Dopo il successo della terza edizione dell’AsuniFilmFestival

MIMMO BUA - Progetto Asuni, avanti tutta!

venerdì 3 agosto 2007 di miali

Asuni è un piccolo paese dell’oristanese, al centro della Sardegna, di circa 360 anime. Gli emigrati sono almeno il doppio, sparsi per l’Europa e altri continenti.
Un sindaco lungimirante, Sandro Sarai, quattro anni fa ha lanciato un progetto che per qualità e chiarezza di prospettiva può essere considerato se non il migliore uno dei più significativi progetti culturali di rilevanza "nazionale", dato che i Sardi continuano imperterriti a considerarsi popolo (seppure piccolo) di una (minuscola) "nazione mancata", come Emilio Lussu definì la sua isola ai tempi dell’Assemblea costituente della repubblica italiana.

Grazie all’apporto entusiasta di alcuni intellettuali, poeti, scrittori, artisti e cineasti, Asuni è diventata un centro culturale di prim’ordine che nel corso della calda ma ventilata estate isolana accoglie artisti e visitatori di tutto il mondo, trasformandosi in una sorta di albergo diffuso che impegna nell’atavico dovere di ospitalità ogni famiglia e ogni casa. Il progetto Asuni, giunto quest’anno alla sua terza edizione, prevede due manifestazioni che ruotano attorno al cuore del progetto stesso, la costruzione di un Museo dell’emigrazione e di un Centro di documentazione della cultura dei migranti, affidato all’Associazione "Su disterru" (l’esodo) presieduta dallo scrittore musicista Antonello Rubattu.

Una delle manifestazioni è l’Asuni Film Festival, diretto dal giovane regista Antonello Carboni, pluripremiato autore di documentari, di cui si è appena conclusa la terza edizione, e la Festa della letteratura e delle arti "Parole e Visioni" affidata alla direzione del poeta Alberto Masala, responsabile anche del progetto LOGOS, Quest’ultimo prevede la costruzione di un centro internazionale di produzione d’arte e di progettazione culturale, il cui primo passo sarà un corso di formazione professionale per i giovani della zona. Asuni diventerà così - come sostiene il sindaco Sarai - "un luogo in cui si produce l’evento, l’opera: arti visive, cinema, musica, letteratura… La festa della letteratura e delle arti, Parole e visioni, sarà ciò che deve essere: un episodio festoso, un’occasione per ritrovarsi come sempre. Ma l’importante sarà il fatto che noi produrremo tutto l’anno, in maniera stabile. Le occasioni d’incontro saranno moltiplicate. E dovremo essere in grado di fornire servizi culturali al territorio, costruire una rete, coinvolgere altri comuni della Sardegna".

A differenza di altri eventi culturali rilevanti, ma più basati sulla spettacolarità, spesso a discapito della qualità, come la Rassegna letteraria di Gavoi o Time in jazz di Paolo Fresu, a Berchidda, che ricevono regolari contributi dalla Regione autonoma Sardegna e da altri enti istituzionali, al Progetto Asuni sono stati concessi pochi spiccioli al momento del varo, per l’edizione di quest’anno la giunta presieduta dal governatore-giudice & regolo Renato Soru non ha stanziato nemmeno un soldo. E tuttavia il progetto va avanti.

In una recente intervista al quotidiano l’Altravoce Sandro Sarai ha cercato di dire i motivi del mancato sostegno da parte dell’amministrazione regionale: «Sono molto deluso dall’atteggiamento del governo regionale. Ricordo le parole del presidente in campagna elettorale: “Non venite a Cagliari a chiedere l’elemosina, presentate progetti credibili e la Regione sarà al vostro fianco”. Queste parole mi avevano affascinato: finalmente qualcuno che rivoluzionava gli schemi, metteva in primo piano il merito. Noi abbiamo lavorato sodo, abbiamo investito, abbiamo dimostrato che anche in un piccolo paese del centro Sardegna si poteva creare qualcosa di positivo, che si poteva invertire la tendenza e dare vita ad un modello di sviluppo sostenibile legato alla cultura anche in una zona delle più povere...

Ma dalla Regione nessuna risposta: tanti apprezzamenti, belle parole, anche la gradita presenza del presidente alla nostra prima edizione, poi silenzio. Intanto altri progetti venivano finanziati: nati con noi, dopo di noi, alcuni senza nessuna esperienza organizzativa, ma finanziati direttamente dall’amministrazione regionale, altri con i fondi della pubblicità istituzionale, altri ancora con la nascita di nuovi circuiti. Senza che nessuno ne sapesse qualcosa, senza bandi di gara, senza una selezione preventiva, senza uno studio culturale a monte che valutasse i progetti presentati. Questo mi ha amareggiato molto. Forse non bisognava presentare progetti credibili, ma farli presentare da personaggi credibili agli occhi di qualcuno».
C’è da dire che il sindaco è un autorevole rappresentante del "partito del presidente", Progetto Sardegna, che ora sta per dissolversi nel nascente Partito democratico. Ma evidentemente non si è procurato nel palazzo un padrino più accreditato, con carica di consigliere o di assessore o di consigliori del capo, dato che anche la mafia politica nostrana ha i suoi rituali inaggirabili.

Così, quella del 2007, sarà una "’edizione di sussistenza" basata sull’apporto volontario di artisti e intellettuali che già hanno preso parte attiva alle edizioni passate e intendono mantenere quel rapporto di amicizia profonda che si è realizzato con l’intera popolazione di Asuni.
«A settembre faremo senza soldi. Chiameremo i nostri amici, le persone che ci vogliono bene e con loro faremo festa, apriremo ancora il nostro paese. Abbiamo già ricevuto molte chiamate spontanee di artisti che si offrono senza chiedere niente in cambio. Non so se per un giorno o tre, ma non abbiamo nessuna intenzione di rassegnarci. Ringrazio i tanti che ci hanno manifestato la loro solidarietà: artisti, poeti, musicisti, persone comuni. Non ci sentiamo soli. Il mio paese ha cinquemila anni e non vuole scomparire. Sappiamo che se i piccoli paesi della Sardegna muoiono, e stanno morendo, muore la Sardegna. Diventeremo un popolo senza storia.».  [1]

La prima tornata dell’estate asunese si è già conclusa con un successo di qualità e partecipazione. La terza edizione dell’Asuni Film Festival è stata dedicata a una rassegna del cinema curdo, con la partecipazione di registi di caratura mondiale, come Bahman Ghobadi, Hiner Saleem, Kazim Oz, Hisham Zaman, Rahim Zabihi, Binevsa Berivan, e la straordinaria esordiente Eylem Kaftan, autrice del pregevolissimo "Vendetta Song", che ha animato le serate finali, ad Asuni e nella cornice suggestiva del Parco dei Suoni del comune gemellato di Riola Sardo.

La parte dedicata ai documentari e ai film sulla Sardegna (o al Sardistan) ha visto la partecipazione, dal vivo, di alcuni dei registi più rappresentativi di un cinema che, seppure con qualche incertezza o perplessità, si comincia a definire sardo: Gavino Ledda, Giovanni Columbu, Enrico Pitzianti, Piero Sanna, Marco Antonio Pani, Daniela Piu, Simone Contu, Marina Anedda, Ignazio Figus, Virgilio Piras, Felice Tiragallo, Simone Cireddu, Paolo Zucca, Filippo e Matteo Martinez, Libero Bizzarri e il giovane ma geniale Alessandro De Palo. Alle discussioni e ai confronti hanno preso parte attiva e autorevole Beppe Pilleri, della Cineteca sarda, Romano Cannas, direttore di Rai-Sardegna, il docente di cinema Antonio Cara, il critico Gianni Olla, Franca Farina della Cineteca nazionale, il pittore Salvatore Garau e il critico Ivo Serafino Fenu, Bruno Roberti, direttore del Roma Film festival e Maria Grazia Caso, direttrice del Mediterraneo Film festival di Paestum.

Il lungo elenco per dire quanti eminenti personaggi della cultura sarda e italiana abbiano voluto dare il loro apporto accontentandosi dell’ospitalità delle famiglie asunesi e di un buon pasto caldo nella mensa comune. Spesso rinunciando al rimborso dellle spese di viaggio, anche quando le appassionate discussioni si protraevano fino a notte tarda. Sfatando, tra l’altro, il luogo comune che vorrebbe i sardi di poche parole.

Il prossimo appuntamento è per l’ultima settimana di settembre con una nuova edizione di "Parole e Visioni" che sarà pure all’insegna della sussistenza finanziaria, ma già si annuncia scintillante. Una vera festa per salutare l’estate sull’altopiano un tempo popolato dalle Janas, le fate che erano anche muse.

[1] (le dichiarazioni di Sandro Sarai sono tratte dall’intervista curata da Francesca Falchi, apparsa su l’Altravoce).