Mens Sagra in Corpore Sardo

fauna umana da sagra, vista con indulgenza.

lunedì 28 agosto 2006 di Michela Murgia

Non che mi interessino i prodotti in sè e per sè, senza togliere nulla al fatto che certi siano veramente buoni. Trovo però molto più succulento godermi la fauna umana che anima queste cattedrali della convivialità da piazza.

Di gente ce n’è sempre tanta, ma in mezzo alla folla sono facilmente distinguibili tre tipologie di sagraioli: il turista, il sardo e il sardo che accompagna un turista.

Il turista è lì nel suo pieno diritto: non sa nulla del mondo che lo accoglie e cura questa sua incolpevole ignoranza assumendolo per via orale, tramite i suoi prodotti. Gira tutto e assaggia tutto, dichiarando di non aver mai mangiato nulla di più buono in vita sua. E’ un tripudio di “oooh” davanti agli strumenti tipici, di “mmmh” davanti al piatto tipico, di dita puntate davanti al ballo tipico. Sciocco turista, gli sfugge l’elemento più tipico di tutti: il sardo da sagra.

Il sardo da sagra sa che non dovrebbe trovarsi lì. Non ha una giustificazione sociale per andare a curiosare una gastronomia di cui conosce ogni anfratto organolettico. Si aggira quindi tra le bancarelle degli assaggi con l’aria furtiva di chi sia capitato lì per caso, senza nemmeno sapere - pensa te - che lì c’era proprio questa bella sagra.

Il sardo da sagra ha il pudore inconfessabile di passare per scroccone; per questo gira prima tutte le bancarelle della gadgettistica artigianale di sughero, degli strumenti musicali e delle audiocassette dei poeti locali. Se può, fingerà di non vedere eventuali conoscenti. Solo al termine di questo giro dissimulatorio accenna una domanda casuale alla sua consorte appesa al braccio, vaghissimo: “e in quel tendone cosa ci sarà mai?”. Ovviamente è impossibile capire dal profumo fortissimo che in quel tendone c’è una cucina da campo approntata da dove vengono sfornati pasticci con le cipolle piuttosto che la fregola con la bottarga. Non lo si poteva evincere dalla fila chilometrica di turisti con piatto in mano che aspettano pazienti la loro forchettata di tipicità. Era difficile intuirlo anche dal misterioso cartello 4 metri per 2 sopra il tetto, che annuncia criptico: BOTTARGA GRATIS A MORSI.

Mistero fu mai meglio custodito di quello? Così il sardo da sagra fa la fila, ogni tanto ripetendo la domanda come un mantra, per fare ben in modo che gli altri sardi da sagra vicini possano prendere atto della sua innocente inconsapevolezza e smettere di pensare che lui è lì per mangiare a sbafo. Naturalmente, dopo essersi scofanato l’impossibile, il giorno dopo negherà di essere stato alla sagra “se non di passaggio”, lamentandosi del traffico che queste manifestazioni turistiche generano nel centro storico del paesello e non mancando di criticare gli scrocconi sardi che vanno a satollarsi senza ritegno.

Ben diverso l’atteggiamento del sardo che ha la fortuna di avere un amico turista come specchietto per le allodole. Lì ogni pudore è ingiustificato: sta mostrando a un amico le meraviglie culinarie della Sardegna! Quale migliore biglietto da visita che gustarle a sua volta, con l’aria padronesca di chi sia stato svezzato a delizie tipiche, decantando metodi di produzione e aneddoti infiorettati di termini dialettali. Adesso ti faccio assaggiare io, prendi questo! Aspetta che lo assaggio anche io, sia mai che ti do da mangiare una cosa non buona, perchè sai, non è che tutti qui le cose le sanno fare bene, mi ricordo mio nonno che preparava questo piatto quando… E intanto mastica, intervallando sprazzi di passato remoto a visioni meno remote di fauci divaricate a ingurgitare questo e quello. Non di rado, dopo aver mangiato un bue rosso con tutte le corna, il sardo che accompagna un turista si lamenta che il piatto non era come avrebbe dovuto essere e l’indomani condurrà l’amico inconsapevole a una nuova sagra, con il dichiarato intento di fargli gustare l’ennesima meraviglia fatta “come una volta”.

Io osservo e rido, dando un morso al mio piatto tipico con la scusa di essere qui per raccontare cosa vedo. Arrazz’e facci!