Ricerca empirica sullo sviluppo della personalità in contesto multietnico e multi­culturale

2° parte - "Identità e crisi di identità di giovani di origine italiana in Germania" di Agostino Portera

lunedì 6 ottobre 2008 di exeo

2° parte - "Identità e crisi di identità di giovani di origine italiana in Germania" di Agostino Portera

Fra i fattori positivi, che hanno permesso questo gruppo di giovani di tradurre l’esperienza di convivenza multiculturale in un’occasione di elevato sviluppo positivo a livello psichico e sociale, sono stati enucleati soprattutto:
la possibilità di assumere, durante i primi anni di vita, dei rapporti sta­bili e affidabili con la principale persona di riferimento;
l’apertura dei genitori nei confronti del nuovo contesto sociale, e l’atteggiamento di stima e di fiducia nei confronti dei figli;
la comprensione e stima da parte degli insegnati e degli altri educatori;
l’assenza o la scarsità di atteggiamenti che, sia all’interno che all’esterno della famiglia, mirano a costringere i giovani a mentire se stessi pur di essere accettati.

Fra i fattori negativi o di rischio individuati nel corso della ricerca, troviamo principalmente i seguenti, collegabili con esperienza di vita in contesto multiculturale: fattori negativi sopranazionali, separazione, pendolarismo, ambivalenza, margi­nalità, stigmatizzazione, isolamento, problemi linguistici, rigidità educativa, bicul­turalismo.

1. Rischi evolutivi sovraculturali.
Spesso si dimentica che anche chi emigra può essere soggetto ad esperienze di vita stressanti, di fatto presenti nello sviluppo di ogni soggetto, che prescindono dalla cultura di appartenenza o all’esperienza di emigrazione. I giovani intervistati sembravano essere investiti in ma­niera particolare da:
 
a) difficoltà pre e perinatali, scaturite soprattutto in seguito della scarsa conoscenza o accettazione del sistema di assistenza medica tedesco, da parte dei genitori stranieri;

b) difficoltà (Belastungen) croniche, ad esempio, dovute a gravi disturbi psichici, di tipo cronico da parte di uno dei genitori;

c) condizioni socioeconomiche svantaggiate: povertà, appartenenza alla classe sociale più bassa, mancanza di formazione professionale dei genitori;

d) particolari esperienze di vita critiche, ad esempio: morte del padre, trasloco, cambiamento di scuola o di città, separazione o divorzio dei genitori;

e) ulteriori carichi familiari: conflitti all’interno della famiglia; famiglia numerosa in alloggi inadeguati o malsani; divorzi; separazioni e presenza di un solo genitore; disoccupazione del padre; attività lavorativa della madre e scarso tempo e possibilità di accudire ed educare i figli.

2. Esperienze di separazione.
Soprattutto è merito della psicoanalisi, aver spostato l’attenzione sull’importanza per il bambino di instaurare un rapporto con la madre caratterizzato da affidabilità e fiducia, specialmente durante i primi mesi di vita.

Anche dai dati della ricerca effettuata nel settore multiculturale è stato appurato che i soggetti che hanno vissuto un’esperienza di separazione precoce ed improv­visa dalla madre per essere affidati a parenti (anche in Italia) o a vicini, non hanno potuto maturare il sentimento della protezione di base e dell’affidabilità della per­ sona di riferimento in maniera adeguata, col risultato di un insufficiente sviluppo della fiducia di base (Erikson 1968).

3. Pendolarismo.
Il continuo spostamento fra il paese di provenienza e quello d’ar­ rivo sembra ormai essere, purtroppo, una caratteristica intrinseca della popolazione italiana in Germania. La mancata o l’irreale pianificazione del futuro da parte delle famiglie italiane, comporta un continuo spostamento fra la Germania e l’Ita­lia, a volte soltanto in seguito a crisi momentanee o ad attese elevate in uno dei due paesi.

Le conseguenze di tale pendolarismo sono che, né i genitori né i loro fi­gli riescono a confrontarsi costruttivamente con la situazione reale in cui vivono (se vogliono acquistare in Italia o in Germania la tanto agognata casa, se i bambini devono continuare a studiare in Germania o in Italia, se è conveniente imparare bene la lingua tedesca, ecc.).

Invece di affrontare realmente i problemi, la cui soluzione significherebbe crescita e stabilità personale, fuggono spesso in un mondo ideato da loro (illusione nostalgica, secondo Zwingmann), che assume le caratteri­stiche della fuga dai conflitti o rimozione.

Il pendolarismo e la mancata pianificazione del futuro, potrebbero essere considerati fra i fattori più significativi, che spiegano il triste primato degli alunni italiani nelle "Sonderschulen", non solo in riferimento ai coetanei tedeschi, ma anche rispetto tutti gli altri gruppi di stranieri (Vedi anche Portera, 1994).

 4. Comportamenti ambivalenti.
Un’ulteriore difficoltà nella vita dei giovani intervistati deriva dal fatto che essi in emigrazione sono confrontati con un alto nume­ro di situazioni e comportamenti ambivalenti. Molti di loro sono sottoposti a differenti forme educative tra la scuola e la famiglia. I genitori cercano frequentemente di educare i loro figli alla coesione familiare, all’ubbidienza, al rispetto per gli educatori adulti (che spesso deve esternarsi in passività e sottomissione).

D’altro canto gli insegnanti tedeschi si aspettano da loro iniziativa personale, autonomia, indipendenza ed emancipazione dalla famiglia. In alcune biografie è stato altresì possibile costatare come molto spesso anche i genitori, fra di loro o un genitore (spesso la madre), mostrano sentimenti e com­portamenti ambivalenti.

Gli italiani in emigrazione vivono drastici cambiamenti nella struttura familiare e dei ruoli all’interno della famiglia: famiglia nucleare invece di famiglia estesa;
famiglia incompleta (spesso emigra solo il padre, poi seguono la madre e qualche figlio);
mancanza di aiuto da parte dei vicini;
mancanza di contatti e isolamento;
diffusione dei ruoli o ruoli conflittuali;
aumento di divorzi e di sgretolamenti della famiglia.

Altre ambivalenze scaturiscono dal ruolo sociale e lo scioglimento di strutture familiari stabilizzanti comporta presso i geni­tori un irrigidimento delle norme e dei valori della società di provenienza. Il loro ruolo sociale viene anche reso ulteriormente insicuro dal modo paradossale in cui sono trattati, socialmente e legislativamente, in Germania: contemporaneamente da "Gäste" (ospiti) e da "Arbeiter" (lavoratori). Le conseguenze di questa situazio­ne, che presenta elementi da "doppio legame" (Watzlawick et al 1971, p. 209), sono: aumento della diffidenza nei confronti della società tedesca, paura, depressi­vità, aggressività e dogmatismo.

Ulteriori comportamenti ambivalenti sono stati osservati anche presso gli insegnanti tedeschi. Molto spesso nel rapporto con gli scolari italiani oscillavano fra la tendenza ad ammirare i comportamenti diversi (ad esempio, la vivacità) e di lasciarli così com’erano o addirittura rinforzarli, e la tendenza opposta di rifiutarli e costringere tali soggetti all’assimilazione. Dalle storie di vita analizzate è stato possibile constatare come, questo tipo di ambivalenza (entrambi gli atteggiamenti!) possono causare disorientamento o alcune volte disturbi di tipo cognitivo o emozionale.

5. Carichi materiali (ulteriori) e marginalità sociale.
Tramite la presente ricerca è emersa in maniera inequivocabile come la scarsa opportunità di raggiungere traguardi economici di successo, l’alto indebitamento, l’elevata mobilità sociale di­ scendente, la marginalità e l’insufficiente sicurezza legislativa, hanno causato delle intense esperienze di frustrazione, che possono (possono fungere come) essere in­dividuate come fattori scatenanti delle diverse crisi o decompensazioni.

A questi elevati carichi si sommano spesso anche esperienze di esclusione, oppure gli elevati o ulteriori compiti scolastici (difficoltà linguistiche, differenze nella metodologia d’insegnamento, lezioni di lingua e cultura italiana).

6. Stigmatizzazione e discriminazione.
La maggior parte delle difficoltà rispetto alla stigmatizzazione (cfr. Goffmann 1980) nella letteratura viene attribuita a com­ ponenti di popoli che mostrano marcate differenze religiose o fisiche. Nonostante i cittadini di origine italiana non sempre presentino uno stigma manifesto, nell’ambito della ricerca è stato possibile constatare come molti soggetti sia in Germania che dopo il loro ritorno in Italia sono stati vittime di discriminizzazioni a causa soprattutto di differenze di tipo linguistico, comportamentale o di pensiero.

7. Isolamento e solitudine.
Molti dei soggetti intervistati hanno vissuto l’esperienza dell’isolamento sia nei primi mesi dopo l’arrivo in Germania, che dopo il loro ritorno in Italia. Alcuni hanno riscontrato grandi difficoltà ad instaurare rapporti di amicizia durante tutto il periodo di soggiorno in Germania. Tante volte, più che di una solitudine realmente vissuta, si trattava del sentimento di sentirsi soli (einsam­ kheit).

Un’ulteriore forma di isolamento è stata caratterizzata dal vissuto dell’alterità dall’"essere diversi dagli altri" e dal dover assumere costantemente un ruolo sociale diverso. Anche il sentimento di isolamento dei genitori in special modo delle madri, è emerso come un fattore altamente negativo per lo sviluppo dei figli.

8. Problemi linguistici.

I problemi linguistici riscontrati fra i giovani intervistati, in base ai dati della ricerca, sono soprattutto da considerare come conseguenti a sti­ moli sociali inadeguati o insufficienti (isolamento, mancanza di sostegno, continui cambiamenti fra una lingua e l’altra con le stesse persone, miscuglio fra dialetto e lingua ufficiale).

Dall’inadeguata competenza linguistica sono scaturiti dei fattori negativi che hanno contribuito ad un rinforzo dell’isolamento e del sentimento di diversità.
Fra i soggetti intervistati è anche stato possibile costatare dei deficit linguistici, ingenerati da una prolungata deprivazione sociale e emotiva.

9. Severità e rigidità educativa.

Molti genitori dei soggetti intervistati, tanto in Germania, quanto dopo il loro ritorno, tendono ad educare i loro figli in maniera più rigida sia rispetto alle regole del paese di accoglimento che rispetto a quello di provenienza, probabilmente a causa della prolungata assenza dal luogo di prove­nienza (che impedisce di coglierne il successivo sviluppo culturale) ed in seguito ad un sentimento spesso inconscio di tipo riparatorio nei confronti del loro paese d’origine. Alcuni degli atteggiamenti autoritari sono intensificati dalla situazio­ne di vita delle famiglie italiane in Germania, caratterizzata da isolamento, elevata mole di lavoro e molteplici conflitti.

I genitori spesso non si accorgono che, le norme e le modalità comportamentali che cercano di trasmettere ai loro figli, col tempo hanno perso la loro importanza e validità anche nel loro paese di origine. A causa dell’eccessiva rigidità e severità vigente in famiglia, sono insorte delle crisi a volte drammatiche o violente, specialmente presso quei soggetti che si rendono conto delle contraddizioni fra la rigidità educativa dei loro genitori e le forme liberali adottate e propugnate dall’ambiente esterno.

10. Orientamento biculturale.

Il processo di assunzione dell’identità è paragonato da Erikson (1968, 96) all’arte del trapezista. Come quest’ultimo il giovane "nel bel mezzo del suo slancio vigoroso, deve abbandonare la salda presa dell’infanzia e cercare di afferrare un solido appiglio nell’età adulta".

Dalla ricerca è emerso che per molti giovani di origine italiana tale atto spesso termina con una violenta caduta. Complessivamente è stata riscontrata un’accentuazione dei conflitti e delle situazioni gravose tipiche degli stadi evolutivi precedenti. Molti giovani nell’adolescenza sono stati posti davanti alla scelta tra le diverse istanze: la famiglia da una parte e la scuola e il gruppo dei pari tedesco dall’altra.

Questa scelta, impossibile per loro in quanto proprio per lo stadio evolutivo in cui si trovano hanno bisogno tanto dell’affetto e del sostegno dei genitori, quanto della stima e degli stimoli da parte della scuola e dei coetanei, ha generato in loro frequentemente dei gravi conflitti di lealtà.

Le conseguenze sono state: crisi d’identità e difficoltà ad orientarsi, che molto spesso si manifestavano in devianze comportamentali e disturbi anche gravi di tipo psichico e psicosomatico (disturbi di concentrazione, memoria, apprendimento, depressioni, crisi isteriche, mal di testa e di stomaco) oppure in tentativi di suicidio.

Segue: 1° parte - 3° parte

Fonte: "La storia di Bachiseddu che da Oliena è arrivato a Bruxelles, una storia di emigrazione

di Antonio Rubattu  
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