I politici sono comici?

Mimmo Bua - I comici e la politica

La politica non è più un’arte, ma una commedia grottesca?

sabato 4 agosto 2007 di miali

Da qualche tempo, almeno in Italia (ma credo anche altrove) i comici di professione sono diventati i più efficaci e anche i più seguiti commentatori della politica.:Basta citare alcuni nomi: Grillo. Luttazzi, i fratelli Guzzanti, Nanni Moretti (che ovviamente non è soltanto un comico ma anche un grande regista-attore), Dario Fo, che è anche un premio Nobel.

I comici parlano, scrivono e rappresentano senza infingimenti lo sfacelo di un regime o sistema economico-politico-finanziario che mostra sempre più i sintomi chiari dello sprofondamento e della dissoluzione, dato che l’evoluzione comunque non si ferma e non è affatto arrivata al suo culmine con l’homo finto-sapiens, come molti ancora si ostinano a credere. I comici non hanno bisogno di ricorrere a infingimenti, a mezze parole o a vere e proprie imposture sistematiche come accade alla maggior parte dei commentatori politici della grande stampa e come fanno, ovviamente, si direbbe ormai per mestiere e ruolo, i politicanti stessi. I quali tentano di definire "anti-politica" il rifiuto e lo sdegno montante per il loro modo, metodo e concezione della politica che ormai non si discosta molto, o sempre meno si distingue dal binomio menzogna e corruzione. E non è un caso che temano soprattutto la satira, molto più di quanto non si impressionino del contradditorio o della critica o del rimpallarsi reciprocamente di essere dei mentitori di professione.

Spetta dunque ai comici il merito di ripristinare la semantica: di ridare cioè il loro vero significato a parole ricorrenti come mercato, profitto, investimento, scalata, manovra, accordo sopra o sotto-banco, alleanza, cartello e via elencando molto a lungo. Così come rendono un servizio utilissimo a quelli che ancora cercano di tenere aperti gli occhi e le orecchie, o non hanno reso definitivamente la mente agli imbonitori, mettendo in chiaro (ovvero sottraendoli all’ambiguità in cui si cerca di annegarli) concetti e definizioni forti, come "mafia", "corruzione", "potere finanziario", "commercio globale", o un po’ meno forti - ma solo in apparenza - come "compromissione" , "fiancheggiamento", "collusione", "omertà" e "complcità".

Il linguaggio comico, da sempre, ha il potere di mettere in ridicolo ciò che non si può più in alcun modo considerare come "serio": può anche suscitare la risata amara, ma non si può dire che non alimenti la speranza che tutto un giorno possa finire, appunto, in una grande risata. O in una apocalittica risata che ci restituisca il vero, l’originario significato di "apocalisse": svelamento, messa a nudo, e anche "rivelazione" di segreti umani e divini rimasti per tanto tempo (quello che occorre alla Natura - immune da ogni fretta - e al processo evolutivo per palesarli) occulti o nascosti, o non visti, o non compresi. La mente infatti, com’è noto, non è uno strumento che "possiede" la verità ma la può soltanto cercare faticosamente: essa procede non a caso per "scoperte". O disvelamenti che dir si voglia.

E il linguaggio comico spesso disvela, mettendolo in chiaro, ciò che in altro modo sembra non si possa dire o mostrare: anche quando si tratta di cose che può benissimo capire un bambino di quattro anni che comincia a porsi il "perché" delle cose.
Prendiamo un piccolo esempio: nel "Caimano" di Nanni Moretti (da poco ritrasmesso su un canale Sky) c’è l’immagine di un pelato in doppio petto, che somiglia parecchio ad un altro, sul quale piomba una enorme valigia stipata di banconote di taglio alto. E la domanda che aleggia è quella che continuamente viene rimossa in altre sedi: "come avrà fatto lo psiconano (per dirla alla Grillo) o la testa-di-moro (per dirla alla Gadda) o il puzzone (per dirla alla maniera degli antifascisti di settantanni or sono) a crearsi la base finanziaria su cui ha costruito fondamenta, muri e coperture del suo imponente e ramificato castello finanziario-economico-mediatico politico?

I comici - che non possono rinunciare a dire pane al pane, vino al vino e spaghetto allo spaghetto, pena il non far ridere nessuno - pur non potendo esibire prove giudiziariamente valide, producono abbondanza di indizi a volte circostanziati, di trame e di rotte (San Marino-Svizzera-Lussemburgo) o anche solo ipotesi molto credibili che evidenziano, ad esempio, come abbia fatto la piovra genericamente detta mafia, coi suoi diversi tentacoli, a riciclare i proventi dei suoi diversificati malaffari penetrando capillarmente in buona parte (c’è chi sostiene dappertutto) del mondo economico-politico-finanziario italiano ma non solo, dato che non è esagerato affermare che la mafia o le mafie sono oggi attiivamente presenti sulla scena o dietro le quinte dell’intero teatro mondiale del mercato globale e delle guerre infinite spacciate per inevitabile scontro delle "civiltà" anzichè delle "inciviltà" dei terrorismi contrapposti o concatenati.

E sono sempre i comici ad evidenziare meglio di chiunque altro - sicuramente coadiuvati dai pochi giornalisti e scrittori coraggiosi che non intendono rinunciare al senso stesso della professione che hanno scelto: cercare la verità, costi quel che costa - come sia avvenuta, anche in Italia, quella rivoluzione a tratti crepitante di bombe e kalashnikov, a tratti silenziosa o coperta, che ha portato l’economia e la finanza un tempo ritenute o presunte "sane" a mescolare le acque, i fiumi, i rivi e le discariche, con quelle onorate società palesemente criminogene, o del crimine organizzato, che agivano, pretendendosi inesistenti, sui mercati più fruttosi e più appettibili. Fino ad arrivare probabilmente a un vero e proprio rovesciamento delle gerarchie o alle cupole occulte e palesi in cui di definiscono le strategie e le tattiche e si distribuiscono o diffrenziano i compiti. E in questo "sistema omertoso e ramificato" (per riprendere un’espressione di Grillo che forse la riprende da qualcun altro) anche le varie "caste" politiche - a quanto sembra - ci sono immerse fino al collo. O fino alla pelata.

Certo, di fronte a questo autentico sfacelo ci sarebbe poco da ridere o soltanto da piangere e da disperarsi. E tuttavia i comici riescono a farci ridere ancora. E il riso, com’è noto, alimenta e rafforza la speranza, dato che se non fosse per la capacità umana di ridere (che pare non sia concessa agli animali) qualcuno ha detto che l’equilibrio precario del mondo sarebbe andato a catafascio da un pezzo.La speranza, in defintiva. è sempre quella che un’altra aurora possa scoccare ancora: e, proprio come avviene ogni volta nel passaggio dal buio alla luce, proprio quando la notte sembra diventata più nera. I comici ripetono ogni tanto che i veri comici sono diventati i politici.La domanda è: tarderà molto a nascere (se nasce) il politico - più di uno naturalmente - che sappia ridarci il gusto di una risata un po’ meno amara di quella che i comici hanno contribuito a salvare? E l’augurio è che possa(no) nascere o venire alla luce anche in questo fazzoletto di mondo che è la nostra amata isola. Fino a quel momento, la politica corrente rischia di rimanere una tragica farsa.

vedi anche: http://www.manuelfurru.eu/pagine/alzozero.htm