Pensare che la Sardegna potrebbe essere autonoma nel campo delle energie rinnovabili! Tra solare, eolico, e carbone potremmo essere perfino esportatori di energia, senza essere petroliodipendenti. Pensiamo solo all’energia solare. La nostra isola infatti è una di quelle regioni del sud dove il sole c’è senza risparmio.
Se il governo, quello che spende per importare il petrolio, lo investisse nel dare ad ogni famiglia un impianto ad energia solare, risolverebbe il problema energetico, e ne avanzerebbe ancora.
Almeno in questo la Sardegna si trova all’avanguardia e le autorità regionali, giustamente, vogliono accelerare i tempi nella capacità di produrre energie rinnovabili. Già nella finanziaria del 2007 la Regione ha stanziato 10 milioni di euro l’anno, fino al 2009 perché gli enti pubblici realizzino impianti fotovoltaici, per raggiungere l’obiettivo nei prossimi 24 mesi di una produzione di 100 megawatt l’anno. E’ una sfida importante, quando si pensa che il Piano energetico ambientale nazionale fissa il raggiungimento di questo obiettivo al 2010.
L’accelerazione di questo progetto innovativo ha un padre d’eccezione, il fisico premio Nobel Carlo Rubbia, ancora quando era alla guida del Crs4. Le sue sperimentazioni in Sardegna dicono che la produzione di energie rinnovabili nell’isola attraverso il solare termodinamico sono in grado di portare a una realtà invidiabile, sia per la produzione (il solare potrebbe far risparmiare a una famiglia l’80 per cento delle spese energetiche), sia per i risvolti ambientali: se la Sardegna raggiungesse questi obiettivi, dice l’assessore all’Ambiente Cicito Morittu, si eviterebbero emissioni nell’atmosfera per 145mila tonnellate l’anno di Co2, il famigerato biossido di carbonio. Precisa l’assessore Cicito Morittu: “Puntiamo alla produzione di energie rinnovabili, cioè pulite, ma anche al risparmio e all’efficienza”.
Il municipio di Colonia è servito completamente da energia solare e risparmia milioni di euro. Per questo la Regione assicura gli incentivi e si attende un’impennata di richieste di finanziamento per la realizzazione di impianti termodinamici. Leggi: puntare sulle energie alternative. Così, almeno un beneficio collaterale - dice l’economista Kenneth Rogoff - lo sta producendo sull’economia mondiale questa superemergenza petrolifera che fa risparmiare gasolio. Infatti, l’altissimo costo di questo carburante incrementa la ricerca di energie rinnovabili, contribuisce a ripulire l’aria e affranca dall’americadipendenza.
Sì, perché, anche di questa crisi ormai mondializzata, ancora una volta l’epicentro è in America, nella sua finanza impazzita, nel suo spudorato arrafa-arrafa capitalista, direbbe il nostro Melchior Murenu.
Vorrei sviluppare un po’ questo filone, schematizzando per esigenze di spazio. E’ dato per certo che l’impennata dei costi petroliferi non dipende dalla scarsità di greggio sul mercato. La Exxon, prima compagnia petrolifera mondiale, dichiara all’amministrazione Bush che “almeno il 50 per cento degli aumenti del prezzo sono un fenomeno finanziario. Il rapporto tra domanda e offerta non c’entra più nell’economia reale”.
Prova ne sia che, nonostante la produzione quotidiana di un milione di barili in più da parte dell’Arabia Saudita, primo produttore mondiale, i prezzi hanno continuato la loro corsa. In altre parole, si tratta di una folle manipolazione dei mercati. Vi sono state anche in passato bolle speculative di questo genere, e le autorità sono intervenute. Ora il sospetto viene dal fatto che nessuno interviene a controllare che dietro queste transazioni virtuali possano essere onorati gli scambi di merce reale equivalente.
Perché chi ne ha il dovere non interviene? Seguite. Al centro di questa guerra mondiale virtuale sui future petroliferi c’è l’americana Goldman Sachs, il cui analista Arjun Murti è l’autore della famigerata profezia del petrolio a 200 dollari il ba-rile. Profezia molto facile e sospetta. Perché? Perché l’attuale segretario americano del Tesoro, Henry Paulson, prima di assumere quest’incarico nell’amministrazione Bush, era presidente e am-ministratore delegato alla Goldman Sachs. Si dice che egli non guadagnerebbe in cent’anni nel suo attuale incarico quanto ha incassato alla Goldman durante la sua carriera professionale. Ora, Henry Paulson è anche il regista del salvataggio delle banche di Wall Street che stavano affondando nella crisi dei mutui subprime (ricordate la Bear Stearns?...).
Volete che Paulson metta il bastone tra le ruote alla Goldman Sachs e alle altre banche che si stanno rifacendo le ossa giocherellando nel mercato petrolifero? Ancora. Sono ormai noti gli sconfinati interessi dei Bush e del vicepresidente Dick Cheney nell’industria petrolifera mondiale e nelle guerre di “esportazione della democrazia”, che non incoraggiano molto nello smontare la macchina speculativa che agita questo settore. Per i dati precisi riguardanti gli interessi di Bush, Cheney e compagnia, vedi il prezioso libretto "Le menzogne dell’impero e altre tristi verità", di Gore Vidal.
Altro ruolo chiave spetta al presidente della Federal Riserve, Ben Bernanke, con i suoi ribassi strategici dei tassi di interesse sul dollaro. Il denaro facile è il carburante di tutte le bolle speculative. Il tasso di interesse indebolisce il dollaro. Il dollaro debole costringe i paesi dell’Opec a cercare una compensazione nei rialzi del greggio. Questa è come un’assicurazione per i banchieri americani contro ogni fallimento. In effetti, anche il mondo del risparmio si è accodato a Wall Street: i fondi pensionistici hanno investito 40 miliardi di dollari nella speculazione sul petrolio e sulle materie prime. Certamente, le banche vorranno recuperare le perdite subite con i subprime.
Che ne pensate? Ecco perché si dice che l’epicentro di questa crisi globale è senza dubbio in America. Una marea incalcolabile di capitali è in corsa alla ricerca di facili guadagni, e nei prossimi mesi le conseguenze della superinflazione petrolifera sull’economia, di questo fenomeno patologico artificiale sui mercati mondiali, rischiano di diventare sempre più drammatiche. Ma possono anche rivelarsi un micidiale boomerang.
Fanno riflettere seriamente le parole del Papa a un recente convegno diocesano di Roma: "È diffusa la sensazione che, per l’Italia come per l’Europa, gli anni migliori siano ormai alle spalle e un destino di precarietà e di incertezza attenda le nuove generazioni". Si accentuano le divisioni, le sperequazioni e si respira aria di crisi, addirittura al di là degli stessi indicatori socio-economici.
Vitale Scanu
(Nuovo Cammino, n. 13, 22 giugno ’08)
vitale scanu
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