Misteriosa terra d’Occidente

Fonte: La Nuova - articolo di Pier Giorgio Pinna

giovedì 12 ottobre 2006 di exeo

Ieri mattina a Roma all’Accademia dei Lincei i risultati della ricerca del giornalista Sergio Frau Cambia la più antica geografia del Mediterraneo. Sergio Frau, inviato speciale nel nostro passato remoto, riesce nel miracolo: ricevere un riconoscimento e un avallo prestigiosi per il suo lavoro d’indagine nientemeno che all’Accademia dei Lincei.

Cambia la più antica geografia del Mediterraneo. Sergio Frau, inviato speciale nel nostro passato remoto, riesce nel miracolo: ricevere un riconoscimento e un avallo prestigiosi per il suo lavoro d’indagine nientemeno che all’Accademia dei Lincei.

Con tanto di plausi (e applausi) da parte di eminenti studiosi internazionali. Tutti pronti ad attribuirgli il merito di aver aperto nuove strade. E tutto sulle note emozionanti delle launeddas suonate da Andrea Pisu sotto le stupende volte affrescate di Palazzo Corsini. L’intuizione del giornalista sardo-romano-bergamasco è semplice: le prime Colonne d’Ercole non erano nello Stretto di Gibilterra, ma nel Canale di Sicilia, il pericoloso tratto di mare che separa l’isola dalla Tunisia. Tesi mai scavata oltre la superficie, come invece negli ultimi quattro anni ha fatto Frau.

Così, mentre ieri pomeriggio a Palazzo Corsini la sua ipotesi riceveva il viatico accademico più alto, il cronista di «Repubblica» auto-inviatosi nell’antichità si è tolto qualche sassolino dalle scarpe. Presentando il nuovo catalogo della mostra «Atlantikà», che proprio qui, nelle austere sale dei Lincei, è stata inaugurata con le foto, le illustrazioni e le gigantografie dei guerrieri nuragici, Frau ha replicato a distanza a chi lo ha contestato.

Sostenuto da docenti e specialisti che hanno difeso il metodo d’intelligence seguito nel suo libro-inchiesta. Chi comunque volesse farsi un’idea precisa ha da oggi più strumenti. Perché, al di là di ogni valutazione su un bestseller con quasi duemila punti interrogativi, com’è stato posto in rilievo all’Accademia un fatto è sicuro: l’opera ha riacceso l’interesse su aspetti ignorati e dimenticati. E ha focalizzato l’attenzione su dettagli inediti o quasi della Storia. «Non è insomma un caso - è stato ricordato - se il volume di Frau ha in breve tempo venduto 35mila copie».

Così come non è un caso se sulla sua scia si è riaperta un’ampia e articolata discussione. Con il consenso anticipatore del principe degli archeologi sardi Giovanni Lilliu, anche lui accademico dei Lincei, è infatti ricominciato il dibattito sulla più remota geografia.

Dall’ipotesi che l’isola di Atlante s’identifichi con la Sardegna al destino incrociato dei popoli nel Mediterraneo. Fino ai rapporti tra civiltà nuragica ed etrusca.

E nel quadro di queste nuove opportunità rientra appunto la rassegna appena aperta a Roma nei saloni di via Della Lungara 10 (visitabile fino al 12 novembre, dal 1º dicembre si trasferirà al museo delle scienze di Torino, a cura dell’associazione di emigrati sardi Kintales).

Una manifestazione-chiave per i 400 anni dei Lincei. Ma sempre al convegno di ieri, per l’intera serata, è apparsa di particolare rilievo la serie di «scoop» collezionata da Frau. Intanto per la statura dei partecipanti: dal presidente Giovanni Conso agli accademici Edoardo Vesentini e Louis Godart, che hanno curato la presentazione dei lavori, dal docente Andrea Carandini sino ad arrivare ad Azadine Beschaouch, accademico di Francia che lo scorso anno si è battuto per organizzare un congresso sullo stesso tema all’Unesco di Parigi e nella capitale francese ha voluto anche voluto la mostra «Atlantikà».

Che cosa sostiene Frau nelle sue ipotesi, al di là della ricollocazione delle Colonne di Erakles-Melqart, è ormai noto. In estrema sintesi, ipotizza che la civiltà nuragica, nel XII secolo prima di Cristo, sia stata minata dalle fondamenta da un’onda anomala simile allo tsunami e che il disastro diede luogo all’emigrazione forzata di gruppi sardi verso la Toscana, esodo alla probabile origine della cultura etrusca. Durante la tavola rotonda di ieri, comunque, sono state centrali soprattutto le problematiche della più antica geografia del Mediterraneo.

Con Frau a spiegare a un pubblico di oltre 500 persone che gremiva la sala rossa di Palazzo Corsini le basi delle sue tesi. Con il geologo e ricercatore del Cnr Mario Tozzi, volto tv conosciuto dai telespettatori di «Gaia» e altre trasmissioni, a sostenere la necessità di una serie di moderne indagini nel sottosuolo sardo: «Bisogna verificare la presenza di strati alluvionali nel Campidano 3200 anni fa». Con Edoardo Vesentini deciso a chiarire che la scelta dei Lincei di promuovere la mostra-dibattito rientra fra i naturali compiti dell’Accademia: «Non raccogliere certezze, ma seminari dubbi».

Con Louis Godart pronto ad appoggiare Frau sulla ricollocazione delle Colonne nel Canale di Sicilia, ma più propenso a ritenere che Atlantide fosse l’isola greca di Santorini. Con il tunisino Beschaouch e il collega algerino Mounir Bouchenaki attenti a cogliere le rivisitazioni sul ruolo dei maghrebini nel Mediterraneo e grati al giornalista per la sua opera. Con Paolo Mauri, responsabile delle pagine culturali di «Repubblica», a rammentare i presupposti della ricerca svolta da Frau e, insieme con Andrea Carandini, a definire «grottesca» la raccolta di firme contro il suo libro.

Con il direttore della rivista Universo Andrea Cantile, dell’Istituto geografico militare, impegnato a rievocare la cartografia più antica. Con lo studioso autodidatta sulcitano Paolo Valente Poddighe che rivendica in sala di aver parlato per primo, trentadue anni fa, della Sardegna-Atlantide e che presenta un recente volume pubblicato a sua firma nell’isola. E con lo stesso Carandini che «promuove» a pieni voti Frau e lancia un appello: «Non esiste una scienza archeologica sicura al cento per cento: se i miti hanno una corrispondenze con la realtà, e non tutti ce l’hanno, uno Stato e una Regione intelligenti dovrebbero trovare i mezzi per le verifiche sul campo».