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Masua: buone notizie, asta fallimentare per i siti minerari
venerdì 6 aprile 2007 di exeo
Masua. Tronchetti Provera e Ligresti fanno dietrofront: i beni del Geoparco resteranno alla Regione. Siti minerari, asta fallimentare gli immobili. Contro la gara internazionale si era mobilitata mezza Sardegna
Soru: «Ora sono felice»
Tronchetti Provera e Ligresti si tirano indietro. Così come gli altri imprenditori interessati a comprare Masua e Ingurtosu.
Nonostante voli in elicottero e manifestazioni di interesse la gara internazionale per l’acquisto dei gioielli che guardano al Pan di Zucchero è andata clamorosamente deserta.
E anche la Regione ha deciso di fare dietrofront: i siti minerari dismessi non saranno più venduti ma assegnati in concessione.
Forse per 50 anni. L’esito fallimentare dell’asta - contro la quale si era mobilitata mezza Sardegna - ha portato un cambio di strategia. E da ieri le aree pregiate del parco Geominario non sono più sul mercato.
Giocoforza la regione sarà costretta a modificare anche i progetti del relativo bando internazionale “Luxi” che appunto definiva la cessione, la riqualificazione e la trasformazione delle aree che si affacciano sul Pan di Zucchero. «Dirotteremo gli investimenti previsti per Masua verso i centri abitati di Nebida e Buggerru, previo accordo con i rispettivi amministratori locali - ha fatto sapere il presidente della Regione Renato Soru sottolineando che lo stesso trattamento sarà riservato per la zona di Ingurtosu: «verrà rifatto il bando - ha aggiunto il governatore - tenendo conto della spinta, pervenuta in corso d’opera, ad evitare la vendita e a prevedere invece la formula della concessione dei siti ».
Oltre alla Pirelli Re e l’Immobiliare lombarda (facenti capo rispettivamente a Tronchetti Provera e Ligresti) avevano manifestato interesse per gli ex beni minerari anche l’associazione di imprese Sviluppo Sardegna e la Hines Italia. Società dietro le quali si era ipotizzato potessero esserci anche l’Aga Khan o Tom Barrak. Ma gli imprenditori che avevano presentato la manifestazione di interesse visitando anche il sito minerario dismesso, non si sono presentate all’appuntamento fissato per le il 3 aprile scorso alle 13, dopo una proroga di un mese. «Non abbiamo più lavorato al bando che oltre ad essere stato contestato da parte sindacale - ha commentato Soru - ha avuto critiche per la mutata sensibilità ambientale. La consapevolezza della tutela della costa è cresciuta e non solo sono d’accordo, ma ne sono felice».
La gara interessava due compendi, quello dell’area di Masua e Monte Agruxau, su una superficie di circa 318 ettari, dove sarebbe stato consentito il recupero e la realizzazione della volumetria esistente sino al limite massimo di 160mila metri cubi.
Il secondo riguardava Ingurtosu, Pitzinurri e Naracauli, per una superficie di circa 329 ettari. In questo sito sarebbe stato consentito il recupero e la realizzazione della volumetria esistente sino a 100 mila metri cubi.
L’importo a base d’asta era di 32 milioni per il primo e 11 per il secondo.
di A.Z.
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