Un’Isola in Festival

Cagliari, Auditorium del Conservatorio Statale di Musica “Giovanni Pierluigi da Palestrina”

sabato 22 dicembre 2007 di exeo

Aligi Sassu - ParticolareCagliari, Auditorium del Conservatorio Statale di Musica “Giovanni Pierluigi da Palestrina”
Natività…e dentro la grotta il Natale
drammaturgia e regia Aldo Sicurella
aiuto regia Monica Pisano
coreografie Guido Tuveri
costumi Adriana Solinas
luci Nicola Pisano
scenotecnica Francesco Margutti
tecnici Gianluca Garau, Francesco Tronci
attori Cristina Camba, Gianfranco Fedele, Wendy Firinu, Rita Frau, Serafino Madau, Alessandro Martometti, Alessandro Melis, Nicola Michele, Gianluca Muscas, Emilio Naitza, Mosè David Obrano, Andrea Paradisi, Giancarlo Paradisi, Michela Pinna, Andreana Pintore, Nanni Piras, Monica Pisano, Danilo Salis, Bruno Sardu, Chiara Sardu
danzatrici Simona Caroleo, Sara Gessa, Gabriele Vaccargiu
Orchestra stabile del Teatro Grazia Deledda di Paulilatino
direttore Cristina Greco
violini primi Sandro Simonini, Luigi Zucca, Massimiliano Marotto
violini secondi Cristina Cadeddu, Marta Grecu
viole Alessia Manca, Giorgio Musio
violoncello Enrico Cocco
contrabbasso Adriano Casu
flauto Enrico Saba
tromba Antonio Greco
soprano Alessandra Saba
progetto artistico Teatro Instabile

Il testo prende avvio da una ricerca sulla spiritualità effettuata da Aldo Sicurella, nel corso di alcuni anni, attraverso un’attenta ed accurata analisi delle iconografie tradizionali, legate al tema della nascita di Gesù. Lo spettacolo si rifà in particolare alla tradizione, tutta italiana, del Presepe vivente che risale all’epoca di San Francesco d’Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione della Natività, evento centrale della Cristianità insieme alla Passione. L’orchestra stabile del Teatro Grazia Deledda di Paulilatino, diretta da Cristina Greco, accompagnerà dal vivo tutta la rappresentazione.

Carbonia, Teatro Centrale
Concerto da camera
violino Anna Tifu
pianoforte Giulio Biddau
Ludwig van Beethoven Sonata per violino e pianoforte in do minore n. 7 op. 30
César Frank Sonata per violino e pianoforte in la maggiore
Robert Schumann Fantasia per violino e pianoforte
progetto artistico Festival Spaziomusica

Anna Tifu, nata a Cagliari nel 1986, intraprende lo studio del violino sotto la guida del padre all’età di sei anni. Dopo essersi aggiudicata, nel 1994, il primo premio alla Rassegna di Vittorio Veneto, con la menzione speciale di merito, nel 1996 vince il Concorso indetto dalla Società Umanitaria di Milano, con menzione speciale della giuria e, nel 1997, il premio per la più giovane vincitrice e quello per la migliore esecuzione di Bach al Concorso Internazionale di Kloster Schontal, a undici anni debutta come solista dell’Orchestra National des Pays de la Loire per una serie di concerti in Francia. Successivamente viene invitata al X Festival Internazionale “Wolfgang Amadeus Mozart a Rovereto” in qualità di solista dell’Orchestra Sinfonica “Haydn” di Bolzano e Trento, con la quale si esibisce al Festival Internazionale “Gustav Mahler”. Nello stesso anno, al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, vince con menzione speciale, il concorso indetto dalla SIAE per i migliori allievi dei Conservatori italiani. Nel 1998, a dodici anni, debutta alla Scala di Milano con l’esecuzione del Concerto n. 1 di Max Bruch. Nel 2000, a 14 anni, vince il primo premio al Concorso Internazionale “Viotti-Valsesia” e il primo premio al Concorso Internazionale per Violinisti “Michelangelo Abbado”. Si diploma all’età di 15 anni al Conservatorio “Giovanni Pierluigi da Palestrina” di Cagliari con il massimo dei voti, la lode e la menzione speciale. Nel 2002 vince il Premio Internazionale “Giovanni Pressenda” e il Concorso Nazionale di Violino di Carpi dove le viene attribuito anche il premio per la migliore esecuzione dei Capricci di Paganini. Il suo vasto repertorio spazia dai concerti per violino e orchestra di Brahms, Bruch, Mendelssohn, Mozart, Paganini, Rode, Saint-Saëns, Sibelius, Sostakovic, Spohr, Cajkovskij, Vieuxtemps, Viotti, Wieniawski, alle sonate di Bach, Beethoven, Brahms, Franck, Mozart, Prokofiev, Ravel, Schubert, Schumann, Ysaye, oltre all’integrale dei 24 Capricci di Paganini. Svolge un’intensa attività concertistica e collabora con orchestre come l’Orchestra Filarmonica delle Nazioni, l’Orchestra della Fondazione “Arturo Toscanini” di Parma, l’Orchestra Regionale del Lazio, l’Orchestra Sinfonica di Padova, l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, la Filarmonica “Paul Costantinescu” di Ploiesti, l’Orchestra Sinfonica Ungherese di Miskolc, l’Orchestra Sinfonica Giovanile del Piemonte, l’Orchestra da Camera di Essen, l’Orchestra da Camera di Monaco, l’Orchestra da Camera di Praga, l’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo. Nel 2004 ottiene il diploma d’onore dell’Accademia Chigiana di Siena e il Premio Internazionale “Myrta Gabardi - Una vita per la musica, una musica per la vita”, quale giovane rivelazione della concertistica italiana. Nel dicembre 2004 debutta al Teatro Lirico di Cagliari nel Concerto per violino e orchestra di Petr Il’ič Čajkovskij, diretta da Gèrard Korsten, riportando un enorme successo di pubblico e critica. Studia con Salvatore Accardo dall’età di otto anni e segue i corsi di perfezionamento all’Accademia “Walter Stauffer” di Cremona. Lo scorso settembre ha vinto il primo premio al Concorso Internazionale “George Enescu” a Bucarest. Anna Tifu suona un violino Carlo Bergonzi (Cremona, 1739), detto “ex Mischa Piastro”, offerto dalla Fondazione ProCanale di Milano.

Giulio Biddau, nato a Cagliari nel 1985, ha iniziato a studiare pianoforte a undici anni con Arlette Giangrandi Eggmann, diplomandosi col massimo dei voti, la lode e la menzione speciale al merito al Conservatorio di Cagliari. Si è brillantemente classificato in numerosi concorsi nazionali e internazionali (secondo premio al concorso FIDAPA di Pisa nel 1999 e Terme di Saturnia; primo premio al Concorso Pianistico Nazionale “Città di Cesenatico”, al Concorso Pianistico “Città di Castiglion Fiorentino” ed al Concorso Internazionale di Pianoforte “Premio Gramsci” di Cagliari; primo premio assoluto al concorso Bach di Sestri Levante; vincitore assoluto del concorso internazionale Nuoro Euromediterranea 2003 e del premio Golfo degli Angeli). Nel 2000 ha tenuto un recital a Parigi e ha inciso brani di musica contemporanea in un concerto alla Cité des Arts. L’anno successivo, all’esordio con l’orchestra, si è classificato al secondo posto al Young Pianist International Competition di Stoccolma, suonando alla Berwaldhallen. Nel 2004 si è esibito all’Istituto di cultura italiano di Stoccolma e al Consolato Generale Italiano di Parigi. Ha seguito numerosi master con grandi didatti e concertisti, quali Sergio Perticaroli al Mozarteum di Salisburgo, Boris Bloch, Konstantin Bogino, Arnold Katz. Ha inoltre frequentato l’Accademia Ducale di Genova, sotto la guida di Boris Petrushansky. Dal 2002 frequenta a Cagliari i corsi di perfezionamento tenuti da Jean Marc Luisada, con cui attualmente studia a Parigi. Nella capitale francese frequenta anche la Schola Cantorum, celebre accademia fondata da Vincent D’Indy, sotto la guida di Jeannine Vieuxtemps.

Macomer, ex Caserma Mura
Guerra e dintorni
testo e regia Susanna Mameli
interprete Rita Atzeri
progetto artistico il crogiuolo

Protagoniste saranno le vicende di tredici testimoni, raccolte a Baunei, paese di montagna ogliastrino che raccontano la vita nel 1940, quando gli uomini partivano dai paesi per andare alla guerra, lasciando le loro case sguarnite, andando ad attaccare altre case, povere e sguarnite come le loro. La guerra intanto era giunta al loro paese... un aereo precipita sui monti di baunei e in capo a due giorni non se ne trova traccia, perchè sapientemente trasformato in batteria di pentole, scarpe... E allora ci si poteva imbattere in case dai portoncini verde militare, oppure di sedersi a tavola e bere da dei bicchieri fatti dal tubo di scarico dell’aereo, o di cuocere la polenta dentro il serbatoio della benzina... La piéce ha un andamento chapliniano che ricorda l’ingenuità del celebre La vita è bella, raccontando situazioni drammatiche con un soffio di “inconsapevole” comicità.

Nuoro, Teatro Eliseo
Passaggio in terra
coreografie Livia Lepori
costumi Massimo Congiatta
musiche Alphex Twin
luci Titti Sisto
progetto artistico Associazione Danza Estemporada

Passaggio in terra prende spunto dal ballu tundu ed in particolare dalla figura della donna nel ballo sardo. Nel ballu tundu si richiedeva una grandissima compostezza, soprattutto da parte della donna. La ballerina doveva mantenere per tutta la durata del ballo, una grande serietà tanto da essere quasi austera e superba: più che un ballo sembrava si dovesse compiere un rito sacro. Alle ballerine non era concesso, non da regole imposte o convenzionali, ma da antiche tradizioni, perdere questa loro compostezza, la loro serietà, quasi la loro solennità femminile: anche nel divertimento la donna sarda era sempre circondata da grande rispetto. Il ballo era sempre rallegrato e ravvivato dalle grida festose dei ballerini, mentre la donna teneva gli occhi bassi e l’uomo di questo si beava. I danzatori si snodano sul palco rievocando le tradizioni e creando legami che parlano di "questa donna sarda" un po’ padre, un po’ amante, un po’ complice, ma sempre e comunque forte e rigorosa. La stessa donna che dà vita al focolare domestico ai cantos del foghile, in una tradizione "contemporaneizzata" dal fatto che il messaggio che passa è contaminato musicalmente da launeddas avvolte da musiche elettroniche, da abiti di ispirazione sarda, ma avvolti in un tessuto di gersy, da movimenti ora molto forti, ora molto sinuosi, ma sempre contemporanei. Lo spettacolo vuole essere un omaggio alle madri sarde, così portavoci di valori grandi e genuini, ma anche alle giovani eredi di una storia che ha fatto la "differenza" di un popolo…

Paulilatino, Teatro Grazia Deledda
Dark Project
pianoforte Francesca Deriu
percussioni Andrea Bini
live electronics Fabrizio Casti
audio-video Michele Casanova, Marcello Cualbu
musiche Franco Oppo, Fabrizio Casti, Marcello Pusceddu, Antonello Doro
progetto artistico Festival Spaziomusica

Sardara, Cineteatro delle terme
Pòsidos
di e con Pierpaolo Piludu
partecipazione Su Cuncordu Iscanesu (Pietro Dettori oghe, Giampiero Motzo mesuoghe, Antonio Piras contra, Fabio Sanna bassu)
luci Gianni Schirru
fonica Giampietro Guttuso
regia Giancarlo Biffi
progetto artistico cada die teatro

Pòsidos, “tesori”, è uno spettacolo che affonda le radici nella cultura orale della Sardegna. Lo spettacolo va in scena anche con la partecipazione di “Su Cuncordu Iscanesu”. Le voci del gruppo di canto a tenore di Scano Montiferro rendono ancor più suggestiva la narrazione e diventano una ricca colonna sonora che aiuta gli spettatori a viaggiare in un mondo lontano solo qualche decennio, ma distante anni luce da quello odierno. Un mondo dove, come diceva Nonnu Mannu, vecchio parroco di Scano, i vivi e i morti convivono. Nei racconti dei vecchi e delle vecchie scanesi i morti appaiono in continuazione. Discutono, dialogano con i vivi, come se fosse la cosa più normale del mondo. E quando si trattava di animas bonas, di solito le anime dei propri cari, non c’era da avere paura. Avevano sempre qualche consiglio da regalare ai vivi: chi riusciva ad ascoltare con particolare attenzione, nelle parole dei morti coglieva non solo qualche granello di saggezza, ma, a volte, anche il giusto suggerimento po agattare unu pòsidu, per riuscire a trovare un tesoro.

Serramanna, Teatro
Sa mellus dì ’e s’annu
Il giorno più bello dell’anno
drammaturgia Elio Turno Arthemalle
regia Fausto Siddi, Roberta Locci
voce Rossella Faa
musiche dal vivo Maurizio Puxeddu
scenografie Stefano Ledda
costumi Marco Nateri
attori Fausto Siddi, Roberta Locci, Rossella Faa, Elio Turno Arthemalle, Monica Serra, Vanessa Podda, Rita Anedda, Patrizia Congia, i bambini della compagnia teatrale "I Riverrini"
progetto artistico riverrunTeatro

La rappresentazione è inserita nell’iniziativa del GAL delle Marmille Sarcidano Arci Grighine. L’idea nasce all’interno del progetto "I Suoni dei Mestieri", studiato per coinvolgere un’intera comunità nella realizzazione di uno spettacolo di teatro e musica, incentrato sul tema degli "antichi mestieri". Tutto ruota attorno alla tematica della memoria storica, attraverso un’indagine storiografica e ai racconti tramandati dalle generazioni. L’ambiente è quello di un’"antica" comunità rurale chiusa, dove le vicende passano attraverso la narrazione di un campanaro che, dovendo scandire il passaggio del tempo, per tutti riesce a ricreare, per un giorno, la vita di una piccola comunità racchiusa in un paese ormai scomparso. Il racconto di una vita di un piccolo borgo che gira intorno ad un antico "timone-padrone", un grande orologio che scandisce il suono del lavoro degli abitanti. Un viaggio poetico, del campanaro e del suo "strano, dolce, leggero e muto scalpellino, scraffeddu e mazzetta", che rievoca le storie minime, i climi, i suoni e le vicende del tempo passato, per riconsegnarle alla memoria collettiva.

Serrenti, Teatro Comunale
Pastorale
coreografia Maurizio Saiu
interpreti Cristiana Bosoni, Franco Casu
musiche S. Gamil, G. Branca
regia del suono Simon Balestrazzi
progetto visivo Josephine Sassu
disegno luci Loïc Hamelin
video Federica Buscemi, Cristiana Bosono
progetto artistico VOX 2000

Dalla bellezza di una natura aspra e dolce allo stesso tempo, piena di contrasti, ma sempre compresa, nasce il desiderio di raccontare per immagini, con il linguaggio del corpo, una storia-fiaba dedicata ai pastori, simbolicamente pregni di ingenuità e purezza, asprezza e solitudine, di intelligenza intuitiva e di poesia. Un’immersione all’interno di un paesaggio primario, dove gli archetipi riaffiorano e ci conducono verso un’età dell’oro immaginaria, riscontrabile ancora oggi nell’eredità rimasta. Quanto certi elementi sopravvivono nei caratteri, nei comportamenti, nella lingua di tutte quelle genti che mantengono vivo il contatto con la storia che gli appartiene.

Tempio, Teatro del Carmine
Il paese del vento
dall’omonimo romanzo di Grazia Deledda
adattamento teatrale Lelio Lecis
spazio scenico Lelio Lecis
regia Lelio Lecis
assistente alla regia Stefanie Tost
assistente alla drammaturgia Giuseppe Pili
tecnici Loic Hemelin, Basilio Scalas
costumi Marco Nateri
sartoria Anja Meier, Adriana Cavaragna
interpreti Elisabetta Podda (Grazia Deledda), Rosalba Piras (Nina), Mariano Corda (Attilio), Tiziano Polese (Gabriele), Carla Orru’ (Marisa)
progetto artistico Teatro Akròama

I sogni di ragazza di Grazia Deledda e il suo giovanile amore per "Gabriele", fantasma che la perseguita fino alle soglie del matrimonio con un altro uomo, sono all’origine di questo romanzo squisitamente autobiografico e fortemente introspettivo, scritto nel 1931. Quando la scrittrice nuorese, all’apice della notorietà, sente che la sua vita declina, si accinge a raccontare la sua giovinezza nella metafora di questo romanzo, forse col segreto intento di chiarire e puntualizzare quella stravagante passione giovanile, per tema che le sue lettere, passate in mani di sconosciuti, potessero un giorno essere fraintese e gettare ombra sulla sua immagine di donna e di scrittrice. Alla fine del libro sarà perciò molto esplicita: "Non pensavo di negarlo, e neppure di spiegarlo, il mio contegno di quel tempo, tanto più che non riuscivo a spiegarlo neppure a me stessa; e se oggi scrivo questo libro è per giustificarmi di fronte ai vivi ed ai morti e soprattutto di fronte alla mia coscienza".

Tortolì, Teatro Comunale “San Francesco”
Bachisio Spanu - l’epopea di un contadino sardo alla guerra
dedicato all’ex soldato Giustino Tuveri, unico sardo superstite della gloriosa Brigata Sassari
libero adattamento di Marco Parodi, da "Un anno sull’Altipiano" di Emilio Lussu
con inserti tratti da "Roccu u stortu" di Francesco Suriano
tradotti in campidanese da Rossana Copez
con Giovanni Caroni
regia Marco Parodi
luci Antonello Sanna
montaggio video Marco Gallus
progetto artistico Bocheteatro

Il protagonista è un fante della Brigata Sassari, un contadino della Sardegna e al tempo stesso uno storico che espone, con i suoi poveri mezzi, in una lingua semplice, la terribile cronaca della Grande Guerra, riprendendo i temi affrontati da Emilio Lussu nel suo "Un anno sull’Altipiano", compresi quelli dell’inutile decimazione della Brigata, un sacrificio che ancora oggi chiede delle risposte.
Il testo è integrato da inserti tratti dal monologo teatrale di Francesco Suriano "Roccu u stortu" (opera segnalata da Franco Quadri al Premio Riccione), ed e stato tradotto in campidanese da Rossana Copez, che ha operato una radicale trasformazione linguistica rispetto al calabro-italiano dell’originale, lasciando però intatta la struttura drammaturgica voluta da Suriano, fatta di continui flash-back frutto di una memoria ingolfata da immagini terrificanti di morte e distruzione.
Il monologo del "soldatino" Spanu Bachiasio è sovrastato da sconvolgenti spezzoni di immagini tratte dai più importanti film che hanno affrontato l’argomento, come "Uomini contro" di Francesco Rosi, "La grande guerra" di Mario Monicelli, "Orizzonti di gloria" di Stanley Kubrick, "Una tranquilla domenica di passioni" di Jean-Pierre Jeunet e "All’ovest niente di nuovo" di Lewis Milestone, del 1930 e nel quale la Grande Guerra è vista dalla parte dei "crucchi", un gruppo di studenti-soldati che scoprono anche loro come la guerra abbia poco da spartire col coraggio, il dovere o l’etica. (testo di Marco Parodi)

Un’Isola in Festival
lunedì 24 dicembre 2007, ore 11
ingresso libero

Macomer, ex Caserma Mura
Storie di pietra e di pane
di Rita Atzeri
liberamente ispirato all’opera di Francesco Ciusa, Salvatore Cambosu, Sebastiano Satta, Guido Quarzo
interpreti Rita Atzeri, Roberta Locci, Daniela Spissu
progetto artistico il crogiuolo

Il lavoro guarda alle opere degli artisti sardi che tra fine ‘800 e prima metà del ‘900 hanno, con le loro opere, tentato di interpretare e restituire dignità alla storia della loro terra, la Sardegna: artisti che con il loro lavoro hanno contribuito a rendere indelebile l’epopea del popolo sardo, affrontando temi identitari e sottraendoli all’oleografia del folclore. Lo spettacolo, nato a supporto dell’attività didattica della Galleria Comunale d’Arte di Cagliari, cerca di rendere esplicito, senza essere didascalico, il legame intercorrente tra l’arte in Sardegna nella prima metà del secolo scorso e la cultura materiale che di quest’arte è stata motivo ispiratore, dando particolare rilievo agli aspetti legati al cibo. Due sono i fili rossi che sottendono la drammaturgia dello spettacolo che sceglie di affiancare, riservandogli lo stesso spazio espressivo, l’installazione video al teatro d’attore. Riconosciuta la figura di Francesco Ciusa come più rappresentativa di questo percorso, essendo già nelle intenzioni dell’artista illustrare in un “poema plastico” il mondo “primitivo” della Barbagia, alla sua vicenda umana e artistica (assunta a simbolo del ciclo vitale dell’uomo anello della storia dell’umanità con i suoi corsi e ricorsi) è stato dato ruolo di primo piano.