Poesie di Giuseppe Porqueddu

“L’altra luce”, poesie di Giuseppe Porqueddu, sardo-vogherese

domenica 6 gennaio 2008 di Paolo Pulina

RADICE
Dolore vero non è nel partire:
il dolore è non esserci mai stato
in quel luogo da cui non sei partito.
Forse partendo ti pare di sentire
che in quel sito davvero tu sei nato
e abitavi e trepidante amavi
quella tua terra che ti stringe il cuore
se vai lontano e torni col pensiero
o con passo tremante da straniero
per pochi giorni ad ascoltarne il canto
o a berne la sorgente di dolore.
Se ritorni davvero, attento: muore
l’infanzia mai vissuta, e una nuova
non sorge più; ma il vento che ti muove
ti doni la radice più profonda,
confitta nel tuo petto e non altrove.

 
TRA LE MACERIE
Passo tra le macerie, non esclusa
la mia vita………………………
Sempre qui a Voghera,
estraneità non più cordiale annulla
altre nebbie, altre nevi, altri silenzi
condivisi ed intensi d’altri giorni.
…………………………………..
Ma ricordo
il prima di gran lunga più remoto
della mia terra intrisa di dolcezza
livida e chiara in solitarie rive:
sento la voce antica di quel mare
che annega ogni altro mesto trasalire,
ogni sopravvenuto disamore.

Copertina libro Autore di questi versi che esprimono nostalgia per la terra natìa, la Sardegna, è Giuseppe Porqueddu, dal 1971 docente di materie letterarie nelle scuole medie superiori della Lombardia e in particolare a Voghera, dove ha stabilito la residenza con la propria famiglia.
Porqueddu è nato nel 1945 a Ploaghe (Sassari), dove il padre Mario era pretore e la madre Nella insegnante elementare; la famiglia ha poi fissato la residenza a Sassari e lì Giuseppe ha frequentato il Liceo classico “Azuni”; dal 1963 si è trasferito in Lombardia; è laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica di Milano.

Questa raccolta è l’opera prima, pubblicata (presso le edizioni Guardamagna di Varzi, in provincia di Pavia) sulla soglia della pensione, di un insegnante impegnato da decenni nelle lotte per il rinnovamento della scuola e della società e nella battaglia quotidiana del rapporto con gli studenti, il quale è fiero di presentare come referenze “lo scambio culturale con gli allievi, / con le famiglie e con tanti colleghi, / giovani o meno: certo roba vecchia / e dispersa dal tempo, salvo un pregio, /che poco mi varrà, ma che d’orgoglio / mi riempie irriducibile la mente: / ho imparato nel tempo con dolore / a conoscere i vizi e le virtù, / le profonde e le false intelligenze, / gli spunti creativi di qualcuno/ e il conformismo avvolgente dei più”.

Alcune poesie di Porqueddu sono dichiaratamente politiche. Ecco cosa scrive alla vigilia del secondo Congresso dei Democratici di Sinistra (Pesaro, novembre 2001): “Il mio grande partito / ha già cambiato nome / due volte: / due volte ferito / il mio cuore. / Forse mentre io scrivo / un terzo nome è in arrivo. / Muta pure il disegno? / Muta il colore?/ …. / Accetto il terzo segno / o forse qualunque altro/ (meglio ancora nessuno) / se il mio grande partito, / sfumato nel disegno / e orfano di parole / tragicamente sfiorite, / mantiene il solo fine/ di VITA e VERA LIBERTA’/ per tutti, come pegno / di propria identità”.

Nella sua bella prefazione Pietro Sarzana sottolinea il fatto che l’autore “è anche memore della dolcezza di cui è intrisa la sua terra di origine”. Questo ricordo è rigorosamente elegiaco (a quanti poeti latini possiamo fare riferimento, prof. Porqueddu?) e quindi è il “pronome personale” IO che effonde il rimpianto per l’età felice dell’infanzia e dell’adolescenza. La nostalgia (“quella tua terra che ti stringe il cuore / se vai lontano e torni col pensiero / o con passo tremante da straniero / per pochi giorni ad ascoltarne il canto / o a berne la sorgente di dolore”) riguarda la natura e gli effetti “balsamici” del vento, del mare e delle sue “solitarie rive”.

Quasi coetaneo (io sono del 1948) di Giuseppe Porqueddu, nato anch’io a Ploaghe, “maturato” anch’io al Liceo “Azuni” di Sassari, laureato anch’io in Lettere Moderne presso una Università milanese (la Statale), residente anch’io dalla prima metà degli anni Settanta in Oltrepò pavese in un paesino non lontano da Voghera, padre anch’io di tre figli: ci sarà pure qualcosa che ci distingue? Escludendo sicuramente la passione civile (al di là degli obblighi deontologici delle distinte professioni, entrambe naturalmente umanistiche), che anch’essa ci accomuna, una differenza c’è però a questo proposito: per la forma in cui ciascuno di noi due la manifesta: Porqueddu ha scelto la poesia, io percorro la strada della prosa.

Paolo Pulina
responsabile Comunicazione della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia (FASI)