il Messaggero ci vuole. Non chiediamo la luna. Chiediamo di riesumare quel mensile che è sempre stato il mezzo di comunicazione privilegiato per gli emigrati sardi.

Vitale Scanu