Sardegn@Slow

Siddi, 23 e 24 giugno 2007

martedì 12 giugno 2007 di exeo

Un territorio è una entità dove i valori identitari sono il frutto di relazioni complesse di lungo termine, che includono caratteristiche culturali, sociali, ecologiche ed economiche. I prodotti agricoli e alimentari di un territorio sono fortemente connotati da questi elementi e costituiscono parte importante del patrimonio locale. Le specifiche realtà territoriali, sono quindi il risultato di un lungo e lento processo evolutivo che, nel suo svilupparsi, ha dato origine a pratiche specifiche in relazione alla coltivazione, all’allevamento, alla produzione del cibo in generale.

Per le località a forte vocazione gastronomica o con particolari caratteristiche ambientali o bellezze architettoniche è importante accogliere i visitatori ponendo la massima attenzione affinché il territorio non sia stravolto. Aumentando il flusso turistico si incrementano le risorse economiche e le possibilità di crescita; inoltre un prodotto è sempre meglio gustarlo nella zona di appartenenza, per coglierne lo spirito, aggiungere piacere culturale a quello del palato.

Le località che stanno ai margini delle rotte turistiche classiche invece devono trovare strumenti alternativi per presentarsi e farsi conoscere. I piccoli comuni, soprattutto i nostri piccoli comuni, conservano spesso piccoli e grandi tesori archeologici, artistici, ambientali, sconosciuti ai più. Ma soprattutto sono ancora depositari di tradizioni enogastronomiche antiche conservate nel tempo e magari proposte solo nelle grandi occasioni.

Si parla spesso di strumenti per la valorizzazione di questi comuni e delle loro ricchezze, senza trovare reali soluzioni al problema dell’isolamento, anche comunicativo e culturale in cui si trovano.
Eppure esiste una fascia di viaggiatori che è interessata a conoscerli e a scoprirne le ricchezze, soprattutto che è interessata a seguire le tracce di quella ricchezza gastronomica che li caratterizza.

Citando Italo Calvino e la sua descrizione del senso del viaggiare “ Il vero viaggio, in quanto introiezione di un ‘fuori’ diverso dal nostro abituale, implica un cambiamento totale dell’alimentazione, un inghiottire il paese visitato, nella sua flora, nella sua fauna e nella sua cultura (non solo diverse pratiche della cucina e del condimento ma l’uso di diversi strumenti con cui si schiaccia la farina o si rimesta il paiolo), facendolo passare per le labbra e per l’esofago. Questo è il solo modo di viaggiare che abbia un senso oggigiorno, quando tutto ciò che è visibile lo puoi vedere anche alla televisione senza muoverti dalla tua poltrona” abbiamo la descrizione di ciò che le aree interne della Sardegna possono offrire a che sa cercare e capire.

Invitiamo a rallentare, a guardarsi intorno con più interesse alle cose e alle persone, al mondo, ai sapori. La contrapposizione non è tanto tra slow e fast, piuttosto tra attenzione e disattenzione. La lentezza ha a che fare con la capacità e possibilità di distinguere e valutare, con l’acquisizione di uno spirito critico, con la propensione a coltivare il piacere attraverso il gusto, con la possibilità di avvicinarsi con consapevolezza al territorio stesso, per conoscerlo meglio e per portare a casa un ricordo che inviti a tornare.

La manifestazione
De judu è una espressione sarda che indica qualcosa che è giusta, che è fatta bene, nel rispetto delle regole. Buona, Pulita e giusta insomma. Questo è l’idea che guida tutte le attività di Slow Food, piccole e grandi, e soprattutto quella che dovrebbe guidare sempre e comunque la produzione e il consumo del cibo.
De Judu quindi indica prodotti locali fatti secondo la tradizione, usando materie prime locali, rispettando le persone che lavorano alla produzione e il territorio in cui hanno origine.
Poiché, secondo la nostra filosofia, non è possibile capire veramente un prodotto se non si conosce il suo contesto, e poiché siamo convinti che solo salvaguardando e valorizzando l’ambiente di vita delle piccole comunità si potrà continuare a vivere e a produrre nelle aree rurali, vogliamo realizzare la prima importante manifestazione regionale di Slow Food Sardegna proprio in un contesto di questo genere.

I piccoli comuni sono la regola nel tessuto economico e sociale della Sardegna, ma troppo spesso il loro ruolo viene sottovalutato. Eppure sono il tessuto vivo della nostra regione e possono anche realmente essere attori principali di un turismo curioso e attento. Nelle nostra esperienza con i presidi in tutta Italia abbiamo più volte sperimentato il fatto che i presidi funzionano meglio se sono parte integrante del territorio di riferimento e se concorrono in maniera concreta all’offerta del territorio.

In tempi in cui il turismo enogastronomico assume dimensione sempre più significative (secondo i dati pubblicati recentemente sul Sole24Ore e tratti da una inchiesta del GIST, un viaggiatore su 5 programma soggiorni in funzione dell’offerta enogastronomia e l’alto livello comunque ancora mantenuto dal cibo italiano viene considerato un elemento fondamentale dell’attrattività di un luogo. La manifestazione Sardegn@Slow allora vuole realizzare la possibilità di un turismo enogastronomico in un’area della Sardegna che può offrire molto da questo punto di vista.

Anche la scelta di Siddi, piccolo comune nel cuore della Marmilla, è legata a queste valutazioni e ha un significato ben preciso è sede di una delle più significative comunità del cibo della Sardegna, quella delle donne produttrici di paste artigianali è al centro di una ancora importante area cerealicola è in una zona della Sardegna poco conosciuta, ma ricca di interessanti siti archeologici e ambientali è in una delle nuove province sarde, caratterizzata in modo particolare da produzioni agroalimentari che già da tempo hanno attirato l’attenzione di Slow Food (le paste di Siddi, il grano, lo zafferano, le coltivazioni di meloni in asciutto e così via) è un paese molto ben conservato e molto bello, in cui è ancora leggibile la struttura agricola e può fungere da vetrina per l’intera provincia

La manifestazione coinvolgerà tutto il territorio, nella logica della rete. Essendo infatti un evento regionale a cui si da risonanza nazionale, è necessario che sia l’intero territorio a mobilitarsi e “offrirsi” agli ospiti garantendone l’accoglienza (sono disponibili in zona circa 600 posti letto in alberghi, case tipiche e B&B ed è presente e attiva la rete dei ristoranti “I sapori di ieri”) e i momenti turistici attraverso i numerosi siti archeologici, museali e naturalistici.

La cooperativa turistica Villa Silli cura sia il coordinamento della ricettività alberghiera sia il coordinamento dell’offerta turistica per i giorni della manifestazione.