Sui Quattro Mori... Il sole non tramonta mai

di Fabritziu Dettori Fonte: Il Sassarese del 30/6/2008

domenica 28 settembre 2008 di exeo

Il primo giovedì di ogni luglio si svolge a Bruxelles l’Ommegang (dal fiammingo omme intorno e gang marciare, andare), una festa che commemora, nell’imponente scenario della Grand-Place, la figura di Carlo V re di Spagna (1500-1558) e la sua corte.

La manifestazione, forse la più grande di tutto il Belgio nella quale partecipano più di 1400 comparse, è la rappresentazione storica e culturale della visita del sovrano citato nella capitale belga. La festa ha la durata di tre giorni.

Carlo V era sovrano di un grande regno, egli, infatti, già discendente di Filippo d’Asburgo e di Giovanna detta La Pazza (figlia di Ferdinando d’Aragona e di Isabella di Castiglia), ricevette, per effetto di un’intricata rete di parentado esteso in quasi tutta Europa e che non stiamo qui a spiegare, in eredità un impero vastissimo, sul quale, secondo le sue stesse parole, “Non tramontava mai il sole”.

Alla sola età di 19 anni il suo reame comprendeva la Castiglia, la Navarra, le Asturie, il regno Aragona, la Valencia, Maiorca, le contee sovrane di Barcellona, Rossiglione Cerdagna, il Regno di Napoli, Sicilia, i Paesi Bassi, le Fiandre, l’Artois, la Basançon, l’arciducato d’Astruia con Stiria, Corinzia, Tirolo, Milano, i regni del Württemberg, Boemia, Ungheria e, infine, i territori dell’Africa settentrionale, dell’America centrale e di quella caraibica.

Ciò che a noi interessa è, però, che insieme a tutti questi possedimenti, Carlo V ereditò anche il Regno di Sardegna e il simbolo che lo rappresentava: i quattro mori. Tale insegna pare realizzata da Pietro I° d’Aragona nel 1096 per immortalare la vittoria sui “mori” avvenuta ad Alcoraz, ma sarà compiutamente palese nel 1281 nel sigillo della cancelleria catalano – aragonese di Pietro II° detto “il Grande”. Ancora oggi i quattro mori fanno parte dello scudo istituzionale sia della “Comunidad Autónoma de Aragón” sia della “Provincia de Zaragoza”, (Saragoza).

La bandiera dell’antico Regnum Sardiniae, e non – si badi bene – della Sardegna, figurava, quindi, nella corte di questo eminente monarca, unitamente a tutte le altre bandiere, a testimoniare la sua autorità suprema su quel territorio.

Tutta la politica che precedette – e succedute – tale lascito, tra guerre di mantenimento e di conquiste, e lo stesso ricambio dei re, passando per Ferdinando II d’Aragona (detto il cattolico), Carlo V, Vittorio Amedeo II di Savoia, avvenne sovrastando la storia dei sardi per costituire quella delle potenti istituzioni riportate. I quattro mori hanno seguito questo iter, rappresentando di volta in volta le autorità che hanno dominato il Popolo Sardo.

I Savoia adotteranno la bandiera del Regno di Sardegna (citato nella manualistica anche come “Regno sardo–piemontese” o “Regno di Piemonte–Sardegna”), in fregi, piastre, scudi, bandiere di Stato, quindi nelle insegne mercantili e militari.

Lo stesso Carlo Felice, sesto re di Sardegna di casa Savoia dal 1821 al 1831, utilizzò i quattro mori bene in vista nel suo scudo regio.

Gli italiani usarono, con sicurezza nel 1848, la bandiera “sarda”, prima dell’assunzione del Tricolore, come simbolo di lotta per la libertà (come, similmente, fanno oggi molti sardi) anche nella prima Guerra d’indipendenza, (dal 14° reggimento fanteria) nei comizi e per acclamare il re Carlo Alberto.

Di pertinenza prima aragonese, quindi, spagnola, austriaca, piemontese e italiana, si fa “sarda”, quando la cosiddetta “Regione Autonoma della Sardegna”, convinta anche dalle parole dei padri della sardità, in specie Emilio Lussu e Camillo Bellieni, decise di adottarla quale gonfalone istituzionale.

Entrambi i sardisti consideravano la Sardegna «Nazione fallita», «abortiva», «mancata», ma, in particolare, Lussu sosteneva: «In realtà noi non abbiamo avuto storia. La nostra storia è quella di Roma, d’Aragona, ecc.». Bellieni, inoltre, reputava il più grande Sovrano, forse più importante di tutta la storia della Nazione Sarda, Mariano IV, un «Regolo rurale»! Ancora una volta “la storia dei vinti” fu repressa e a vincere, fu la storia degli altri, i vincitori.

La bandiera dei quattro mori, quindi, è presente all’Ommegang come stemma storico ereditato dagli antenati di Carlo V, a rappresentanza, insieme a tanti altri simboli, delle sue proprietà.

Ma i “mori” sono presenti anche nelle vetrate del ricostruito “Palazzo del Re”, nella Grand-Place, e in un libro, come di recente ha ricordato lo studioso Mauro Podda, custodito nel museo in questo stesso stabile, di disegni nei quali è “fotografata” la cerimonia funebre del re di Spagna.

È interessante sapere, inoltre, che nella biblioteca nazionale di Parigi vi è una carta geografica del XVII secolo, in unico esemplare, della nostra Isola, la “Descripcion de la isla y reyno de Sardeña”, nella quale sormontano i simboli degli Stati che la conquistarono: i pali della Catalunya e i quattro mori dell’Aragona.

È incantevole la bandiera “sarda” che barda i cavalli e altrettanto lo è nelle bandiere portate dai cavalieri nell’importante rappresentazione dell’Ommegang. È bella, certo, ma non possiamo cadere nell’illusione di essere rappresentati dalla storia, perché, quella scorsa con essa, ha avuto un significato solo per i vincitori del Popolo Sardo.

Noi, che passiamo vantare ben 500 anni di sovranità storica accertata con lo Stato (o Giudicato) Arborense, siamo caduti nella sudditanza quattromoresca, la quale cancella la vera storia dei sardi: quella dell’Albero verde diradicato.

di Fabritziu Dettori

Fonte: Il Sassarese del 30/6/2008

P.S. L’Immagine stilizzata dell’albero deradicato su campo bianco è stata realizzata da Giuseppe Ruiu - Zusepe Ruiu [Ithokor], fonte:wikipedia.
Quella dei quattro mori è stata invece ricavata da un video di Benito Urgu.