Quelli che la Sardegna...

martedì 21 agosto 2007 di vitale scanu

Amici, ben trovati su internet. Ho da poco conosciuto la pagina web dei nostri emigrati e ne sono davvero contento. Col grande vuoto lasciato dal Messaggero Sardo, questo mi sembra un ottimo servizio che si rende a tutti i Sardi della diaspora. Quel nostro periodico, con la diffusione capillare che aveva raggiunto, ci manca veramente nell’edizione cartacea, perché non credo siano molti quelli che potrebbero consultare un Messaggero via internet. Mi sono però convinto che il nostro sito web Emigrati Sardi è un ottimo surrogato del MS e un’eccellente opportunità per tutti di esprimere le proprie idee. E’ la nostra Hyde Park, dove ognuno può piantare il proprio trespolo e dire le sue ragioni, quanto vuole e come gli pare.

Mi presento, se mi scusate. Io sono un emigrato “d’antico pelo” proveniente da Villa Verde (l’antica Bànnari Usellus), in fondo in fondo alla Marmilla, vicino ad Ales. Per quasi trent’anni ho lavorato come redattore in un quotidiano svizzero di Lugano e nell’archivio vescovile sempre di quella città. Attualmente abito con la famiglia a Porlezza, angolo occidentale del lago di Lugano (Ceresio) e faccio il pensionato… a tempo pieno.

Sono in altre parole uno di quelli che sono stati costretti dal bisogno ad andar via da casa;
di quelli che si sono dovuti strappare dal cuore con violenza le persone e i ricordi più cari;

Della categoria, insomma,
di quelli che non credono più e non ne possono più del bla bla e delle promesse elettorali dei nostri politicanti che non si vergognano di percepire uno stipendio di 11mila euro al mese e passa, neanche di fronte a un pensionato che fatica a pagarsi la bombola del gas;

di quelli che, importando tanta valuta pregiata in Italia, migliorano l’esistenza dei loro famigliari rimasti a casa, aumentano il PIL nazionale e alzano il livello economico nell’Isola;
di quelli che per vivere non gravano sull’economia isolana già disastrata a sufficienza;

di quelli che all’estero fanno fare bella figura alla Sardegna e all’Italia con il proprio lavoro svolto egregiamente nei più svariati settori, spesso a invidiabili livelli di competenza e responsabilità;

di quelli che pure essendo per numero nell’emigrazione la metà dei Sardi, si sentono sempre appartenenti a un popolo unico antichissimo e nobile;

di quelli che ora sono stati privati anche dell’unico periodico di collegamento, di unità e di informazione (il Messaggero Sardo) e si sentono più disuniti e più ignorati che mai. Come figli della serva.

di quelli che quando tornano a casa propria, adesso dovrebbero anche pagare una tassa e che, con Emilio Lussu (sebbene lui fosse motivato dall’antifascismo) possono dire: “rivedevo in sogno la mia Sardegna…la famiglia lontana e il mio paese come bene perduto, ed è sofferenza profonda… Ho sempre sentito il diritto civico di vivere libero nel mio paese e di rientrarvi senza speciali permessi” né tasse di soggiorno
(E. Lussu, Il cinghiale del diavolo, p. 8).

Amici cari, a risentirci.

Un abbraccio cordiale agli emigrati di Villa Verde.

Mi farebbe un grande piacere qualche riga di risposta.

Vitale Scanu (vitale.scanu@tele2.it)