Sardi in Second Life

Miali Logudoresu - Cronache di mondi virtuali

Un mondo virtuale è solo una proiezione del mondo che chiamiamo "reale"?

sabato 4 agosto 2007 di miali

Da tempo quotidiani ad alta tiratura e settimanali di largo consumo parlano abbastanza spesso dei mondi virtuali di Internet, e in particolare del primo ad essere creato dal gruppo statunitense dei Linden, Second Life. Gli utenti di SL hanno ormai superato i 6 milioni e crescono ad un ritmo sostenuto, anche se il sito (o la complessa rete di server dislocatìi fra Dallas e Los Angeles, oltre ai numerosi siti compartecipanti e sussidiari) in realtà non arriva a reggere più di 30 mila utenti se si collegano contemporaneamente e i crash diventano a quel punto così frequenti da rendere impraticabile il sito. E tuttavia Second Life, da qualche mese, non è più il mondo virtuale in Internet più frequentato, dal momento che i due virtual web creati dai cinesi (Hipihi e Shanda) lo superano di parecchi punti in percentuale, anche se ancora non hanno messo a punto il browser in inglese (per collegarsi bisogna usare quello in cinese).

Gli operatori asiatici godono di un vasto mercato - gli utenti registrati sono già decine di milioni - nonché di bassi costi di produzione.
Secondo gli analisti tali società hanno gia’ raggiunto il break-even-point nel proprio segmento di mercato (in particolare quello dei videogiochi) e hanno un forte potenziale di allargamento verso altri segmenti nei quali possono sfruttare le proprie economie di scala. Secondo un sondaggio, paesi come Francia, Olanda e Germania sono particolarmente inclini al made in Cina e rappresentato validi mercati di sbocco.

Sempre secondo alcuni analisti del web, Second Life sta affrontando il problema (o l’opportunità) dell’internazionalizzazione e dell’adeguamento della propria infrastruttura IT rispetto alle esigenze della domanda potenziale. Al momento la dotazione IT di SL e’ inefficiente (soglia di saturazione intorno ai 28 mila utenti). Questa sembra essere la ragione per la quale il management di SL abbia recentemente adottato la strategia dell’”open source”, cui potrebbe fare seguito un ricorso alle economie esterne per la gestione del servizio (outsource), o ancora ad un modello basato sulle licenze per l’uso dei servers che saranno affidati a terzi.

Decisamente distanziate quanto a numero complessivo di utenti le due società americane che hanno dato vita a Kaneva e a IMVU: Quest’ultima ospita mediamente oltre 42 mila utenti in contemporanea. Ma non offre un mondo virtuale come SL; offre comunque un prodotto in 3D che incontra il bisogno di socializzare e interagire attraverso avatars, seppure privo di costruzioni e paesaggi. Sembra che molti utenti di SL si avvalgano di IMVU per le chat e le conferenze reali in stream.
SL starebbe perdendo il suo appeal anche a causa della forte presenza sul "territorio" di speculatori immobiliari e di una vasta rete di prostituzione virtuale gestita da prosseneti virtuali (padroni di club, night e casino). Tali presenze scoraggiano o finiscono per soffocare gli utenti in cerca di una socializzazione genuina.

Incuriositi da queste informazioni, il sottoscritto e il sodale Manuel Furru hanno deciso di inviare anch’essi un loro avatar ad esplorare questi mondi virtuali, a cominciare dal primo in ordine di tempo se non di frequentatori: Second Life, appunto. Con la complicità di un giovane imprenditore sardo che condivideva il gioco di voler creare lì una sorta di "avamposto" sardo, hanno "spedito" i rispettivi avatars, scegliendo i nomi (o gli peseudonimi) di Peppecolvu e Antonigroddhe - come dire un corvo e una volpe sardi - e accettando come cognome (fra quelli suggeriti dalla società che gestisce il sito) quello di Tomsen (un simpatico personaggio di un video-gioco in voga qualche anno fa).

Il compito di fare da battistrada è stato affidato dunque a Peppecolvu Tomsen il quale si è presentato ai primi di marzo con una testa volpina e una fluente coda di procione, cercando di fare conoscenza e di familirizzare con altri frequentatori. Second Life è un mondo multietnico e multilingue: per orientarsi e fare le prime amicizie bisogna conoscere un po’ di inglese e almeno un’altra delle lingue più diffuse (francese, spagnolo e tedesco, dato che gli europei sono la grande maggioranza degli aficionados). Il nostro avatar si arrangiava bene col francese e mischiandolo al logudorese riusciva a comunicare agevolmente anche con gli ispanici: ma i primi tempi, propendendo per le ore piccole e sfruttando le differenze d’orario, si aggirava spesso anche per siti americani e giapponesi (che dal punto di vista grafico sembravano essere i più attraenti).

Nel giro di un paio di settimane è possibile familiarizzarsi con quella strana lingua franca (un misto di inglese basic e di francese semplificato) che tutti "parlano" nelle chat e grazie alla quale è possibile fare amicizia con propaggini animate di tutto il mondo ed entrare a far parte di varii gruppi. Raggiunto il numero massimo di 20 adesioni a vari gruppi il nostro Peppe (o Pep, come molti preferivano chiamarlo) ha pensato bene di sfruttare un minimo di popolarità acquisita per costituire un suo gruppo, chiamato Ile de Sandhan. Nel frattempo però aveva perso la testa volpina (forse per via di un bug, un qualche accidente elettronico che cambia spesso i connotati dell’avatar) e rinunciato alla coda di procione in cambio di due ali regalate da un’amica francese. E sfruttando abilmente l’apparenza angelica, ballando automaticamente salsa e merengue nelle balere e nelle discoteche, ha raccolto una ventina di aderenti di varia nazionalità attorno a un ambizioso programma o statuto, quello di contribuire all’unità e alla fratellanza di tutti i popoli presenti in SL. Grazie a buone conoscenze ha anche ottenuto un ingaggio gratuito per tenere una serie di conversazioni sulle "origini e i metri della poesia medioevale e moderna" presso un isituto virtuale, una sorta di accademia aperta, chiamata Literature Alive e organizzata da una simpatica addottorata dell’Indiana University. Ed è così che ha potuto cominciare a parlare di sestine e trintases, iniziando da Arnaut Daniel per poter arrivare anche ai meno conosciuti ma non meno esperti di ragioni metriche Paulicu Mossa e Baigno Pes.

E’ stato proprio in occasione di una di queste conferenze virtuali che è spuntato fuori il terzo sardo in SL, ma non senza un sussulto al momento di leggere il nome sulla "corolla" che identifica gli avatars: Cicitu Masala. Quasi che l’amico poeta da poco trapassato in altri mondi sottili avesse deciso di fare anche lui una capatina in Second Life. Si trattava di un simpatico giovanotto quartese trapiantato ad Assemini che aveva scelto quel nome proprio in onore del poeta da poco scomparso. Ed è stato forse comico, ma anche un sollievo, poter finalmente parlare in sardo di fronte agli attoniti partecipanti di lingua inglese, francese e olandese: ai quali si poteva tradurre in simultanea, tramite una lingua più diffusa, grazie a un aggeggio chiamato Babbler (il "ciarlatore") che permette di tradurre in diretta in inglese, francese, o altra lingua accreditata, se non dal sardo, a partire dall’italiano o dallo spagnolo. Cicitu ha informato Peppe di aver incrociato altri sardi, vagando per islands, e di averli trovati un po’ sperduti seppur decisi a impratichirsi delle regole e a farsi largo anche nel mondo degli affari virtuali.

Era quasi ovvio che venisse l’idea di costruire un sito dove - volendo - i sardi di SL potessero creare anche lì il loro circolo. Non esclusivo magari ma con un tocco di internazionalismo che non guasta. Peppe Colvu aveva già acquistato un piccolo terreno nell’island (o continente o SIM) detto Ivory e vi aveva costruito la sua "domo fiorida", un’abitazione di due stanze tappezzata con textures tratte da fioriture tipiche (di mirto, cisto, asfodelo ed elicriso). La speculazione "edilizia" è l’attività sicuramente più redditizia in SL: nel giro di pochi anni si è costituita una vera e propria casta di proprietari terrieri che, lottizzando i SIM (acquistare un’isola- continente costa poco più di 1000 dollari US reali) giadagnano non tanto dai prezzi di vendita dei lotti quanto dai "fees" (tasse o rendite o benefici feudali) che a seconda dell’estensione del terreno e della rinomanza vanno, minimo, dai 750$L (circa 3 euro) ai 3500 a settimana (ai quali bisogna ovviamente aggiungere il costo dell’abbonamento al sito, senza il quale non è permesso fare attività di compravendita o di commercio).

Con l’aiuto del gruppo già costituito è nato così il sito (o l’enclave) Ile de Sandhan, con la sua bella baia sormontata da un faro che soimiglia abbastanza a quello di Cala Mosca, il suo nuraghe, il suo pozzo sacro, il suo pinnetu e la sua "mesa" dell’ospitalità coi prodotti tipici e di degustazione (ovviamente virtuale) offerti a pochi centesimi ai visitatori e gratis per gli amici. E insieme agli edifici simbolici, l’esposizione aerea dei quadri dell’artista francese. Titep, gli oggetti della giovane andalusa Siri e la strana mascotte: un elefante viola che risponde con barriti virtuali al nome di Dumbu. Il lettore curioso, se vuole, può anche dare uno sguardo alla pagina di Peppecolvu interamente dedicata a Ile Sandhan con foto, filmati e informazioni essenziali (www.manuelfurru.eu/pagine/ilesandhan.htm). Verso metà maggio il sito era completato. Nelle intenzioni dovrebbe diventare non solo un "luogo" da visitare ma anche un centro di incontri che non siano quelli più diffusi e abituali in Second Life, quelli che un amico buontempone ha riassunto nella triade: cazzeggiare-spupazzare-fare sesso virtuale. Più o meno quello che accade diffusamente o mediamente anche in RL (o mondo reale) come di solito viene indicato in SL quando ci si disconnette.

L’esperienza di Peppe Colvu in Second Life, con immagini, filmati e altre cronache, può essere es’plorata in www.manuelfurru.eu/pagine/ilesandhan.htm