Se lo dice anche un valdostano...
mercoledì 22 agosto 2007 di exeo
Per fortuna che in Valle d’Aosta e in Sud Tirolo le spinte autonomiste trovano ancora spazio e fan crescere dalla radice storica una concreta alternativa politica. Non che le esperienze politiche dell’U.V. e della S.V.P. siano un "modello", anzi, spesso rappresentano un pessimo esempio di conservatorismo e di egoismo, ma certo ancora aggregano il consenso popolare nel rispetto di una specifica identità.
Siamo, altrove, all’omologazione: "prodiani o berlusconiani, ma sempre italiani", slogan celato ma persistente, dovrebbe far riflettere, appunto, i sardi. La Sardegna ha bisogno di una maggiore autonomia e, almeno, delle potenzialità istituzionali e delle ricchezze autonomistiche della Valle d’Aosta e del Trentino che sono realtà a Statuto Speciale come la Sardegna, ma sanno rappresentare l’autonomismo in modo molto più determinato. L’Italia non è un alleato nel quale soffocare le proprie aspirazioni e la propria identità; l’Italia è uno Stato senza Nazione e la Sardegna è una Nazione senza Stato ... chi può mai aver davvero diritto a governare il futuro della Sardegna, pensando con logiche che hanno a cuore la preservazione di un certo ruolo e di una certa identità dell’Italia, vista sempre come una entità i cui problemi configurano sempre un "interesse superiore"?
Qui non si tratta di separatismo e di indipendentismo, principi-valori e rivendicazioni per certi versi improponibili, almeno fino a quando non poggeranno su una reale indipendenza mentale, culturale e sociale, percepita dai sardi come l’orgoglio di una identità che pensa se stessa e difende i propri diritti al di fuori degli schemi politici, culturali, sociali, mentali, istituzionali dello specifico momento storico. La storia non è finita, la storia non segna nulla di irreversibile: sono caduti imperi e regimi, possono cadere anche gli Stati.
Qui non si tratta neppure di essere o non essere italiani: se lo Stato italiano è uno Stato di diritto, anche i sardi sono "italiani", nel senso che appartengono allo Stato italiano; si tratta, però, di rivedere che cosa ciò significhi. Lo Stato italiano ha al proprio interno molte identità nazionali definite minoritarie; il che non sembra voler dire, però, che sono numericamente minoritarie, ma che sono considerate tali sul piano dei diritti ... perché una falsa concezione dei diritti dei popoli, attribuisce ai popoli più piccoli meno diritti degli altri. Anzi i sardi non sono affatto riconosciuti come un popolo: se lo fossero, la Sardegna non potrebbe esser trattata solo come una regione, una provincia o...un’isola.
L’insularità, gap politico-economico, deve diventare una ricchezza ... la separatezza che evidenzia deve trasformarsi in capacità dei sardi di vivere, produrre e pensare in modo diverso e ... indipendente. Solo a quel punto l’indipendentismo avrà un senso. Oggi le rivendicazioni estreme fanno paura ai sardi, perché sono prive di concretezza, propongono una rivoluzione che nessuno vuole fare, una libertà che nessuno vuole conquistare ed esaltano valori massimalisti, quali l’orgoglio, rafforzato dal fatto di sentirsi più soli ed accerchiati, quindi ultimi testimoni di una identità che muore poco a poco. E per orgoglio si muore, ma si è coerenti. Per orgoglio i sardi sono andati a morire in guerre che sono servite ad una Italia che ha poi rimosso il problema dell’autonomia sarda per allontare ancor più la possibilità di doversi confrontare con l’indipendenza della Sardegna. Sconfitti, i sardi si rifugiano nell’orgoglio e nei residui di una balentia che sarà anche espressione ultima e morente di un sardismo puro e onesto, ma è anche espressione di uno stupido masochistisco senso di autodistruzione.
Invito i sardi a riprendere a pensare da sardisti, ad abbandonare leader che pensano all’Italia più che alla Sardegna, ai partiti italiani più che alla rappresentanza politica dei diritti dei sardi. Insomma, i sardi non saranno mica più incoscienti dei valdostani e dei sudtirolesi che, in nome della propria identità, gestiscono concretamente una fetta importante della propria vita come popolo, piccolo popolo che vive nell’Italia e nell’Europa e vuol essere partecipe diretto delle dinamiche italiane ed europee ... E, si badi, gestiscono anche i compromessi e i giochi di potere propri di ogni sistema politico, ma se una accusa vogliono sempre evitare è quella di far tutto ciò per giocare al tavolo di prevaricanti interessi italiani. Grazie, comunque, agli uomini ed ai partiti del sardismo vecchio e nuovo, vecchie e nuove bandiere che non sventolano altrove ...
Per costruire una Italia ed una Europa federali, ormai lo abbiamo capito, non sono utili neppure i servi ed egoistici proclami di una Lega populista, ma è indispensabile la nascita di uno stabile rapporto federale tra le identità politiche che, prima di guardare a Prodi e a Berlusconi, devono guardare alla storia ed al diritto dei loro popoli, negati nel diritto e traditi da troppi propri figli che si sono posti al servizio di agenzie anti-sarde, anti-valdostane, anti-trentine, ecc. ecc. Propongo, sostanzialmente, la rinascita dell’autonomismo e del federalismo e se la Sardegna è una Nazione senza Stato, il suo Statuto di Autonomia dovrà regolare un patto dei sardi con lo Stato italiano nel quale siano delimitate non le competenze della "Regione", ma quelle dello Stato. E dopo questo patto i sardi ne dovranno fare un altro con l’Europa, sulla stessa base.
Passo dopo passa costruiremo un indipendentismo sostenibile e credibile, ma dobbiamo iniziare con il negare ai partiti italiani che operano in Sardegna, e ai sardi che vi militano, il diritto di parlare per la Sardegna e per i sardi; sono asserviti all’Italia e sono i veri responsabili del mancato sviluppo dell’isola. Due parole sulla lingua: non abbiano paura, i sardi della loro stessa lingua, non si dividano perché la si standardizza in un modo anziché nell’altro: le specificità sussistono e il problema non è, non è stato, come scrivere il sardo: il problema è stato ed è la negazione dell’esistenza del sardo, scelta politica del centralismo italiano ed europeo, appena annacquata da tardive leggi di presunta tutela. Più i sardi si dividono su queste cose, più l’Italia e l’Europa si faranno beffe di loro.
Claudio Magnabosco
exeo
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