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Tirrenia, borbonica compagnia delle Indie sarde

di Giorgio Melis - Fonte: www.altravoce.net/2007/12/10/monopolio.html

giovedì 20 dicembre 2007 di exeo

Perché mai i sardi dovrebbero fare qualcosa per la Tirrenia che nei decenni ha fatto solo danni e male ai sardi? E perché Governo e Parlamento dovrebbero scaricare sui sardi e solo sui sardi, violando anche le risoluzione della Commissione europea, tutti i costi - materiali e d’immagine - del mantenimento di un odioso monopolio che da mezzo secolo strangola la Sardegna ed è il principale asset della Tirrenia? Perché si dovrebbe assistere fino al 2012 a questo scempio prorogato, inclusa la progressiva morte per asfissia del porto di Cagliari, ridotto ai minimi termini per traffico di passeggeri e merci appunto per la presenza totalizzante e distruttiva della Tirrenia?

@bruno olivieri 2007Tutte domande incalzanti che tutti i sardi e i loro rappresentanti politici, sindacali, imprenditoriali devono porre con forza e a gran voce - chiedendo a sostegno l’intervento di Bruxelles - non per rivendicare qualcosa di più e nuovo ma per imporre la fine di un insultante, penalizzante trattamento discriminatorio nei confronti della Sardegna. È fin troppo noto che la lobby della compagnia è potente e può giocare su grandi numeri politici, istituzionali e sindacali per mantenere la Sardegna sotto il suo tallone. Ma quella nostra è una battaglia sacrosanta, di principio e di sostanza: va combattuta con forza e convinzione ovunque: anche contro poteri forti e diffusi che sorreggono la Tirrenia. Anche arrivando a gesti eclatanti, se necessario.

C’è stato da sempre un elemento unificante tra i sardi, benché pochi, sciocchi e disuniti: l’avversione alla Tirrenia, che ha trattato la nostra isola come una colonia d’oltremare sulla quale scaricare tutte le sue magagne, incapacità, arroganza offensiva, deficit di organizzazione, educazione e rispetto. Per non parlare del fatto che una società che traeva e trae da qui il 90 per cento del proprio fatturato non ha quasi mai fatto assunzioni fra i sardi, e gli equipaggi sono stati sempre composto dal 99 per cento di napoletani e siciliani.

Per la verità, da diversi anni ha dato lavoro a due prestigiosi colleghi sardi. Uno è [...], in gioventù giornalista dell’Unità, allontanato per forti sospetti su sue equivoche collaborazioni, noto al Sifar di De Lorenzo (secondo quanto rivelato da Aldo Giannuli, studioso dei servizi segreti) col nome in codice CRONU, ovvero cronista nuorese, quindi approdato all’ala ultrasardista e ora estensore di nuovi statuti accanto all’inconsapevole storico [...]. [...] è da parecchi anni (da quando il Polo era al governo a Roma e in Sardegna) il direttore della rivista “A bordo” pubblicata dalla Tirrenia. Che per non farsi mancare nulla di sardonicamente eccellente, ha arruolato come direttore editoriale, pensiamo ben remunerato, nientepopodimeno che [...], il pluricondannato ex direttore de L’Unione Sarda: atteso nei prossimi giorni da un’altra sentenza per reati comuni e gravi, per i quali il Pm ha chiesto sette anni di reclusione. Insomma, la Tirrenia ha fatto quanto poteva e doveva per i sardi migliori: non lamentiamoci troppo, dunque.

Avevo quasi ancora i calzoni corti quando raccoglievo da cronista il furore impotente e la rabbia contro la Tirrenia: allora e ancora “Compagnia borbonica delle Indie sarde”, date in sfruttamento ai boss della società e ai suoi protettori anche a Roma. Generazioni di sardi hanno patito e subito di tutto dalla Tirrenia, maledicendola ogni volta che erano costretti a salire sulle sue navi e carrette. La sua politica ha nel tempo impedito e ritardato il decollo turistico dell’isola.

Non si capisce perché Antonio Attili, benemerito perché patrocinatore della continuità territoriale aerea, assuma oggi una posizione ambigua, equivoca, inaccettabile, accusando la Regione di essersi mossa tardi e anche male. Appare come un protettore occulto della compagnia, assieme ad altri in maschera e molti altri a volto scoperto. Cosa doveva fare di più la Regione se non mantenere la barra fissa sulla richiesta che Soru e Broccia hanno rilanciato da subito ed è stata potentemente rafforzata dalla decisione europea di dire basta entro l’anno al monopolio della Tirrenia? Semmai, cosa hanno fatto Attili e altri come lui perché si desse corso rispettosamente a una decisone europea che ha dato ragione alla Sardegna e che lo Stato italiano deve osservare?

Certo, tutti gli aspetti della situazione devono essere valutati e tenuti presenti. Il ministro del Tesoro e quello dei trasporti non vogliono trovarsi con la patata bollente di una compagnia da privatizzare senza il suo miglior atout, ovvero la convenzione per fare e disfare a spese dei contribuenti, avendo mano libera sui sardi. Intanto va ricordato: sono almeno vent’anni che si parla di privatizzare la Tirrenia senza che se ne sia fatto niente: dobbiamo aspettare altrettanto?

Ci sono problemi generali, anche per l’occupazione. Benissimo ma con quale faccia si ha la pretesa di scaricarne il peso e l’onere solo sui sardi che da mezzo secolo sono sotto il tallone della Tirrenia? Non fossero intervenuti armatori privati come Onorato, Grimaldi, Corsica Ferries e altri, la Sardegna sarebbe ancora al palo per competitività turistica, dato che molti di quanti mettevano piede sui traghetti Tirrenia cancellavano l’isola dai loro itinerari di vacanzieri. L’emendamento bloccato in commissione (presentato su richiesta di Renato Soru da Antonello Soro, che ha comprensibili difficoltà politiche come capogruppo del Pd e dunque delle sue propaggini campane e siciliane) va ripresentato nel maxiemendamento alla Finanziaria, sostenendola con tutta la forza possibile presso il governo.

Questa non è una battaglia di Soru ma anche di riscatto per il vassallaggio patito da tutti i sardi, sempre, sentita come nessun’altra anche visceralmente: tante ne ha combinato la Tirrenia contro la nostra terra. Qualcuno lo ha capito ed è sceso in campo a fianco della Regione. In particolare la Cgil sarda, col segretario Giampaolo Diana, si contrappone ai vertici nazionali, come ha fatto l’Api, e ora vedremo chi altro.

Ma com’è che il garrulo, solito Mario Medde resta bocca chiusa contro la Cisl nazionale che si è schierata per la Tirrenia? Il bardo dell’autonomia batte in ritirata perché più che dei sardi gli importa del suo segretario Bonanni? Questo sarebbe il defensor Sardiniae, che spara a ore alterne su Soru e immagina perfino, in delirio politico, di poter competere con lui? Cani da pagliaio che abbaiano per opportunismo vendicativo e vanno a cuccia appena c’è da sfidare qualcuno fuori dal recinto del loro ululare alla luna.

Sarebbe il momento di vedere i forzati del referendum su tutto, a cominciare dallo scarpinatore Mauro Pili, raccogliere firme, elevare petizioni, gridare in Parlamento. Chiedere a Berlusconi, dopo la sua doccia di folla a Cagliari (in piazza Costituzione non c’era affatto la folla descritta su L’Unione e mostrata da Videolina, che stringeva l’inquadratura solo sul Cavaliere, senza mai allargarla per non mostrare i vuoti intorno), che ci spieghi e prenda posizione con o contro i diritti finora calpestati e vilipesi della Sardegna.

Il colonialismo della Tirrenia deve finire e subito: aspettare altri quattro anni sarebbe semplicemente rovinoso e non dignitoso. Il porto di Cagliari finirebbe di tirare le cuoia (come ha ben documentato il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Fadda, spiegando le conseguenze del monopolio attuale) e comunque c’è una forma di servaggio dannoso che non si può più accettare. Attili si muova, per non apparire il difensore della contro-continuità marittima mentre decolla quella aerea con effetti benefici su tutti gli scali e i flussi dall’estero. Altri parlamentari sardi esitanti, dubbiosi, inerti, ricordino che il loro primo e fondamentale dovere è verso la terra che li ha mandati a Camera e Senato: non deve subire ancora il giogo della compagnia borbonica. Occorre segnalare nominativamente i disertori su questa causa che è anche di libertà e riscatto per i sardi.

di Giorgio Melis - Fonte: www.altravoce.net/2007/12/10/monopolio.html


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