USELLUS: ARRIVO DEL CRISTIANESIMO GIA’ NEL II SECOLO?
mercoledì 24 ottobre 2007 di vitale scanu
Sfogliando le pagine storiche dell’antichissima diocesi di Usellus, una domanda ritorna sempre a galla, sempre irrisolta: ma il Cristianesimo quando arrivò nella zona di “parte Usellus”, nell’alta Marmilla? La man-canza di documentazione scritta ci proibisce forzatamente di dare una risposta certa a questa vexata quaestio.
C’è qualche elemento storico che ci possa dare, se non prove, almeno qualche fondato indizio in merito alle origini del cristianesimo in questa zona della nostra Sardegna? Ripercorriamo, con occhio attento, alcuni dati di fatto storicamente inconfutabili. Sono opinioni puramente personali, le mie, che magari non sono per nulla probanti, o sono già sorpassate. Consultare i “maestri”. Ognuno le interpreti come crede.
- I martiri paleocristiani e la gerarchia ecclesiastica. Il Martyrologium romanum (la schedatura, diremmo oggi, dei primi martiri iniziano a partire dal III-IV secolo, come attesta san Cipriano) recita: “In Sardinia natalis sanctorum Luxorii, Ciselli et Camerini qui, in persecutione Diocletiani, sub Delphio praeside, gladio caesi sunt”. Si commemorano i santi Lussorio, Cisello e Camerino, decapitati per ordine del prefetto Delfio, sotto la persecuzione di Diocleziano (240-313). Sappiamo dei quattro editti storici contro i cristiani di questo imperatore. I più tremendi sono del 303 e 304: tutti gli ecclesiastici e tutti i cristiani in genere, in tutte le città e senza eccezioni, devono sacrificare agli idoli; tutti i loro beni vengono confiscati, tutti i loro libri bruciati, le assemblee vietate e i luoghi sacri chiusi (Marta Sordi, I cristiani e l’impero romano, Jaka Book). Pochissimi cristiani ebbero scampo. Lussorio, un militare nativo di Karalis (270) della caserma romana di Forum Traiani (Fordongianus), denunciato come cristiano al prefetto Delfio (di cui era anche “segretario”), subì un primo interrogatorio, che si concluse tutto sommato benevolmente con l’invito da parte del giudice ad abiurare. Il suo assoluto rifiuto gli procurò il carcere e, in seguito, la pena capitale: morte per decapitazione. Sull’esistenza storica di Lussorio non esistono dubbi. Ne abbiamo documentazione già nel Martyrologium romanum, nel Martyrologium hieronimitanum (metà del V secolo) e poi ancora da san Gregorio Magno (535-604), il quale, in una sua lettera del 599, attesta l’esistenza in Sardegna di un monastero dedicato ai santi Gavino e Lussorio. Nelle sue lettere, la chiesa sarda, che enumera sette diocesi in quel tempo, appare già bene organizzata secondo una gerarchia che comprende vescovi, arcipresbiteri, presbiteri, arcidiaconi, diaconi ecc. Un’organizzazione che non sorge dall’oggi al domani, ma che implica decine di anni, quantomeno. Di alcuni vescovi è indicata anche la diocesi, di altri quattro cita solo il nome: Agatone, Libertino, Vincenzo e Inno-cenzo. L’ipotesi di mons. Severino Tomasi, prestigioso storico e archivista vescovile di Ales, il quale dice che quando papa Gregorio Magno, elencando un vescovo sardo di nome Vincentius nel IV secolo si riferisce alla sede vescovile di Uselis (quando dai tristi editti di Diocleziano sono passati poco più di 200 anni), non è davvero priva di fondamento. Al Concilio di Serica (347), secondo l’attestazione di sant’Atanasio, par-teciparono 300 vescovi, tra i quali alcuni della provincia Sardiniae. A quello di Cartagine (484) erano presenti otto vescovi sardi, tra i quali era Martiniano di Forum Traiani. Della presenza di cristiani in Sardegna abbiamo notizia da sant’Ippolito (190), dal Catalogus liberianus (354) e altri. A Tharros, la prima documentazione di una comunità cristiana è del IV secolo (300): epitaffio di Karissimus.
- Sappiamo quanto fosse importante il punto nodale di Uselis nell’ economia militare e civile della Romània, alle porte della Barbària. Uselis era in diretta comunicazione con Karalis, con Othoca, con Tharros (La Marmora, Voyage en Sardaigne). Per raggiungere Fordongianus, di- stante poco più di 30 chilometri da Usellus, esistevano due percorsi: uno che passava per Villa Urbana e Siamanna (grafia etimologica: s’ia manna, la via grande), l’altro che passava per Ruinas e Allai. Dico: è mai possibile che, vista la suddetta strategica posizione geografica di Uselis, l’accertata presenza di cristiani nella vicina Forum Traiani nel III secolo, la presenza a Forum Traiani di Martino vescovo di una chiesa già ben strutturata chiamato a un Concilio, le arterie di comunicazione frequentatissime che s’incrociavano nella Colonia Iulia Augusta Uselis, sede amministrativa di Roma, il cristianesimo non sia già arrivato a Usellus? Solo Usellus, nel II-III secolo, sarebbe un’isola non cristiana? Sembra quasi assurdo soste-nerlo.
- I “titoli” delle parrocchie dei paesi attorno alla zona di Usellus. Osserviamoli attentamente. A parte Escovedu (che ha per patrono sant’ Antonio), abbiamo: Ales santi Pietro e Paolo, Usellus san Bartolomeo (e santa Reparata), Albagiara san Sebastiano (e san Lussorio), Pau san Giorgio (e santa Prisca), Zeppara san Simeone, Curcuris san Sebastiano, Gonnosnò san’Elena, Bannari (Villa Verde) santa Maria Assunta venerata come “dormiente”, secondo la tradizione bizantina (e san Sebastiano). Nel V secolo i pellegrini che visitavano la tomba della Madonna a Efeso testi-moniano questa usanza di onorare la Madonna (G. Pinna, Il culto dell’As-sunta in Sardegna), usanza poi estesa a tutto l’impero dall’imperatore Maurizio (582-602). San Lussorio è dappertutto conosciuto e venerato. Questi patroni sono quasi tutti militari e ufficiali martiri (Lussorio, Gavino, Efisio, Antioco, Giorgio…), perché con i Severi, fino all’imperatore Gal-lieno (per tutto il III secolo e fino agli inizi del IV), l’ingresso dei cristiani nella classe dirigente era stata non solo permesso, ma incoraggiato e fa-vorito, scrive sant’Eusebio. Così, alle prime avvisaglie delle persecuzioni di Diocleziano, i cristiani erano largamente presenti nell’esercito e tra gli stessi pretoriani, senza che la loro presenza fosse guardata con sospetto (Marta Sordi, op. cit.). Sono tutti santi martiri paleocristiani, vissuti tra il III e il IV secolo. E’ un dato di fatto storico-religioso che significherà pur qualcosa, se pensiamo che il “titolo” della chiesa era proposto o sancito dall’autorità del vescovo e quasi mai viene cambiato lungo i secoli. L’ado-zione di un santo patrono avveniva - come ancora oggi, del resto - nell’abbrivo “a caldo” dell’esempio di santità ed esemplarità eroica del “campione della fede” da imitare. Per questo sarebbe una sfida alla logica, a mio modesto parere, affermare che le comunità cristiane nella nostra Marmilla usellense, quasi tutte “segnate” da martiri paleocristiani, abbiano avuto origine solo dopo il IV o V secolo. Infatti, come abbiamo i fossili-guida che ci indicano le diverse ere geologiche, così possiamo dire che ci sono i santi-guida che ci testimoniano i parametri temporali della vita della Chiesa in ogni suo periodo.
E’ opportuno fare il punto, qui, sull’errore in cui si può cadere quando, affastellando ogni informazione sulle tradizioni e i santi dell’an-tichità, dei primi secoli in particolare, si dice: è solo leggenda. Occorre essere molto cauti. In origine, la leggenda era un racconto di incontestabile verità. Nei primi tempi del cristianesimo, si trattava della copia dei verbali del processo subito da un martire: si usava leggere (leggenda = cosa da leggere) solennemente tale documento sul luogo stesso del martirio del santo, alla vigilia della commemorazione del suo martirio. Un esempio commovente l’abbiamo con uno di questi verbali rimastoci: il martirio delle sante Felicita (col suo bambino) e Perpetua. Poiché però l’imperatore Diocleziano aveva ordinato nell’editto del 304 la distruzione totale di tutti gli scritti cristiani, compresi i verbali delle condanne dei martiri, la loro ricostruzione orale, arricchita spesso con elementi di fantasia, originata dalla devozione dei fedeli, andò soggetta a deformazioni e aggiunte indebite, a scapito dell’attendibilità. Il termine “leggenda” diventò così sinonimo di verità falsificata. Rifiutando in toto come leggendari gli “Atti” e le “Vite” dei santi si rischia di buttare anche il loro nucleo storico che dalla “leggenda” è stato infarcito di elementi extra.
- Un’altra suggestione, mi piace esprimere, partendo da una riflessione sulla nota “tabula patronatus” usellense. Il generale La Marmora, come si sa, visitò molto attentamente la nostra isola a più riprese. Della tabula ci fa una minuziosa illustrazione nel suo Voyage en Sardaigne. Nel 1828, egli scoprì questa tavola bronzea - conservata ora nel Museo archeologico nazionale di Cagliari - di importanza storica eccezionale per Usellus e zona limitrofa. E’ il famoso “patto di patronato e di clientela”, nel quale, il rap-presentante ufficiale di Roma Aristio Balbino Atiniano, il 1° settembre del 158 d.C., sancisce solennemente un patto di vicendevole amicizia col popolo della Colonia Iulia Augusta Uselis. Questa tavola, mentre docu-menta l’antichissima esistenza e importanza di Usellus (la seconda, delle due uniche, “colonia” romana in Sardegna, con Turris Lybissonis, ossia Porto Torres), attesta il rapporto privilegiato di Roma con questo centro dell’organizzazione romana nell’isola. La tabula è stata sicuramente bene illustrata dagli studiosi. Ma per me è molto interessante, in particolare, un nome, che figura proprio in chiusura del documento: “… Agirono da legati Lucio Fabrizio Fausto duumviro quinquennale, Sesto Giunio Cassiano, Gaio Aspro Felice e Gaio Antistio l’anziano, come scrivano”). E’ molto intrigante per me questo nome Antistio (o Antistes). Perché? Perché anti-stes era propriamente il sacerdote di una divinità, capo degli altri sacerdoti deputati al culto e nei primi secoli del cristianesimo era colui che presie-deva i riti sacri. Dal IV secolo in poi era il vescovo. E’ quasi lapalissiano dire che da Roma, con i militari, arrivavano in continuazione ordini, infor-mazioni, idee e novità di ogni genere, comprese quelle religiose.
Ognuno, naturalmente, può interpretare il documento di Usellus secondo la propria logica o preparazione culturale, A me, dico la verità, piace pensare che Gaio non fosse solo un vecchio scrivano, ma qualche cosa di più… in termini cristiani. Forse un antistes di quella comunità cri-stiana? Siamo esattamente nell’anno 158 (!) dopo Cristo. La domanda a sapere quando il Cristianesimo ha fatto la sua apparizione nella zona di “parte Usellus” è una questione evidentemente di “archeologia” religiosa e spirituale, per la quale, io credo, valga la regola suggerita da Johann Joa-chim Winkelmann (1717-1768), considerato il fondatore dell’archeologia moderna. Nella sua “Storia dell’arte nell’antichità” (1764) egli avverte che “nello studio sistematico dell’antichità non ci si deve limitare unicamente alle fonti scritte, ma occorre tener conto anche dei monumenti artistici”… nonché della tradizione e dell’agiografia, mi permetterei di aggiungere.
Alias: al di là delle fonti scritte esistono dati di fatto che costituiscono una prova equivalente di validità che avallano, come nel nostro caso, l’ipo-tesi della presenza del cristianesimo a Usellus e nell’alta Marmilla già dai primi anni dell’arrivo a Roma della “buona novella”.
Vitale Scanu
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