Professione metalmeccanico | Inchiesta operaia nazionale condotta dalla Fiom
mercoledì 2 aprile 2008 di exeo
Pubblicata a Torino l’inchiesta operaia nazionale condotta dalla Fiom
400.000 lavoratori coinvolti, 100.000 questionari riempiti.
I dati: le donne, sia operaie che impiegate, sono sempre a un livello di inquadramento più basso degli uomini. Il salario mensile non aumenta neppure con l’età (appena 100 euro di scarto tra minimo e massimo) «Quelle sul postfordismo e sulla fine del lavoro sono chiacchiere in libertà». Nello sfruttamento degli operai oggi si somma il peggio di entrambi i modelli, con la messa a valore di ogni singolo atomo del corpo al lavoro.
E lavorano tanto, troppo e vorrebbero passare meno ore inchiodati alla catena di montaggio, o a lato linea, o in ufficio. Percepiscono quello che negli anni ’70, quando neppure si immaginava che le cose potessero ancora peggiorare, si chiamava un salario di merda. E fanno un lavoro di merda, ma non certo per volontà loro, costretti come sono per tutto il giorno e per tutta la vita agli stessi movimenti, gli stessi gesti e una fatica che cresce, prigionieri di un’organizzazione del lavoro vecchia di mezzo secolo.
Si rendono conto che in fabbrica la loro salute peggiora a vista d’occhio, dicono che a sessant’anni non saranno più in grado di svolgere la stessa mansione perché saranno troppo usurati (ma ancora troppo «giovani» per andare in pensione). Sono convinti che l’aumento dei rimi e degli orari rendano il lavoro più insicuro e l’infortunio o la malattia più probabili.
Ecco l’identikit dell’operaio (e dell’impiegato) metalmeccanico, così come emerge con prepotenza dall’inchiesta di massa condotta dalla Fiom. Un’inchiesta dal valore straordinario: ha coinvolto 400 mila lavoratori, quasi centomila dei quali hanno riempito un questionario impegnativo fatto di ben 118 domande per raccontarsi, e raccontare a chi li rappresenta o li vorrebbe rappresentare (poco meno della metà degli intervistati ha una tessera sindacale in tasca) chi sono, come lavorano e come vivono.
Sono passati decenni dall’ultima grande inchiesta operaia, mezzo secolo dal lavoro di Raniero Panzieri e dei Quaderni rossi. E’ un atto di umiltà, come spiega il gruppo dirigente della Fiom che ha voluto l’inchiesta e come sanno le centinaia di quadri e delegati che l’hanno materialmente realizzata, di chi ha il coraggio di ammettere che di operai si parla troppo e quasi sempre a sproposito (chiedere alla politica), ma poco si sa di come siano cambiate le loro condizioni materiali. L’inchiesta consegnerebbe alla politica, alla sinistra, del materiale prezioso per costruire le condizioni del cambiamento insieme ai soggetti interessati.
Ma la politica è lontana, la sinistra è impegnata nella costruzione delle liste elettorali, cosicché ieri non abbiamo neanche intravisto un solo dirigente nazionale al convegno torinese in cui sono stati illustrati i risultati dell’inchiesta. Salvo il sindaco di Torino Sergio Chiamparino che invece ha deciso di esserci e portare il suo contributo.
Il metalmeccanico italiano guadagna tra i 1000 e i 1200 euro al mese; le donne meno e subiscono sempre condizioni peggiori dei maschi, sono inquadrate a livello più basso. In compenso denunciano più dei loro compagni i danni alla salute e la nocività, vuoi perché oggettivamente sono collocate «più in basso», vuoi perché hanno una miglior percezione del proprio corpo, come spiegano sia Eliana Como che Francesca Re David presentando i risultati dell’indagine.
Nel campione rappresentano un po’ più del 20% che è la presenza femminile nella categoria, e qui si apre una considerazione di fondo, una risposta a chi sostiene che il campione non sia significativo. Intanto non si tratta di un campione, ma di 100 mila lavoratori. E poi, i risultati coincidono quasi alla lettera con quelli raccolti dai grandi istituti di ricerca.
Nei centomila ci sono uomini e donne, indigeni e migranti (tra i 3 e i 4 mila, e anche questo è un dato straordinario), precari e stabili, settentrionali e meridionali, operai e impiegati che lavorano in fabbriche piccole, medie e grandi, che siano siderurgiche, di elettrodomestici, automobilistiche, orafe, elettroniche, e via lavorando. Le verità pessime che si apprendono dall’inchiesta, semmai, sono migliori di quelle che risulterebbero dall’insieme della categoria, dato che le fabbriche coinvolte sono solo quelle sindacalizzate. Sempre che, precisa il segretario Gianni Rinaldini scherzando con Giorgio Cremaschi che ha dato una lettura politica dell’inchiesta, nelle fabbriche sindacalizzate lavori e diritti siano migliori.
Dai dati emergono intimidazioni sul posto di lavoro (maggiori al sud) e discriminazioni che riguardano le donne, i giovani e soprattutto i migranti. Il 50% dice che vorrebbe lavorare meno ore e il 60% denuncia la ripetitività del lavoro svolto.
Neanche gli «stabili» si sentono sicuri e un terzo degli intervistati mette in conto la possibilità di perdere il posto nell’arco di due anni. I precari sono un quinto degli intervistati, e va tenuto presente che è più difficile intervistare i precari così come i migranti.
Il 58% denuncia la mancanza delle protezioni necessarie per lavorare in sicurezza e il 25% non può fare pause quando ne ha bisogno. Dati sparsi che servono a dare un’idea della condizione materiale in cui alla maledizione del ritmo della catena spesso si assomma l’intervento autoritario e minaccioso dei capi. E l’insieme produce un aumento dello sfruttamento mentre l’organizzazione molto spesso ancora fordista del lavoro produce alienazione.
Questo fa dire a Giorgio Cremaschi che le riflessioni sul postfordismo e sulla fine del lavoro non sono che chiacchiere in libertà. Forse si può precisare che nel lavoro metalmeccanico fordismo e postfordismo si sommano e raddoppiano i loro nefasti effetti: se prima al padrone vendevi le braccia, ora devi dargli anche il cervello e neanche a parità di prezzo, dato che com’è noto a tutti il valore dei salari è progressivamente e inequivocabilmente diminuito nel corso degli ultimi 15 anni.
Su un punto dell’analisi di Cremaschi concordano tutti, a partire dai ricercatori e dagli scienziati che hanno lavorato alla costruzione e alla lettura dell’inchiesta, da Francesco Garibaldo, da Davide Dazzi a Anonella Stirati: ai padroni che chiedono una scambio tra salario e produttività, precarietà, aumento e liberalizzazione degli orari, bisogna rispondere che «non c’è più nulla da scambiare».
I dati andranno scomposti e intrecciati, divisi per territori, per genere, per sottocategorie.
Ci sono differenze importanti che riguardano aspetti centrali della vita e dell’economia di ciascuno, dal tasso di proprietari della casa (80%, ma il 40% paga mutui anche importanti e si aggiunge al 20% di affittuari), alla quantità di stipendi che entrano in una famiglia operaia con uno o due figli (due salari al nord e uno al sud, il che risponde a chi ci riprova con le gabbie salariali, sostenendo che il costo della vita nel mezzogiorno sia minore).
Un’inchiesta per sapere, e sapere per cambiare.
La Fiom si impegna a rispondere con un’azione sindacale forte e coerente alle informazioni e alle domande dei lavoratori. E nell’intervento conclusivo, Gianni Rinaldini ha coraggiosamente affrontato il problema della rappresentanza sindacale che oggi non aiuta a migliorare le condizioni in fabbrica. Rinaldini, come aveva fatto il segretario torinese Giorgio Airaudo, pensa a un maggior radicamento nelle officine mentre oggi i Rsu più che rappresentare i lavoratori di un gruppo omogeneo portano le posizioni dell’organizzazione sindacale.
Viene da chiedersi se i consigli di fabbrica, i delegati di gruppo omogeneo, non siano un modello di democrazia troppo rapidamente affossato, un modello da recuperare. Sapendo che Fim e Uilm, e ancor più Cgil, Cisl e Uil si muovono lungo tutt’altri percorsi, non resta che la pratica soggettiva dell’obiettivo. Va ridefinito il ruolo del sindacato e della contrattazione, conclude Rinaldini, ma nella direzione opposta a quella che si profila a livello confederale, dove la vittima predestinata della nuova concertazione sembrerebbe il contratto nazionale.
exeo
Articoli di questo autore
- iRS - Festa Manna 2008 | Dal 25 al 27 Luglio a Santa Cristina di Paulilatino.
- Nuraghe Chervu: simbolo di unità e inno alla diversità
- LSC | L’intervista de L’AltraVoce a Marinella Lőrinczi
- I Crociati della LSC
- Video del No Cav. day | Delusi da Veltroni, arrabbiati in piazza
- DeuSeuSardu | è online il nuovo portale web del Circolo Sardo di Madrid
- SIEFF 2008 | XIV Rassegna Internazionale di Cinema Etnografico
- Miali Logudoresu | Paristorias
- Eolo, l’auto ad aria compressa è... volata via
- Gigi Cau
- Compagnie Coloniali Marittime
- Floris&Floris | Emilio finanzia, Alberto lavora
- Inizia a Serdiana la tournée dell’Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari
- Un’Isola di musica 2008 | Recital del chitarrista Luigi Puddu
- È on line il n° 3 di SOLIANA
- [...]
