Mimmo Bua - Uomini & Lupi
giovedì 9 agosto 2007 di miali
Uomini e Lupi
Lo storico Sima Qian riporta nelle sue "Memorie" la storia di Kunmo, figlio del re dei Wusun, abbandonato nei campi dopo la disfatta subita ad opera dei Xiongnu. Il piccolo principe fu soccorso e sfamato dai corvi, mentre una lupa lo dissetò col suo latte.
Quando venne a saperlo, il re degli Xiongnu decise di adottare il bambino, ritenendolo una divinità. Diventato grande Kunmo diede prova di grande valore: dapprima difese con successo i confini occidentali del regno; dopo la morte del re trasferì la sua reggia e si rifiutò di obbedire alle leggi della gente che aveva ucciso suo padre. La città di Zhongli fu attaccata da un possente esercito, ma il giovane si difese con coraggio e respinse tutte le incursioni. Da allora gli Xiongnu lo considerarono una pericolosa divinità dalla quale tenersi a distanza.
Nella parte del Libro dei Zhou dedicato alle origini dei Turchi si dice che anche i turchi provenissero dalla regione di Suo, a nord della terra abitata dagli Xiongnu. Il capo dei turchi si chiamava Abangh e aveva 17 fratelli, uno dei quali nato da una lupa.
Abangh e i fratelli governarono il paese in maniera così dissennata da portarlo alla rovina. Soltanto Yiznishid, il figlio della lupa, era un uomo prudente e saggio, che sapeva anche parlare col vento e con la pioggia. Ebbe due mogli, figlie della dea dell’estate e della dea dell’inverno. Una delle due ebbe quattro figli maschi.
Questa storia, per quanto strana possa sembrare - sostiene il Libro dei Zhou - testimonia che i turchi discendono dai lupi.
A conferma della tesi, un’altra storia tratta dallo stesso Libro precisa che i turchi discendono dagli Ashina, una tribù della Cina occidentale di etnia xiongnu, che fu sterminata dai popoli confinanti. Alla strage era sopravvissuto soltanto un ragazzo di 10 anni, che impietosì i soldati proprio per la sua tenera età. Così essi si limitarono ad amputargli i piedi e ad abbandonarlo sulle rive di un acquitrino. Qui il ragazzo venne allevato e nutrito da una lupa, con la quale, una volta diventato adulto, si accoppiò. Quando il re venne a sapere che il ragazzo era ancora vivo mandò dei sicari ad ucciderlo. Ma la lupa, non appena ustò gli assassini, fuggì sulle montagne e trovò rifugio in una grotta. Lì, al sicuro, diede alla luce dicei figli maschi che crebbero sani e forti. Una volta diventati grandi presero moglie ed ebbero numerosi figli, ciascuno dei quali si scelse un nome. Uno di essi scelse il nome di Ashina, e fece così rivivere l’antica tribù sterminata dai popoli confinanti.
Ma la storia più affascinante è quella tratta dal Libro degli Wei che racconta la storia di vari popoli della Cina occidentale, fra cui i Ruru e gli Xiongnu.
Il re degli xiongnu aveva due bellissime figlie che i sudditi veneravano come dee. Il padre era convinto che nessun uomo potesse essere degno di tanta bellezza e che le sue figlie potesse sposarle soltanto il Cielo. Così fece costruire una piattaforma in una remota regione del Nord dove lasciò le fanciulle affinché lo sposo celeste venisse a prendersele.
Un giorno un vecchio lupo si accostò alle ragazze. Ululò un intero giorno e un’intera notte. Poi scavò una tana sotto la piattaforma e da lì non si mosse più.
Una delle due bellissime disse: "Voglio andare a parlare con questo lupo. Forse è una divinità inviataci da Tengger, il dio del Cielo."
"Sei pazza?! Non farlo - disse l’altra - è soltanto una bestia"
Ma la ragazza scese dalla piattaforma e si unì al lupo. Dalla loro unione nacquero numerosi figli che, diventati grandi, si moltiplicarono a loro volta, dando origine a un fiorente popolo.
Dunque anche questa etnia degli xiongnu deriva dai lupi. Ancora oggi, infatti, la gente di quelle terre ama cantare a voce alta melodie dai suoni prolungati che ricordano l’ululato dei lupi.
Il totem del lupo
Le storie e le leggende su uomini e lupi sono riportate come exergo all’inizio dei 35 capitoli che precedono l’epilogo. Ma la lettura della storia romanzata di di Jiang Rong, è davvero appassionante, come raramente accade col romanzo contemporaneo. Esiliato nella prateria mongola ai tempi della rivoluzione culturale, lo studente Chen Zhen impara l’arte antica dei pastori nomadi. Trova nel vecchio saggio Bileg un istruttore prezioso che gli insegna gli antichi segreti della prateria.
Così Chen Shen penetra nel cuore di un’antica terra, sotto la volta dell’adorato Tengger, il Clelo che tutto regge e regola, nel territorio sacro del totem del lupo. Bileg gli fa capire che il lupo è al centro dell’equilibrio della prateria. Non a caso esso è l’inviato e il messaggero del cielo, l’animale sacro al quale vengono affidati i corpi una volta che l’anima li abbandona, proprio perché, divorando il corpo, riconducano l’anima al Tengger.
Se il lupo venisse distrutto - come vorrebbero i rappresentanti del potere - l’intera prateria morirebbe. Il lupo è l’antenato degli uomini, degli antichi guerrieri che apprendendo la sua strategia e la sua tattica di lotta, soggiogarono l’intero continente, sbaragliando armate dieci volte più grandi e potenti. Il lupo è maestro e dio della guerra, spirito protettore.
Chen Zhen ha catturato un cucciolo e pretende di allevarlo come un cane. Rischia di essere un tradimento, un sacrilegio, un oltraggio ai sentimenti del popolo della prateria e anche una trasgressione pericolosa nei confronti del governo e del regime.
Quel che più turba il giovane è l’aver ferito il vecchio Bileg, colui che lo ha condotto amorevolmente per mano nel mistico regno dei lupi. Era stato lui che lo ha aiutato a stanare quel cucciolo, ma non può ostinarsi a tenerlo senza offendere le tradizioni della prateria mongola.
Quando Bileg lo rimprovera per quella follia di voler allevare il lupacchiotto, con il pretesto di capire meglio il temperamento dei lupi, scoprire cosa li rende così forti e così intelligenti, comprendere meglio le ragioni per cui la gente della prateria li adora, Chen Zhen non può fare a meno di piangere. "Voi giovani non credete più agli dèi e non vi preoccupate della vostra anima - dice sospirando il vecchio - Ti sei affezionato alla prateria e al mondo dei lupi, ma non hai imparato a leggere nel cuore degli uomini...Presto io salirò al Tengger: come puoi pensare di allevare insieme ai cani il lupo che porterà la mia anima in cielo? Se tutti trattassero i lupi al pari dei servi, come fai tu, non ci sarebbe pace per le anime dei mongoli..."
Chen Zhen cerca di spiegare al vecchio le sue nobili ragioni:
"Sai anche tu quanto i cinesi odiano i lupi. Chiamano con disprezzo lupi le persone abiette, spregevoli, crudeli, senza scrupoli e avide. Anche gli americani, per la loro politica imperialistica, ai loro occhi, sono voraci come lupi; e ai bambini si dice che se non stanno buoni arriva il lupo cattivo.
Anch’io, prima di arrivare qui, ero pieno di pregiudizi. Tu mi hai permesso di osservarli da vicino, mi hai insegnato tante cose sulla vita della prateria. Ora anch’io sono convinto che i lupi siano esseri eccezionali da venerare... E allevare un cucciolo mi sembra il mezzo migliore per conoscerli a fondo...Cosa ne sarà della prateria quando i contadini incominceranno a trasferirsi in massa a Erén? Sono sicuro che annienteranno i lupi e, allora, nessuno potrà più studiare come vivono. Sarà un disastro per i mongoli e una disgrazia per i cinesi..."
Il vecchio cerca di spiegare al giovane che ha scelto il momento meno opportuno.
Qualche settimana prima, i lupi hanno distrutto una mandria di cavalli selezionati per l’esercito.
"Quelli che comandano hanno deciso di trasformare la prateria in una zona agricola e noi siamo di ostacolo ai loro progetti...Stai offrendo loro un pretesto per sostenere che noi traviamo i giovani e siamo reazionari, nemici del socialismo..."
Chen Zhen inoltre trascura il fatto che la madre del cucciolo potrebbe ritrovarlo, condurre l’intero branco per vendicarsi:
"Non pensi a quali rischi esponi la nostra squadra? I capi hanno già accusato il caposquadra Ulzi di essere stato troppo fiacco nella caccia ai lupi e di non aver mai organizzato una spedizione decisa veramente a sterminarli...Adesso è Bao Shungui a comandare nella prateria: è un mongolo che ha voltato le spalle alle sue origini, e detesta i lupi più dei cinesi. Del resto non ha scelta: se non li uccide, destituiranno anche lui."
Chen Zhen si sentiva confuso. Non poteva rinunciare al suo cucciolo di lupo, ma neppure voleva creare problemi gravi ai suoi migliori amici, che già se ne erano tirati addosso abbastanza per conto loro. Sarà proprio il nuovo sovrintendete, Bao Shungui, ad incoraggiarlo a continuare il suo esperimento, almeno per qualche mese. Finché il cucciolo non fosse diventato abbastanza grande da poter vendere la sua pelle a caro prezzo o regalarla a qualche dirigente in cambio di favori.
Cavalli e lupi
Fra i tanti doni dei lupi agli uomini della prateria c’era stato anche quello dell’opportunità di castrare i cavalli.
Zhang Jiyuan, uno dei giovani protagonisti del romanzo di Jiang Rong, Il totem del lupo, durante il suo periodo di rieducazione nella pianura di Enrèn, aveva vissuto coi cavalli per due anni e si era sempre chiesto come fossero riusciti i primi uomini a capire che se li avessero castrati avrebbero potuto montarli più agevolmente.
"Lo stallone è uno dei sovrani della prateria, Non ha paura di niente, nè degli animali, né degli uomini. Si preoccupa che i lupi non attacchino la sua famiglia e gode della stessa libertà dei cavalli che vivono allo stesso brado. Per i castrati invece è diverso...Castrare un puledro non è facile e bisogna farlo al momento opportuno..."
Si tratta di un’operazione piuttosto complessa, Prima si deve incidere la pelle dello scroto ed estrarre i testicoli, poi bisogna recidere i sottili condotti ai quali sono collegati. Non si può usare il coltello, che potrebbe causare un’infezione, e non li swi può strappare per non ledere gli organi interni.
"Come si fa allora? I pastori li attorcigliano su se stessi e li annodano per suturare la ferita. Il puledro potrà essere domato solo dopo un anno, non prima. Non è un lavoro facile....Come avranno fatto gli uomini primitivi a scoprirlo?"
Zhang Yuan sostiene di averci riflettuto a lungo e di essere arrivato alla conclusione che gli uomini dovevano aver catturato un puledro ferito dai lupi, lo avevano curato e fatto crescere. Finché era piccolo si erano divertiti a cavalcarlo. Ma una volta diventato adulto, uno stallone non si lascia cavalcare da nessuno. Deve essere andata avanti così per molte generazioni.
"Poi qualcuno ha trovato un puledro di due anni che era stato azzannato dai lupi proprio ai testicoli. E si è reso conto che, a differenza degli altri, quel cavallo, una volta adulto, si lasciava domare e cavalcare...Ecco com’è avvenuta la scoperta. Ma è stato un processo molto lungo e complesso."
Nel corso dell’evoluzione successiva, apprendere come castrare e lobotomizzare gli uomini per poterli cavalcare o dominare meglio deve essere stato più rapido. Così è stato distorto l’antico dono del lupo agli antenati pastori. Ora si tratta di capire, e non è facile, che la lobotomizzazione delle masse ad opera della grande fabbrica dei sogni e delle menzogne, che opera soprattutto attraverso gli schermi dove pascoliamo nei vari mondi virtuali, è peggiore della castrazione dei cavalli e potrebbe costare molti più feriti e morti di quelli costati prima che l’uomo capisse come si doma un cavallo.
Nella storia dell’umanità - sostiene ancora Zhang Jiuyan - quest’ultimo è stato un enorme passo avanti, molto più importante delle quattro grandi scoperte cinesi: quella della carta e dei caratteri mobili, della polvere da sparo e della bussola. Scoperte che hanno segnato anche il cammino, forse più breve, per arrivare al grande passo indietro: quello della barbarie delle macchine e della riduzione degli uomini a tubi digerenti e vanamente desideranti di essere solo appendici delle macchine, a scoppio, a trazione elettrica o ad impulsi elettronici.
Finché l’etere cominciò a sostituire la carta, gli impulsi elettronici i caratteri mobili, l’energia atomica opportunamente manipolata la polvere da sparo. E a quel punto gli uomini persero la bussola.

La recensione è on line in http://mimmobua.blogspot.com/
La traduzione italiana del libro è stata curata da Maria Gottardo e Monica Morzenti, con la revisione di Giuseppe Gallo Vedi anche in http://mimmobua.blogspot.com/ e in http://www.megachip.info (le nostre letture)
miali
Articoli di questo autore
- Disfide, feticci, antichi detti - di Mimmo Bua
- Dialettica e allegoria del potere - di Mimmo Bua
- Austu in poesia - Agosto in poesia - di Miali Logudoresu
- Miali Logudoresu - Fioriduras
- I SENTIERI DI SONKOSI
- Migranti d’oltreoceano
- L’Arca del Tempo
- Mimmo Bua - Kurdistan e Sardistan, incontri virtuali
- Mimmo Bua - I comici e la politica
- Miali Logudoresu - Cronache di mondi virtuali
- MIMMO BUA - Progetto Asuni, avanti tutta!
- Sos dicios de s’istrìa/7
- Sod dicios de s’istrìa/6
- Sos dicios de s’istrìa/5
- Sos dicios de s’istrìa/4
- [...]