Salvatore Corrias, eroe sconosciuto
sabato 20 ottobre 2007 di vitale scanu
Anche la Sardegna si onora di avere uno Schindler che ha salvato decine di vite umane. Non uno Schindler così clamoroso come quello del film Schindler’s List, ma senza dubbio a questi superiore, avendo pagato con la propria vita l’aver voluto salvare decine e decine di profughi, molti dei quali ebrei, che per merito suo rifugiarono nella Confederazione elvetica. Si chiamava Salvatore Corrias.
Salvatore era nato a S. Nicolò Gerrei (Cagliari) il 18 novembre 1909. Lasciando la propria terra, si arruolò nella Guardia di Finanza il 27 giugno 1929 e svolse il suo servizio militare in vari reparti, per poi finire, durante il periodo della II guerra mondiale, nel I battaglione mobilitato che operò in Albania e nella zona di Postumia. Rientrato dal suo servizio all’estero fu destinato alla caserma di Olgiate Comasco e da lì fu trasferito alla Brigata Bugone, di stanza sopra Moltrasio. Nel ’44, lasciata la Brigata, si diede alla macchia, affiliandosi alla 52a Brigata "Giustizia e Libertà Emanuele Artom", formazione partigiana ai comandi del capitano Parri. Il suo compito specifico era quello di far la spola sul confine italo-svizzero accompagnando i profughi che cercavano rifugio nel Canton Ticino. Molti di questi erano ebrei fuggitivi. I militari italiani antifascisti, seguendo più la propria coscienza che gli ordini ufficiali, si onorano di aver svolto in quel frangente un grosso lavoro di assistenza in favore di molte persone, tanti bambini e tante donne, che cercavano la salvezza. Si trattava di decine di migliaia di profughi.
Ecco come lo ricordava il quotidiano La Provincia di Como nell’edizione del 27 giugno 2003. "Quello di Salvatore Corrias è un nome che ai più dirà forse poco, ma che nella storia del Movimento di liberazione comasco scrisse una pagina importante, ricordata ieri a palazzo Terragni. Corrias, cui è stata dedicata una lapide, era un finanziere di 36 anni quando le Brigate nere della RSI lo fucilarono, nel gennaio del 1945. Cagliaritano, dopo avere combattuto nel X battaglione mobilitato, prese servizio alla Brigata del Bugone, sul monte Bisbino. In realtà, vi rimase pochi mesi perché nel 1944 scelse di arruolarsi nella 52a Brigata Giustizia e Libertà, formazione partigiana in cui svolse funzioni di corriere tra l’Italia e la Svizzera, forte anche della conoscenza di sentieri e passaggi montani. Nel cimitero di Moltrasio una lapide ricorda la figura di quest’uomo che ’ancor giovane, generosamente donò la vita per l’ideale supremo della Patria’ . Ma prima ancora che la sua Patria, Salvatore combatté per i deboli, trasferendo in Svizzera, cioè in salvo, decine di rifugiati politici, di perseguitati dal regime fascista, di profughi e di ebrei, intere famiglie che a lui e ai suoi sentieri sulle montagne del Lario devono la vita ed eterna riconoscenza".
Salvatore è una personificazione eroica di quest’epopea umanitaria contro la tirannia nazista e tra le più fulgide medaglie d’oro che la Guardia di Finanza dovrebbe appuntare sul suo labaro.
Ma volendo usare un altro parametro per misurare la grandezza dell’operato di Salvatore Corrias, ossia quello di Gesù Cristo: "Nessuno ha un amore più grande per i fratelli di colui che dà la propria vita per esse", diciamo tranquillamente che Salvatore fu molto di più che un eroe. Fu un cristiano. Fu un uomo giusto. Nessuno più di lui realizzò in pratica quello che era l’ideale della sua brigata Giustizia e Libertà e, nel contempo, del cristiano vero e totale. E credo che anche i fratelli ebrei, leggendo di questo eroe sardo, che ci rimise la propria vita per salvare quella di tanti di loro, non avranno difficoltà ad annoverare Salvatore Corrias nel Giardino dei Giusti d’Israele.
vitale scanu
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