Senza confini

di Luigi Pintor

mercoledì 21 maggio 2008 di exeo

Cinque anni fa Luigi Pintor ci lasciava. Oggi, per ricordarlo, ripubblichiamo quello che fu l’ultimo dei suoi tantissimi editoriali. Uscito il 25 aprile del 2003, ci parla come fosse stato scritto ieri.

La sinistra italiana che conosciamo è morta.
Non lo ammettiamo perché si apre un vuoto che la vita politica quotidiana non ammette. Possiamo sempre consolarci con elezioni parziali o con una manifestazione rumorosa. Ma la sinistra rappresentativa, quercia rotta e margherita secca e ulivo senza tronco, è fuori scena. Non sono una opposizione e una alternativa e neppure una alternanza, per usare questo gergo. Hanno raggiunto un grado di subalternità e soggezione non solo alle politiche della destra ma al suo punto di vista e alla sua mentalità nel quadro internazionale e interno.

Non credo che lo facciano per opportunismo e che sia imputabile a singoli dirigenti. Dall’89 hanno perso la loro collocazione storica e i loro riferimenti e sono passati dall’altra parte. Con qualche sfumatura. Vogliono tornare al governo senza alcuna probabilità e pensano che questo dipenda dalle relazioni con i gruppi dominanti e con l’opinione maggioritaria moderata e di destra. Considerano il loro terzo di elettorato un intralcio più che l’unica risorsa disponibile.

Si sono gettati alle spalle la guerra con un voto parlamentare consensuale. Non la guerra irachena ma la guerra americana preventiva e permanente. Si fanno dell’Onu un riparo formale e non vedono lo scenario che si è aperto. Ciò vale anche per lo scenario italiano, dove il confronto è solo propagandistico. Non sono mille voci e una sola anima come dice un manifesto, l’anima non c’è da tempo e ora non c’è la faccia e una fisionomia politica credibile.

È una constatazione non una polemica.
Noi facciamo molto affidamento sui movimenti dove una presenza e uno spirito della sinistra si manifestano. Ma non sono anche su scala internazionale una potenza adeguata. Le nostre idee, i nostri comportamenti, le nostre parole, sono retrodatate rispetto alla dinamica delle cose, rispetto all’attualità e alle prospettive.

Non ci vuole una svolta ma un rivolgimento. Molto profondo. C’è un’umanità divisa in due, al di sopra o al di sotto delle istituzioni, divisa in due parti inconciliabili nel modo di sentire e di essere ma non ancora di agire. Niente di manicheo ma bisogna segnare un altro confine e stabilire una estraneità riguardo all’altra parte. Destra e sinistra sono formule superficiali e svanite che non segnano questo confine.

Anche la pace e la convivenza civile, nostre bandiere, non possono essere un’opzione tra le altre, ma un principio assoluto che implica una concezione del mondo e dell’esistenza quotidiana. Non una bandiera e un’idealità ma una pratica di vita. Se la parte di umanità oggi dominante tornasse allo stato di natura con tutte le sue protesi moderne farebbe dell’uccisione e della soggezione di sé e dell’altro la regola e la leva della storia. Noi dobbiamo abolire ogni contiguità con questo versante inconciliabile.

Una internazionale, un’altra parola antica che andrebbe anch’essa abolita ma a cui siamo affezionati. Non un’organizzazione formale ma una miriade di donne e uomini di cui non ha importanza la nazionalità, la razza, la fede, la formazione politica, religiosa. Individui ma non atomi, che si incontrano e riconoscono quasi d’istinto ed entrano in consonanza con naturalezza.

Nel nostro microcosmo ci chiamavamo compagni con questa spontaneità ma in un giro circoscritto e geloso. Ora è un’area senza confini. Non deve vincere domani ma operare ogni giorno e invadere il campo. Il suo scopo è reinventare la vita in un’era che ce ne sta privando in forme mai viste.

di Luigi Pintor

Fonte: ilmanifesto

Biografia
Era nato in una famiglia antifascista della piccola nobiltà sarda, da Adelaide Dore e Giuseppe, fratello di Fortunato, l’erudito e futuro bibliotecario del Senato. Trascorsa l’infanzia a Cagliari e acquisita la licenza ginnasiale, allo scoppio della seconda guerra mondiale lascia la Sardegna per raggiungere con la madre e le due sorelle la città di Roma dove poco tempo dopo apprende della morte del padre.

La resistenza
Prende parte giovanissimo alla guerra di liberazione partigiana dopo aver ricevuto, da Napoli, una "lettera testamento" del fratello maggiore Giaime, datata 28 novembre 1943. Due giorni dopo il fratello, figura di spicco tra i giovani intellettuali antifascisti, sarebbe saltato su una mina mentre tentava di raggiungere, d’accordo con il Comando inglese, gruppi partigiani nel Lazio.

Luigi Pintor combatte con i GAP (Gruppi di Azione Patriottica) romani sino al 14 maggio 1944; quel giorno, tradito da Guglielmo Blasi (un gappista che aveva partecipato all’attacco di via Rasella e che poi, arrestato per furto, era finito per entrare nel reparto speciale di polizia fascista denominato "banda Koch"), viene arrestato con Carlo Salinari, Franco Calamandrei e Silvio Serra.

Con Serra, Pintor è portato alla pensione Iaccarino, base della "banda Koch" e interrogato e torturato per otto giorni; viene poi rinchiuso a Regina Coeli insieme a Serra, nell’attesa della condanna a morte. Quando la sentenza sta per essere eseguita e Pintor è riportato, con Serra ed altri quattro antifascisti, alla pensione Iaccarino, un intervento del Vaticano determina un rinvio e un nuovo trasferimento a Regina Coeli dei condannati. Per loro l’arrivo degli americani a Roma rappresenta la salvezza (anche se Serra sarebbe caduto l’anno dopo combattendo nel Ravennate).

Pintor giornalista
Dopo la conclusione della seconda guerra mondiale entra come giornalista ne L’Unità dove svolge il ruolo di redattore politico e successivamente di condirettore dell’edizione di Roma.

Nel 1962 viene eletto al X congresso membro del comitato centrale del Partito Comunista Italiano, dove si opporrà all’ipotesi amendoliana di unità delle sinistre. Nel 1965 lascia l’Unità per contrasti con la direzione di Mario Alicata, svolge incarichi presso la segreteria del partito comunista. Nello stesso anno si sposa con Marina Girelli con la quale darà alla luce Giaime e Roberta.

I lavori preparatori all’XI congresso del partito comunista vedono una forte contrapposizione tra l’ala sinistra, che fa riferimento a Pietro Ingrao e la componente più moderata del partito, capeggiata da Giorgio Amendola.

L’ala sinistra sostiene in particolare alcune battaglie per la democrazia interna al partito e solleva la questione del "modello di sviluppo". Il congresso si conclude con un forte attacco agli ingraiani e Pintor viene trasferito al comitato regionale della Sardegna, dove verrà eletto nel 1968 alla Camera dei Deputati.

Nell’ Agosto del 1968 dopo l’invasione di Praga, definita "tragico evento" da Luigi Longo, Natoli e Pintor votano contro nella sessione del Comitato centrale del PCI, prendendo in maniera netta le distanze dalla politica estera dell’ Unione Sovietica e palesando il dissenso interno al partito. Nei lavori preparatori del XII congresso si schiera con la Rossanda, Natoli, Caprara ed Eliseo Milani sostenendo posizioni di sinistra. Viene riconfermato all’interno del comitato centrale.

Il manifesto
Partecipa attivamente alla fondazione de il manifesto, mensile diretto da Lucio Magri e Rossana Rossanda e a cui partecipano Aldo Natoli, Valentino Parlato, Luciana Castellina e Ninetta Zandegiacomi. Il primo numero esce il 23 giugno 1969 con una tiratura di 55000 copie e Pintor vi partecipa con un articolo intitolato "Un dialogo senza avvenire", in riferimento al dialogo tra il PCI e la Democrazia Cristiana.

La rivista assume posizioni in contrasto con la linea maggioritaria del partito che ne chiede la sospensione delle pubblicazioni. Il Comitato centrale del 25 novembre 1969 delibera la radiazione per Rossana Rossanda, Luigi Pintor e Aldo Natoli con l’accusa di "frazionismo". Successivamente viene adottato un provvedimento amministrativo per Lucio Magri e non vengono rinnovate le iscrizioni per Massimo Caprara, Valentino Parlato e Luciana Castellina.

Il 28 aprile 1971 il manifesto diventa quotidiano e Pintor ne sarà per molti anni direttore. L’impaginazione delle quattro facciate che lo costituiscono è curata da Giuseppe Trevisani, la tiratura iniziale si aggira attorno alle 100.000 copie, ma scenderà successivamente attorno alle 30.000. Lo stipendio di ogni giornalista sarebbe stato quello di un operaio di quinto livello e le decisioni prese collegialmente.

Nel 1972 è accanito sostenitore della presentazione del manifesto alle elezioni politiche alla Camera dei Deputati; il manifesto, che candida come capolista in tre circoscrizioni Pietro Valpreda e ha ottenuto nel corso della campagna elettorale grandi mobilitazioni di piazza, riceverà un deludente 0,8 % dei consensi (224.313 voti), non raggiungendo l’elezione di nessuno dei suoi candidati.

Negli anni ottanta, dopo essere stato esponente del Partito di Unità Proletaria (PdUP) in cui il manifesto era precedentemente confluito, nel 1987 si ricandida con il Partito Comunista Italiano come indipendente e viene eletto alla Camera dei Deputati.

Nel 1990 esce dal comitato editoriale del manifesto lasciandone la direzione, ma continuando a collaborarvi, con i suoi corsivi considerati anche dagli avversari politici esempi di grande giornalismo; tornerà a dirigere il giornale dal 1991 al 1994. Il suo ultimo articolo risale al 24 aprile del 2003. Si è spento a Roma il 17 Maggio 2003.

Attività di scrittore
Come scrittore ha pubblicato, quasi tutti per la casa editrice Bollati Boringhieri, guidata dall’ amico Giulio Bollati, romanzi in cui ripercorre la propria esperienza di vita. Tra le opere principali si segnalano Parole al vento (1990); Servabo (1991); La signora Kirchgessner (1998); Il nespolo (2001) e I luoghi del delitto (2003). Per i tipi di Kaos Edizioni, Bollati Boringhieri e Manifestolibri sono state edite le raccolte dei suoi articoli.

Bibliografia

Saggistica:
* AA.VV., Il Pci negli anni del miracolo economico e del centro sinistra, Relazioni di Aniello Coppola, Luigi Pintor, Giuseppe Tamburrano e dibattito, Arci, Circolo culturale ricreativo G. Leopardi, Bologna 1976.
* Luigi Pintor, I corsivi del Manifesto: i mostri descritti da Pintor e disegnati da Pericoli, Alfani, Roma 1976.
* Luigi Pintor, D’Angelis E., Ferrigolo A. L’ Italia nel sacco a pelo, Il manifesto, Roma 198?.
* Luigi Pintor, Parole al vento, Kaos Edizioni, Milano 1990.
* Luigi Pintor, Prigionieri di guerra, Istituto Gramsci siciliano, Palermo 2000.
* Luigi Pintor, Politicamente scorretto. Cronache di un quinquennio 1996-2001, Bollati Boringhieri, Torino 2001. ISBN 883391366X
* Luigi Pintor, Punto e a capo. Scritti sul manifesto 2001-2003, Manifestolibri, Roma 2004. ISBN 887285363X
* Luigi Pintor, Azione è uscire dalla solitudine, Manifestolibri, Roma 2004. ISBN 8872852862

Narrativa:
* Luigi Pintor, Servabo: memoria di fine secolo, Bollati Boringhieri, Torino 1991 ISBN 8833906108
* Luigi Pintor, La signora Kirchgessner,Bollati Boringhieri, Torino 1998. ISBN 8833911241
* Luigi Pintor, Il nespolo, Bollati Boringhieri, Torino 2001. ISBN 8833913112
* Luigi Pintor, I luoghi del delitto, Bollati Boringhieri, Torino 2003. ISBN 8833914917

Fonte: wikipedia